Per i bambini morti senza Battesimo, la Chiesa ha da sempre insegnato la realtà del “limbo”, confermata da Papi e Padri della Chiesa. Anche se ci sono ipotesi di speranza per la salvezza dei bambini senza Battesimo, questo non ci autorizza a trascurare l’urgenza di esso, necessario per la salvezza eterna.

Negli articoli precedenti abbiamo spiegato che il Battesimo d’acqua è il mezzo ordinario necessario alla salvezza voluto da Cristo. Accanto a esso, la Tradizione riconosce due vie straordinarie: il Battesimo di desiderio (per chi può desiderarlo personalmente) e il Battesimo di sangue (per i martiri).
La dottrina comune del limbo intende salvaguardare insieme la necessità del Battesimo e la giustizia/misericordia divina rispetto ai bambini morti senza Battesimo, i quali non hanno colpa personale, ma rimangono privi della grazia santificante. Le ipotesi contemporanee che dilatano il “desiderio vicario” dei genitori o assimilano tutti i bambini abortiti al martirio non trovano fondamento sufficiente nella Rivelazione e nel Magistero. La Chiesa, nell’affidare questi piccoli alla misericordia di Dio, non ha voluto definire una via alternativa: la speranza non può sostituire la dottrina.
Fondamento rivelato: la necessità del Battesimo
La Chiesa Cattolica, ripetendo le parole di Gesù, insegna con chiarezza che il Battesimo è necessario alla salvezza: «In verità, in verità ti dico: se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3,5), e il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che il Battesimo è il mezzo ordinario stabilito da Dio per la salvezza, perché esso cancella il peccato originale, infonde la grazia santificante, incorpora alla Chiesa e imprime il carattere sacramentale indelebile (cf CCC 1257).
Abbiamo visto che accanto al Battesimo sacramentale, la Tradizione riconosce altre due forme straordinarie che sono il Battesimo di desiderio e quello di sangue; come insegnato da San Tommaso, questi non sono sacramenti, ma possono produrre gli effetti salvifici del Battesimo in virtù della grazia di Dio.
Negli ultimi decenni, nel contesto della riflessione sulla misericordia divina e sulla speranza di salvezza, si sono diffuse alcune teorie che cercano di estendere il concetto di Battesimo di desiderio o di sangue ai bambini non nati, in particolare a quelli morti a causa dell’aborto. Tuttavia, tali ipotesi non trovano fondamento né nella Sacra Scrittura né nella Tradizione, e per questo risultano prive di solidità teologica.
Il limbo: una dottrina confermata dai Papi e dal Magistero
La diffusione di queste teorie ha contribuito a offuscare una realtà che la Chiesa ha riconosciuto per secoli: il limbus puerorum, ovvero il limbo dei bambini. Alcuni cercano di sminuirne la portata, sostenendo che non sia mai stato definito dogmaticamente e che si tratti soltanto di una “teoria elaborata da teologi a partire dal Medioevo”. Tuttavia, questa posizione ignora il costante insegnamento del Magistero ordinario e la testimonianza di numerosi Padri della Chiesa e Concili.
Per attestare quanto esposto possiamo citare alcuni esempi di Magistero e insegnamenti di Papi e Dottori della Chiesa già prima del Medioevo.
Nel 417, al Concilio di Milevi, Papa Innocenzo I condanna l’idea che i bambini possano entrare in Cielo senza Battesimo, insegnando “essere pazzesco (perfatuum) asserire che i bambini possano entrare in Cielo anche senza la grazia del battesimo” e nel 418 Papa Zosimo ribadisce la necessità del Battesimo per la salvezza dei bambini. Sempre a proposito dei bambini non battezzati, Papa Innocenzo III distingue tra la pena del peccato originale e quella del peccato attuale: «La pena del peccato originale è la privazione della visione di Dio, mentre la pena del peccato attuale è il tormento della geenna perpetua».
