Non basta meditare la Passione del Signore, ma bisogna farlo con frutto. Queste brevi riflessioni ci permetteranno di non sciupare questa perla preziosa.

In un numero precedente del Settimanale di Padre Pio abbiamo parlato dell’importanza di meditare la Passione di Gesù in ordine alla crescita del nostro amore per il Signore e, di conseguenza, della nostra santificazione. Ci troviamo ora alle porte della Settimana Santa, tempo cruciale dell’Anno liturgico nel quale la Santa Madre Chiesa ci farà rivivere più intensamente i momenti terribili e strazianti della Passione e Morte di Gesù invitandoci a intensificare la riflessione sulle sue sofferenze redentive. Siamo davvero pronti? Sei settimane sono ormai trascorse dall’inizio della Quaresima... le abbiamo vissute con la giusta intensità? Abbiamo esaminato a fondo la nostra coscienza, abbiamo fatto propositi fermi, concreti di conversione? Abbiamo adottato la giusta “strategia” nella lotta contro quei nemici che sono dentro e fuori di noi e che incessantemente attentano alla nostra salvezza e santificazione? Ma soprattutto, abbiamo focalizzato la nostra attenzione, attraverso la meditazione e la contemplazione, sull’amore del Redentore per ciascuno di noi? Questo infatti, e Sant’Angela da Foligno ce lo insegna, è il punto di partenza di ogni conversione: fissare lo sguardo su quella Croce sulla quale Cristo per nostro – per mio – amore è morto, e comprendere che il Figlio di Dio fu messo a morte per i nostri – i miei – peccati.
Dunque se vogliamo che la meditazione della Passione del Signore porti realmente frutti di conversione, dobbiamo mettere a punto una strategia efficace. È il padre Baudrand a suggerircela nella sua opera L’anima sul Calvario ai piedi di Gesù Crocifisso. Scrive l’Autore che, al fine di meditare con frutto i vari momenti della Passione del Salvatore, risulta utile aver costantemente presente che a soffrire è Gesù Cristo, il Re della gloria, il Signore del Cielo e della terra, e che soffre pene che non ha meritato, le soffre al posto nostro. Quali sono le pene che Egli sceglie di soffrire? Sono sofferenze inimmaginabili e di ogni specie: sofferenze interne legate alla tristezza – «L’anima mia è triste fino alla morte» (Mt 26,38), dirà ai suoi Discepoli –, alla desolazione, al dolore per il tradimento di Giuda, le ingiurie e i disprezzi, la sensazione dell’abbandono da parte del Padre... vi sono poi le sofferenze esterne per i maltrattamenti subiti durante la cattura, la flagellazione, la salita al Calvario, la crocifissione. Se le persone a noi più care ci trattassero in quel modo, come ci sentiremmo? Noi siamo più cari al Signore di quanto non possa esserlo a noi qualunque creatura!
Bisogna poi considerare da parte di chi il Signore subisce tali torture: dalle creature che è venuto a salvare e che non l’hanno riconosciuto a causa del loro orgoglio, dell’attaccamento alle proprie vedute. Che dolore dev’essere stato per il Cuore del Signore vedere tanto astio, tanta cattiveria da quei cuori ai quali non chiedeva altro che amore! E non è forse questo il lamento del Sacro Cuore a Santa Margherita M. Alacoque? «Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini e che non riceve altro che ingratitudini». E noi, riconosciamo il Signore nelle vicende della vita, nelle creature che incontriamo e che magari ci fanno soffrire? Siamo pronti a dire “è il Signore!”, oppure quando le cose non vanno secondo i nostri piani e le nostre vedute ci ribelliamo a Lui arrivando anche a bestemmiare e a rinnegarlo?
L’ultimo punto che il padre Baudrand presenta alla nostra attenzione riguarda il come soffre Gesù. Pazienza, rassegnazione, carità e dolcezza inalterabili sono le virtù che Gesù ci insegna nella sua Passione. Il divino Agnello si lascia condurre al macello senza opporre resistenza alcuna; mansueto, non si lascia sfuggire una sola parola di imprecazione o di agitazione... Che dire invece di noi che, pur meritando ogni castigo per i nostri peccati, non sappiamo sopportare il minimo fastidio senza che ce ne lamentiamo e ci spazientiamo? La sofferenza è per noi fonte di espiazione e di grande merito, e ad essa non si può sfuggire. Traiamo profitto dalle nostre sofferenze? Dimostriamo di essere veri discepoli di Cristo in esse, oppure ci comportiamo come pagani che ricercano soltanto una felicità terrena? Ricordiamo ciò che disse la Madonna a Santa Bernadette Soubirous: «Non vi prometto la felicità in questo mondo, ma nell’altro».
Se ci accosteremo alla meditazione della Passione con tali disposizioni d’animo e le faremo nostre nell’arco dell’intera giornata, non potremmo non trarne benefici spirituali preziosissimi: compunzione, maggiore generosità nella sofferenza, fuga dalle occasioni di peccato, fortezza nelle tentazioni... e allora giungerà davvero per noi la nuova vita in Cristo! Che l’Immacolata Corredentrice ci conceda tutto questo.