La responsabilità dell’educazione dei figli ricade sui genitori, ma l’azione educativa sarà tanto più efficace quanto più i genitori saranno aperti ad accogliere tutti i figli che Dio vorrà loro mandare: questo è infatti il vero fine del Matrimonio.

Iniziamo con quest’articolo una rubrica dedicata al tema dell’educazione dei figli, tema centrale in ogni riflessione sul Matrimonio e sulla famiglia e al quale, giustamente, la Chiesa ha dedicato sempre molta attenzione. Pur non essendo una scienza, ma piuttosto un’arte dipendente in gran parte dall’esperienza, è però importante conoscere i principi di fondo a cui deve ispirarsi ogni educatore.
Il concetto di “educazione”
L’educazione dei bambini, dei fanciulli e dei giovani è il cuore e il fine di ogni civiltà. Una civiltà, ma semplicemente anche uno Stato, non può sussistere se non nella misura in cui è in grado di formare i suoi giovani. Tanto più una civiltà sarà prospera, quanto più sarà capace di educare.
In sé l’educazione è definibile come l’insieme degli sforzi armonici che la famiglia, la Chiesa e lo Stato compiono per potenziare e sviluppare, nel modo più pieno e più compiuto, le facoltà, le attitudini, i talenti che sono latenti nel bambino. Al termine del processo educativo la persona dovrebbe essere in grado di realizzare un uso libero e consapevole delle sue facoltà, finalizzandole al suo più compiuto e integrale sviluppo umano.
L’educazione è necessaria perché (e grazie al fatto che) lo sviluppo del bambino è molto lento e graduale, rimanendo esso in uno stato di minorità e di dipendenza molto più a lungo di quanto avviene, ad esempio, per tutti gli altri mammiferi. È proprio questa lentezza dello sviluppo che permette un profondo e fruttuoso processo educativo superiore.
La responsabilità di educare
In campo educativo, la responsabilità di educare ricade essenzialmente e principalmente sui genitori. Essi hanno sia il diritto che il dovere di educare i figli e nessun’altra realtà sociale può arbitrariamente sostituirsi ai genitori o può comprimere la responsabilità educativa degli stessi. Ciò significa che l’educazione è il campo nel quale, più che in ogni altro, occorre far valere il principio di sussidiarietà; il che significa che le realtà sociali superiori alla famiglia (per esempio corpi intermedi, Stato) possono intervenire solo dove la famiglia non riesce con le sue forze a raggiungere lo scopo che si prefigge. Ma l’intervento sussidiario, ad esempio dello Stato in materia scolastica, deve rispettare i fini che i genitori si propongono con la loro azione educativa.
È necessario però che i genitori abbiano piena consapevolezza di questo loro fondamentale dovere: anche la più generosa apertura alla vita, dove vengono accolti tutti i figli che Dio vuole dare, a poco varrebbe se poi i genitori mancassero ai loro doveri educativi e non crescessero nel modo migliore i figli stessi. Il primo dei doveri dei genitori, legato al proprio stato, è proprio l’educazione morale e spirituale dei figli. Mentre normalmente i genitori sono molto in ansia per tutti gli aspetti legati alla salute fisica o ai risultati scolastici dei figli, occorre invece che comprendano come molto più importante di entrambi gli aspetti citati è la loro crescita come persone, come soggetti spirituali, la loro crescita nelle virtù e nella devozione a Dio.
Il Matrimonio fondamento della famiglia e della possibilità di una buona educazione
Il Matrimonio è il fondamento della famiglia e deve essere luminosamente trasceso proprio in vista della vita della famiglia e dell’educazione dei figli al suo interno. Ciò equivale a dire che quanto più generosamente i genitori si apriranno alla nascita di nuovi figli e quanto più si immoleranno “dimenticandosi” di sé, tanto più l’azione educativa sarà efficace. Occorre che i genitori abbandonino ogni falsa visione romanticheggiante e troppo sentimentale della vita matrimoniale se vogliono essere buoni genitori e buoni educatori. Nulla è più pericoloso per l’equilibrio della famiglia e la riuscita dell’educazione dei figli di coniugi che pensano al Matrimonio come luogo in cui coltivare il proprio massimo benessere emotivo, affettivo e sentimentale continuando una “vita a due” rispetto alla quale l’arrivo dei figli è fonte di turbamento e di fatica, impegno che ostacola la propria dedizione esclusiva all’altro, che offusca il proprio innamoramento, che si vorrebbe mantenere sempre vivo, fonte di stimoli incessanti.
Se si affronta così il Matrimonio ben presto si inizierà ad avere paura della nascita di “troppi” figli, i genitori penseranno di non avere più tempo per loro, i figli saranno visti come un peso e come un ostacolo alla vita di coppia e diventerà impossibile una vera azione educativa. Occorre dunque tornare sempre di nuovo a meditare la celebre e icastica espressione di Sant’Agostino: «Il Matrimonio è per i figli». Ci si sposa non per continuare una comoda vita a due con più comodità e agio, con più mezzi e più tranquillità, ma per fondare una famiglia e procreare tutti i figli che Dio vorrà dare. I figli sono il fine, lo scopo, il fondamento, la luce, la gloria, il bene supremo del Matrimonio. Già dal fidanzamento bisogna pensare al Matrimonio come via per potersi aprire alla nascita dei figli e, una volta sposati, si dovrebbe vedere la difficoltà o l’impossibilità di avere figli come la più grande delle sventure, come nei tempi più antichi, dove nessuna benedizione di Dio è vista come più grande di quella dell’avere una prole numerosa.
Il Matrimonio così concepito fa del marito e della moglie due veri “coniugi”, parola che nell’etimo latino significa “cum-jugum”, ovvero persone che portano, che sono legate dallo stesso giogo. Il giogo è quello strumento che il contadino metteva su una coppia di buoi per trascinare attrezzi agricoli, come l’aratro. Allo stesso modo il Matrimonio lega gli sposi allo stesso giogo dei doveri familiari, li obbliga gioiosamente alla fatica della generazione e dell’educazione della prole.
Quindi solo se i genitori comprendono a fondo il fine primario del Matrimonio, e ne fanno il faro in grado di guidare tutta la loro vita coniugale, si avrà un fondamento sicuro per una riuscita educazione cristiana dei figli. Se i genitori scelgono fin dal principio di santificarsi in un casto Matrimonio, aprendosi con fiducia alla vita senza timore e fidando nella divina Provvidenza, con ciò porranno anche le basi per educare davvero cristianamente i loro figli.