PASSIONE
“Fiat” e “Stabat”: il doppio sì di Maria
dal Numero 12 del 22 marzo 2026
di Fra Pio M. da Verona
La Madonna acconsentì all’Incarnazione del Verbo divino nel suo grembo, con un totale abbandono in Dio. Allo stesso modo, sotto la Croce, acconsentì all’immolazione del suo amato Figlio. L’Immacolata è il sublime esempio di conformità alla volontà di Dio.
Il presente anno, consacrato tutto a ricordo dell’ottavo centenario del beato transito del Serafico Padre San Francesco, ci fa celebrare provvidenzialmente i due eventi più cari al Santo d’Assisi, l’Incarnazione e la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, discostandoli l’uno dall’altro da pochi giorni di attesa. San Francesco fu il Santo innamorato di Gesù Cristo, ricercandolo ansiosamente e con tenerezza d’affetto nella ardentissima preghiera, meditando in cuor suo la grandezza dell’Incarnazione, avvenuta nel grembo purissimo dell’Immacolata nel mistero dell’Annunciazione ed avente il culmine a Betlemme. Come ben sappiamo, il Santo viene anche ricordato come il perfetto imitatore di Cristo, poiché lo seguì integralmente in tutta la sua vita fino a giungere alla vetta dell’unione mistica trasformante nella Passione e Morte di Gesù, ricevendo i sublimi sigilli della Redenzione di Cristo, le sacre stimmate. I due misteri dell’Incarnazione e della Passione furono contemplati maggiormente dal Serafico Padre in una luce tutta mariana; difatti, secondo la spiritualità francescana, Maria Santissima non può essere considerata una pia devozione, ma è la «verga della radice di Iesse» (Is 11,1) da cui è germogliato il Messia, perciò è la via più semplice, rapida e breve per arrivare a Gesù Cristo. Entrambi i misteri presentano un ruolo fondamentale della Madonna, la quale acconsentì in entrambi gli episodi con totale abbandono in Dio. Nell’episodio dell’Annunciazione leggiamo chiaramente che Dio mandò l’arcangelo Gabriele come portatore del grande mistero; quantunque Dio, assolutamente parlando, poteva benissimo incarnarsi in Lei senza preannunzio, essendo sua creatura e perciò a Lui in tutto soggetta. Tuttavia era conveniente che l’Annuncio avvenisse affinché la Vergine Santissima fosse stata fatta testimone certissima del gran mistero che Dio volle fare all’umanità, prima con l’anima mediante la cognizione del mistero e successivamente con il corpo mediante la generazione della natura umana di Cristo. L’apice di questo ineffabile mistero trova compimento nel Fiat di Maria Santissima, che «è indubbiamente – afferma il celebre mariologo Gabriele Roschini – il più gran fiat pronunziato dopo il fiat di Dio al principio del mondo. Col primo, infatti, venivano mirabilmente formate tutte le cose. Col secondo tutte le cose venivano non meno mirabilmente riformate [...]. Dal primo sbocciò la vita naturale, dal secondo, invece, sbocciò la vita soprannaturale»; fu in quell’istante che il Cuore dell’uomo-Dio incominciò a palpitare vicino al Cuore della Madre di Dio. Se questo episodio fu ripieno di celesti consolazioni per la Vergine Madre Maria, l’episodio della Passione e Morte del Figlio sulla Croce fu per Lei il parto dolorosissimo che dava alla luce tutti noi, rigenerati alla vita di grazia. L’Evangelista oculare, San Giovanni, descrive la presenza della Madre di Gesù con il termine Stabat, ossia stava lì, in piedi sotto la Croce in un profondo silenzio, per raccogliersi in una piena offerta di sé all’Eterno Padre, unita al Figlio Redentore quale Corredentrice. Stava dinanzi all’altare del mondo nell’atteggiamento del sacerdote che offre la vittima, patendo indicibili strazi; questi erano dovuti al parto spirituale che le faceva man mano acquistare il titolo di Madre universale e spirituale, coronato con le ultime parole del Figlio: «Donna, ecco tuo Figlio», ed un istante dopo al discepolo: «Ecco la Madre tua». Le due espressioni proclamano una vera spirituale Maternità di Maria Santissima verso tutti gli uomini, rappresentati nella figura di San Giovanni, ed una vera spirituale filiazione di tutti gli uomini verso Maria. Ricapitolando, i due misteri sono strettamente collegati tra loro; a conferma di ciò troviamo il Santo francescano Lorenzo da Brindisi (1559-1619) il quale riporta nei suoi celebri sermoni il sorprendente parallelismo tra l’Incarnazione e la Redenzione, dichiarando: «Poiché Eva credé al demonio, il mondo andò in rovina; e avendo Maria prestato fede all’Angelo, il mondo fu salvato». San Lorenzo così spiega come dal mistero dell’Incarnazione dipende sia la Redenzione che la glorificazione: «Il motivo dell’Incarnazione è detto, quasi in ogni passo delle divine Scritture, che Egli è venuto per distruggere il peccato, vendicarne l’ingiuria e salvare in tal modo il genere umano». Tuttavia sappiamo pure da San Paolo che il suddetto mistero “il medesimo Dio preordinò avanti a tutti i secoli a gloria nostra” (cf 1Cor 2,7); perciò l’Incarnazione non solo riguarda la nostra Redenzione, bensì pure la nostra glorificazione. Notiamo che nel cantico del Magnificat è detto dalla Vergine: «La sua misericordia si effonde di generazione in generazione sopra quelli che lo temono», vale a dire che Dio per innalzare l’uomo ad una dignità elevata rispetto la sua natura, ci comunicò per sua pura misericordia la sua infinita bontà, benignità e carità attraverso la sua Incarnazione, comunicando a noi miseri uomini il tesoro della sua santità e della sua purità. A motivo di tutto questo dobbiamo inabissarci nel nostro nulla e prostrarci davanti alla Vergine Maria, dalla quale ci è stata donata la salvezza e il modello perfettissimo di santità e dove si acquista la vera felicità e pace dell’anima in questa vita transitoria e in quella eterna e futura. L’Immacolata ci conceda di glorificarla sempre più nell’esercizio delle virtù cristiane e nel totale abbandono in Lei.
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