
Man mano che il Santo progrediva nel cammino di perfezione e di conformità a Gesù Crocifisso, la sua sensibilità spirituale si andava affinando sempre più, tanto da soffrire per ogni minima offesa fatta al suo divin Signore. Nessuna tiepidezza o mediocrità nel santo Cappuccino, ma solo una coscienza delicatissima e un amore, per così dire, quasi infinito per Gesù Crocifisso. Così scrive al suo Padre spirituale, dopo essere caduto in una lieve mancanza (cf Ep. I, n. 45).
Pietrelcina, settembre 1911 (data incerta)
J.M.J.F.
Mio caro padre,
col sangue agli occhi scrivo la presente. Sappia, padre mio, che giorni or sono ho avuto il coraggio di nuovamente offendere Gesù con una bugia. Mio Dio che vergogna! E ho il coraggio, o padre, di accusare gli altri, mentre io sono il peggiore di tutti! Ora sì che mi riconosco veramente per il più indegno di tutte le miserabili creature.
Se sapesse quanti spaventi mi va muovendo il nemico per questo peccato! A me non regge l’animo di descriverglieli questi spaventi. Ma viva sempre la misericordia di Gesù. Il confessore mi assicura che al più ho peccato venialmente, ma che m’importa se in ogni modo ho fatto piangere Gesù. E se a Gesù dispiace sommamente l’offesa che gli vien fatta da ogni fedele, molto più gli dispiace l’offesa fattagli da un sacerdote. Glielo dico a Gesù che non voglio fare più peccati; ma se lui non sostiene la mia debolezza, alla prima occasione mi dimostrerò quale sempre sono stato. Gli ho detto di amarlo sempre; ma lei sa quanto sempre sono inclinato al male. Mi aiuti padre mio, a scontare questa nuova offesa fatta a Gesù [...].
Sebbene spero nella divina misericordia di Gesù, padre mio, tremo e tremo assai. Per questo ho pianto in silenzio ma sono state lacrime di dolore e nello stesso tempo di una grande felicità per me. Intanto Gesù, Gesù stesso è sempre con me, e non si vergogna di esservi ancora, poiché egli continua a manifestarsi in me con tutti gli splendori del suo cuore colla prodigiosa espansione del suo amore paterno [...].
Preghi tanto per me e sia certo che chi fa questo, fa una grande carità. Non isdegni poi di mandare la sua benedizione al suo povero
fra Pio
Quanto scritto in questa lettera si dovrebbe averlo sempre presente dinanzi agli occhi della coscienza. Padre Pio si accorge di aver detto una bugia che il confessore ritiene sia solo un peccato veniale. Ma alla delicata coscienza del giovane Cappuccino pare un’offesa grandissima fatta al suo Gesù, soprattutto perché fatta da un Sacerdote! Confida nella misericordia di Dio e subito vuole scontare questa nuova offesa, nonostante continui a tremare e tremare assai, e a piangere in silenzio lacrime di dolore, per il peccato commesso, e insieme di gioia, per la bontà misericordiosa di Gesù, che continua ad operare cose splendide nella sua anima. Padre Benedetto, da parte sua, incoraggerà il Santo ad umiliarsi e confidare sempre, scrivendogli: «Calma le ansie per la venialità commessa e confida al buon Gesù la tua debolezza. Bisogna che tu non ti meravigli né ti avvilisca per qualche infermità del tuo cuore. Infinita è la misericordia del celeste Padre e le sue compiacenze sono sempre per quelli che lo temono e davanti a lui si umiliano» (Ep. I, n. 46).
Quali insegnamenti ci offre San Pio con questa sua lettera! Egli per una piccola bugia – e chissà, forse nemmeno una vera bugia se il confessore riteneva che “al più” era stata una colpa veniale – scrive “col sangue agli occhi”, ossia afflitto oltremisura, cosciente che ogni più piccola mancanza, sebbene agli occhi nostri possa sembrare poca cosa, dinanzi alla Maestà divina è sempre un’offesa grave! E noi? Con quanta facilità offendiamo Nostro Signore, non facendoci scrupolo alcuno? Bugie dette qua e là senza pensare, parole inutili, discorsi ambigui e battute equivoche, negligenze nei propri doveri, promiscuità gratuita e superficialità di vita. Quale corredo di mancanze siamo in grado di preparare ogni giorno, senza avere, a fine giornata, alcun rimorso o dolore per quanto commesso con superficialità. Quanto abbiamo da imparare da padre Pio! Può capitare che le nostre debolezze abbiano il sopravvento, in alcune occasioni, ma è proprio allora che dobbiamo rialzarci, confidando, come San Pio, nella misericordia divina, e facendoci il proposito di non più cadere, a costo anche di tanto sacrificio.
Mettiamoci nelle mani della Madonna, la Madre che mai abbandona chi a Lei ricorre, e con Lei accanto combattiamo le nostre battaglie contro la nostra mediocrità.
di Suor M. Cecilia Pia Manelli