I Padri greci, in piena consonanza con i Padri latini, affermano unanimemente
l’esclusione dei bambini non battezzati dalla visione beatifica di Dio. In particolare, San Gregorio Nazianzeno e San Gregorio di Nissa sono tra i primi a dedurre, da una parte, la verità di fede sulla necessità del Battesimo come mezzo di salvezza, e dall’altra, la verità di ragione, fondata sulla giustizia divina, che i bambini morti senza Battesimo hanno una sorte del tutto diversa da quella dei dannati dell’inferno.
A conferma, San Gregorio Nazianzeno afferma: “Penso che il loro futuro non sia né la gloria celeste né patire i tormenti dal giusto Giudice”.
In Occidente è l’eresia di Pelagio a offrire al Magistero – oltre che ai Padri latini, in particolare a Sant’Agostino – l’occasione per pronunciarsi in modo più esplicito sulla sorte dei bambini morti senza Battesimo.
In tempi più recenti, si possono trovare altre numerose testimonianze che attestano la validità della dottrina cattolica sul Limbo. Ad esempio, La Civiltà Cattolica – organo officioso della Santa Sede – cita Sant’Agostino, il quale afferma che: «Se vuoi essere cattolico, non credere, non dire, né insegnare che i bambini morti senza Battesimo possano ottenere la remissione del peccato originale». La citazione è accompagnata dal seguente commento: «Non dice: Se non vuoi essere temerario, ma: Se vuoi essere cattolico» volendo in questo modo sottolineare l’importanza dell’insegnamento.
Ancora, il card. Charles Journet, spiega in un suo saggio che il Magistero si è pronunciato sulla sorte dei bambini non battezzati non solo in modo “canonico”, prudenziale, disciplinare o pratico, ma anche in modo “dichiarativo”, cioè speculativo e dogmatico, con l’intento di «definire il deposito rivelato [...] e i cui enunciati richiedono da parte nostra l’obbedienza di ordine teologale della fede divina».
Alla domanda se vi sia speranza di salvezza soprannaturale per i bambini non battezzati, il porporato risponde chiaramente: «È una dottrina che appartiene alla fede divina della Chiesa» e non «una dottrina che rappresenterebbe solo l’insegnamento comune dei teologi». Infatti, alla questione se «i neonati morti senza Battesimo, prima dell’uso di ragione, abbiano qualche altro mezzo di salvezza [...], tutte le indicazioni del Magistero sono convergenti. Esse rispondono: “No”».
In conclusione, si può affermare con chiarezza che la dottrina sul Limbo è stata tradizionalmente considerata una verità molto vicina alla fede, ritenuta dalla quasi totalità dei teologi come fondata sulla Rivelazione e quindi prossima a essere definita dogma. Non è escluso che il limbus puerorum avrebbe potuto essere proclamato dogmaticamente già dal Concilio Vaticano I, se non fosse stato interrotto dalla presa di Roma. Una definizione ufficiale sarebbe potuta giungere anche durante il Concilio Vaticano II, come auspicato da alcuni Padri conciliari, ma ciò non avvenne per ragioni che esulano dall’oggetto di questo articolo.
Va ricordato che negare una sentenza prossima alla fede, pur non costituendo eresia formale, è comunque considerato temerario e gravemente imprudente, poiché espone al rischio di allontanarsi dalla verità rivelata e di opporsi a secoli di riflessione ecclesiale, ignorando così l’eredità della Chiesa.
La corretta comprensione del Battesimo di desiderio, del Battesimo di sangue e del Limbo custodisce insieme giustizia e misericordia, verità e carità: Dio non è vincolato ai sacramenti, ma noi sì, perché essi sono il mezzo ordinario da Lui istituito. Non bisogna confondere la misericordia con il sentimentalismo: anche se ci sono ipotesi che aprono alla speranza della salvezza dei piccoli morti senza Battesimo, ciò non ci autorizza a presumere né a costruire teorie alternative prive di fondamento.
Per questo la nostra esortazione è a mantenere viva la fedele urgenza sacramentale, affinché nessun bambino sia privato del dono della grazia battesimale.