I FIORETTI
«Che gli renderò io mai per tanti benefici?»
dal Numero 2 del 11 gennaio 2026
di Suor M. Cecilia Pia Manelli
San Pio riconosce con umiltà i grandi benefici ricevuti da Dio e, al contrario, la sua poca corrispondenza alla grazia. Egli soffre, inoltre, per i suoi peccati e quelli dell’umanità che, ingrata, insulta Dio con turpiloqui e bestemmie.
Dopo un periodo molto provato a causa delle sofferenze fisiche sempre crescenti, e delle tentazioni diaboliche persistenti, San Pio nota un aiuto soprannaturale maggiore nel superare ogni insidia del maligno. Se ne rallegra con il padre spirituale, considerando la “dolcezza” e la “bontà” di Gesù verso di lui. Si domanda come fare a corrispondere a tante attenzioni divine, facendosi dei propositi fermi e concreti (Ep. I, n. 42). Pietrelcina, 2 settembre 1911 J.M.J.F. Caro padre, Gesù continua a stare con me, e non ancora mi ha lasciato poiché la facilità nel respingere le tentazioni e nel rassegnarmi al divin volere, come già le scrivevo nell’ultima mia, si va sempre più facilitando. Vede adunque, padre, a quale segno arriva la dolcezza e la bontà di Gesù, per quanto perfido e cattivo io sia! Ed io intanto che farò per corrispondere a tanta misericordia? Che gli renderò io mai per tanti benefici? Quante volte per il passato, se sapesse, ho cambiato Gesù per una cosa vile di questo mondo! Io in me veggo del mistero; continuamente mi dolgo dei commessi peccati, continuamente propongo di non commetterli più, continuamente ci ho una volontà risoluta a non più peccare; eppure, mi duole il dirlo, col sangue agli occhi, che con tutto questo sono ancora così imperfetto e sembrami che spesso spesso do disgusto al Signore. Alle volte mi viene una disperazione grande perché mi sembra quasi impossibile che Gesù debba perdonarmi tanti peccati; il più delle volte sembrami impossibile che Gesù voglia perdermi. O che lavoro è mai questo? Me lo spieghi un po’. Ma tutto questo mi succede senza avvedermene, poiché la volontà di disgustare anche lievemente Iddio non ce l’ho affatto. Quanto poi soffro, padre, nel vedere che Gesù non solo non viene curato dagli uomini, ma quello che è peggio anche insultato e più di tutto con quelle orrende bestemmie. Vorrei morire o almeno divenir sordo, anziché sentire tanti insulti che gli uomini fanno a Dio [...]. Non cessi poi di sempre benedirmi. Il suo fra Pio Molteplici sono gli insegnamenti che San Pio ci offre in questa sua bellissima lettera. Innanzitutto, egli si definisce “perfido e cattivo”, rispetto alla dolcezza e bontà di Gesù. Dinanzi alla maestà divina, infatti, chi può dire di essere perfetto? Ma, invece di scoraggiarsi, come forse avremmo fatto noi, il Santo subito si chiede come poter corrispondere a tanta misericordia, cosa dare in cambio di tanti benefici. Riconosce di aver in passato preferito le viltà di questo mondo a Gesù, se ne addolora e si ripropone di con peccare più, sforzandosi di perseverare con una volontà risoluta di non commettere alcuna mancanza, di non più disgustare “anche lievemente” Dio. San Pio ci insegna l’umiltà profonda, che ci fa riconoscere le nostre debolezze e i nostri peccati che offendono gravemente Dio. Ma perché questa umiltà sia vera e sincera, è necessario farsi dei propositi saldi che, pur nell’accettazione delle nostre mancanze, ci conducano all’orrore del peccato, da una parte, e ad una grande fiducia nella misericordia di Dio, dall’altra. Anche se avessimo commesso peccati gravi, Dio, infatti, è sempre pronto a perdonare il cuore veramente contrito. La sofferenza del santo Cappuccino si estende, inoltre, a coloro che non si curano di Gesù e addirittura gli rivolgono bestemmie orrende. Qui l’ardente amore di San Pio si trasforma in sofferenza così grande da preferire morire o diventare sordo, piuttosto che sentire gli insulti rivoti a Dio. Ecco un altro importante e attuale insegnamento: aborrire la bestemmia, il turpiloquio, il linguaggio scurrile che non si addice ad un cristiano. Purtroppo possiamo dire che oggi le bestemmie siano divenute comuni sulla bocca dei grandi e anche dei piccoli; il modo di parlare è divenuto volgare e lascivo, con frasi a doppio senso, ambiguità e promiscuità di ogni genere. Padre Pio ci ricorda quello che San Giacomo raccomandava ai cristiani: «Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. [...] La lingua, nessun uomo la può domare; è un male continuo, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni» (Gc 3,2.8-9). Impariamo dal Santo del Gargano a parlare più con Gesù e con la Vergine Maria, che con gli uomini, ad essere modesti nel nostro linguaggio, ad elevare con il nostro parlare cristiano coloro che ci sono accanto.
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