L’intera vita di San Pio fu una continua Quaresima per l’offerta della sua vita a Gesù e le molte sofferenze. Oltre ai dolori delle stimmate, alcuni testimoni riportano come in ogni sua Santa Messa egli riviveva la Passione di Gesù. La sua vita fu dunque un costante martirio.

Tutta la vita di padre Pio fu una lunga ed intensa Quaresima. La sua totale vicinanza con Dio, il contatto che aveva quotidianamente con Lui e poi l’esperienza continua con la sofferenza fisica e spirituale che si accentuavano durante la Santa Messa, in particolare ogni venerdì, sono ancora oggi un’ispirazione e un riferimento diretto al grande mistero della Redenzione.
La Quaresima per padre Pio non era solo un tempo di astinenza e digiuno, pratiche che tra l’altro seguì per tutta la vita, ma era un’offerta continua con cui unirsi con amore alla sofferenza di Gesù per la Redenzione del mondo.
Per cinquant’anni, dal 1918 al 1968, padre Pio portò su di sé i segni della Crocifissione di Cristo. Non simboli e neppure escoriazioni superficiali, ma ferite che trapassavano mani e piedi da parte a parte. Fori che permettevano, come disse il Superiore provinciale al dottor Festa, di leggere uno scritto attraverso di essi. A questo si deve aggiungere la ferita al costato. Chi ha potuto vederla l’ha descritta a forma di Y oppure di “croce capovolta”.
Queste ferite sanguinavano ogni giorno e, a detta dei testimoni diretti che vivevano con il Padre, sanguinavano di più durante la Quaresima e soprattutto durante la Settimana Santa.
Lo si capisce leggendo, ad esempio, una lettera che padre Benedetto, direttore spirituale di padre Pio, scrisse a padre Agostino, il suo confessore, il 3 marzo del 1919: «Le stigmate non sono macchie o impronte ma vere piaghe perforanti le mani e i piedi. Io poi, gli osservai quella del costato: un vero squarcio che dà continuamente o sangue o sanguigno umore. Il venerdì è sangue». Lo stesso padre Pio aveva scritto: «Dal giovedì sera fino al sabato, come anche il martedì è una tragedia dolorosa per me. Il cuore, le mani ed i piedi sembrami che siano trapassati da una spada, tanto è il dolore che ne sento». Esiste anche una testimonianza fatta dal card. Augusto Silj che era molto amico di padre Pio. Il Cardinale raccontò di come il venerdì padre Pio rivivesse sul proprio corpo l’intera Passione di Cristo e che per questo era costretto a restare a letto senza potersi muovere, in preda a dolori fortissimi.
La Quaresima è un periodo speciale. È l’occasione per meditare in silenzio davanti al Crocifisso sull’entità di quel Sacrificio e sulle conseguenze che ha avuto per tutta l’umanità. E padre Pio era un “crocifisso vivente” che richiamava, ogni istante della giornata, il pensiero di tutti verso Gesù, verso la sua Morte per amore degli uomini e quindi verso la Risurrezione, che è la promessa più bella.
Sulle stimmate di padre Pio sono state dette innumerevoli cose a partire dal 1919. Non basterebbe un libro per elencarle tutte. Da trent’anni mi interesso del Padre e ho incontrato tantissime persone che lo hanno conosciuto. Molte di queste hanno avuto tra le loro mani le sue e mi hanno raccontato ciò che hanno vissuto.
Voglio però riportare una testimonianza in particolare perché fa capire ancora di più l’intimità che padre Pio aveva con Gesù Crocifisso. Non riguarda tanto le stimmate sulle mani, che in molti hanno visto specie durante la Santa Messa quando il Padre toglieva i mezzi guanti che le coprivano. Riguarda altre ferite, più nascoste, e inequivocabilmente legate alla Passione.
Fra Modestino da Pietrelcina, al secolo Damiano Fucci, è scomparso il 14 agosto del 2011 ed è in corso il processo per la sua Beatificazione. Viene considerato l’erede spirituale di padre Pio. Fra Modestino era un Frate piccolo, sottile, con lo sguardo bonario, ma aveva la presenza di un gigante. Emanava un carisma fortissimo e la gente faceva la fila per parlare con lui. Non era un Sacerdote, non celebrava Santa Messa né confessava. La sua missione era la preghiera. Pregava in continuazione, e portava così a padre Pio le richieste dei suoi figli spirituali.
Aveva conosciuto padre Pio nel 1940 e tra loro era nata una profonda amicizia, complice anche il fatto che entrambi erano nati a Pietrelcina. Io ho incontrato fra Modestino poco tempo prima che morisse. Mi ha raccontato della sua vita accanto a padre Pio. E anche delle stimmate.
«Tante volte gli ho servito la Messa – mi disse Modestino. Ed era una cosa immensa. Lo osservavo e mi sembrava che un peso tremendo lo schiacciasse. Piangeva, tremava, nel suo sguardo un dolore indescrivibile. In quei momenti, padre Pio viveva realmente la Passione del Signore. Sull’altare gli stavo vicino e mi accorgevo che si muoveva adagio, che gemeva e sospirava. A volte, mi sembrava che la pelle della fronte e della nuca si riempisse di piccoli segni rossi, come punture di spine. E vedevo che Padre Pio continuava a portare il dito della mano destra alle tempie, come se volesse sollevare qualcosa che gli stava dando fastidio. Allora non avrei mai potuto immaginare che lui, mentre celebrava la Messa, provava le stesse, orribili sofferenze che Cristo aveva patito quando i soldati romani gli avevano messo sul capo la corona di spine.
Un giorno, mi confidò che uno dei suoi più grandi dolori era quello che sentiva quando si cambiava la maglia. Avevo pensato che quel dolore fosse causato dalla piaga sul costato e invece la ragione era un’altra. Il forte dolore era dovuto ad un’ecchimosi circolare di dieci centimetri di diametro che il Padre aveva sulla clavicola destra. Era la piaga provocata sulla spalla di Gesù dal legno della croce. Molti anni dopo, quando padre Pio era ormai morto, ebbi tra le mani una sua maglia e vidi chiaramente che in corrispondenza della spalla destra c’era una vistosa macchia di sangue. Quella stessa notte, parlandogli in preghiera, chiesi a padre Pio se davvero avesse portato il segno della croce insieme alle altre ferite. Poi mi addormentai ma fui svegliato all’improvviso da un dolore tremendo alla spalla, una cosa impossibile da sopportare. Era così atroce che se fosse durato solo un altro po’ credo che sarei morto. Nello stesso tempo sentii una voce che diceva: “Così ho sofferto io”.
Padre Pio portava su di sé anche gli orribili segni della flagellazione – disse ancora fra Modestino. Le maglie intime che portava sotto il saio rimanevano indelebilmente macchiate di sangue, soprattutto nella zona che copriva i reni. E inoltre, il Padre sudava sangue proprio come Gesù nell’orto del Getsemani. Ho visto io stesso dei fazzoletti che lui aveva usato per asciugarsi la fronte e gli occhi. Erano tutti insanguinati. Questo era padre Pio, una sofferenza continua in comunione con Nostro Signore. Ricordo che un giorno, con gli occhi pieni di lacrime, mi disse: “Figlio mio, la mia vita è tutta un martirio”».