FEDE E CULTURA
Manzoni, il poeta di Maria Un Inno a Colei che tutti invocano
dal Numero 8 del 22 febbraio 2026
di Carla Viero
Tra le opere del convertito Alessandro Manzoni vi è un inno composto in onore del nome di Maria. In esso egli mette in luce la tenerezza materna della Vergine Maria, invitando tutti a rivolgersi a Lei, il cui nome potente è capace di difendere coloro lo invocano.
Gli Inni Sacri, composti fra il 1812 e il 1815, costituiscono la prima testimonianza di quanto la conversione abbia giocato un ruolo determinante nella svolta poetica di Manzoni e segnano l’inizio di quel «quindicennio creativo» interamente dedicato alla composizione delle opere più importanti, ispirate ad una nuova concezione della storia e della letteratura. È stato scritto infatti che «tutta la sua produzione letteraria, sia lirica sia narrativa, dal 1812 al 1827, è tesa ad affermare la Presenza di Cristo al centro della storia (come emerge negli Inni Sacri) e documentarne l’incidenza nella vita di chi Lo riconosce e Lo segue (come appare soprattutto nelle Odi civili, nelle tragedie e nel romanzo I promessi Sposi)». Manzoni aveva progettato dodici inni per celebrare le principali festività dell’anno liturgico (Il Natale, L’Epifania, La Passione, La Resurrezione, L’Ascensione, La Pentecoste, Il Corpo del Signore, La Cattedra di San Pietro, L’Assunzione, Il Nome di Maria, Ognissanti, I Morti), ma ne scrisse solo cinque, in un ordine che non segue il calendario liturgico: La Resurrezione, Il Nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste, più alcuni frammenti di Ognissanti. È interessante osservare come nel progetto originario siano state elencate perlopiù solennità, una festa (la Cattedra di San Pietro) e quella che nella liturgia si definisce una memoria, il nome della Vergine Maria – che ricorre il 12 settembre –, e scoprire che dei due inni in onore della Madonna, L’Assunzione ed Il Nome di Maria, solo quest’ultimo vide la luce, sebbene celebrasse una ricorrenza di valore liturgico e teologico meno importante rispetto alle solennità scelte dall’Autore. Può aiutarci a capire le motivazioni di questa scelta la profonda riflessione del professor Stefano Motta, grande studioso di Manzoni, il quale evidenzia come nella produzione manzoniana la tematica del «nome» abbia grande importanza, ed ancor più «il nome di Maria» che, dagli Inni Sacri a I Promessi Sposi, assume un valore salvifico, capace di dare forza a chiunque lo invochi con fede. “Il nome di Maria” (dagli Inni Sacri) «Tacita un giorno a non so qual pendice salia d’un fabbro nazaren la sposa; salia non vista alla magion felice d’una pregnante annosa». L’inno traduce in poesia il Vangelo lucano della Visitazione e si apre con l’immagine dolce e indeterminata della giovane sposa di un carpentiere nazareno, che sale verso la collina: Maria Santissima, silenziosa, umile e riservata, si reca dalla cugina Santa Elisabetta che, pur avendo una certa età, è in attesa del primo figlio. Nell’incontro tra le due madri, l’Autore si sofferma sull’annuncio profetico della Vergine Maria: «Tutte le genti / mi chiameran beata», e poi passa ad esaltare il suo nome «a noi solenne» e che per noi significa «Madre di Dio». Nessun altro nome di persona mortale è mai esistito che possa eguagliarlo; il nome di Maria è insegnato di padre in figlio, è invocato in ogni luogo, è conosciuto in ogni parte del mondo perché ovunque sorgono «miti altari» dove Maria Santissima è invocata e venerata. «O Vergine, o Signora, o Tuttasanta, Che bei nomi ti serba ogni loquela! Più d’un popol superbo esser si vanta in tua gentil tutela». Insieme con quello di «Maria», altri bei nomi sono riservati alla Madonna e numerosi popoli, anche i più superbi, si gloriano di essere sotto la sua protezione dolce e materna. L’intera giornata del cristiano è scandita ed accompagnata dal nome di Maria: tre volte al giorno, «quando sorge, e quando cade il die, e quando il sole a mezzo corso il parte», ovvero all’aurora, al tramonto e a mezzogiorno, il suono della campana lo chiama alla preghiera mariana dell’Angelus in ringraziamento per il mistero dell’Incarnazione. Tra coloro che rivolgono la loro preghiera a Maria Santissima, il poeta si sofferma su tre immagini: quella di un bambino che la invoca nella notte, quando ha paura del buio; quella di un marinaio, che prega nel momento della tempesta e quella di una giovane donna, che confida a Lei i suoi affanni e le affida il suo pianto, nella certezza di essere ascoltata e capita da Colei che ha vissuto l’esperienza delle lacrime. In questi versi, che costituiscono la parte più intensa dell’inno, Manzoni mette in luce la tenerezza materna della Vergine Maria che si china sul mondo, in particolare sulle persone semplici e umili che, attraverso la preghiera quotidiana, dialogano con Lei e le si rivolgono con quella confidenza che solo con una madre possono avere. L’inno si conclude con l’invito a ciascuno di noi a rivolgere alla Madonna le nostre preghiere, perché Lei salva chi le appartiene, con la speranza che non ci sia più nessuno che si rifiuti di salutarla con queste parole: «Salve, o Maria, che porti il nome più glorioso, dopo quello di Cristo, o Rosa, o Stella che sei salvezza per chi è in pericolo, splendente come il sole, potente come un esercito schierato in campo». Quest’ultima analogia è stata spiegata da Manzoni stesso, che ha riportato di suo pugno la citazione tratta dal Cantico dei Cantici: «Electa ut sol, terribilis ut castrorum acies ordinata» per esprimere l’immagine di una Madonna non solo dolce, ma anche potente, vittoriosa e talvolta terribile per i nemici della fede. Il nome di Maria è dunque potentissimo e capace, con il suo potere protettivo, di difendere coloro che confidano in Lei come un esercito armato pronto alla battaglia. Da quel 2 aprile del 1810, momento della riscoperta della fede in Cristo, il riferimento di Manzoni a Maria Santissima fu una costante della sua meditazione e, di conseguenza, della sua produzione letteraria. La Vergine Madre è presente non solo nell’inno a Lei specificamente dedicato, ma anche in quello del Natale, della Resurrezione, della Passione, nell’abbozzo di quello di Ognissanti e nel primo grande romanzo della letteratura italiana, I Promessi Sposi. Desideriamo concludere con il commento del cardinale Giovanni Colombo, finissimo conoscitore del poeta lombardo e sepolto nella navata destra del duomo di Milano, di fronte all’altare dedicato alla Virgo Potens: «In casa Manzoni si doveva conoscere questa predilezione del capo famiglia verso la Vergine Maria se, in occasione della prima comunione della figlia Vittoria, le raccomandava la devozione alla Vergine, con queste parole commoventi per la fede con cui un tal padre le scriveva e per il recente angoscioso lutto della morte di Enrichetta: «Senti in questa felice tua e santa occasione, una più viva gratitudine, un più tenero affetto, una più umile riverenza per quella Vergine, nelle cui viscere il nostro Giudice s’è fatto nostro Redentore».
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