La sera, quando il Padre si ritirava in camera per andare a riposare, la gente dalla Chiesa si trasferiva sotto la sua finestra. Qui recitava il Rosario e poi cantava una canzoncina alla Madonna. Prima di andare via, tutti quanti in coro, auguravano la buona notte a Padre Pio, scandendo le sillabe e gridando: «Buona notte, Padre!».
A questo punto il Padre apriva la finestra e salutava la gente, agitando il fazzoletto bianco, il fazzoletto dove raccoglieva le sue lacrime. Salutando con questo fazzoletto, sembrava che il Padre volesse asciugare le lacrime di quelli che lo salutavano sotto la finestra [...].
Mentre egli compiva il gesto di sventolare il fazzoletto, dopo aver per un attimo guardato il cielo, per scrutare il tempo atmosferico del giorno dopo, guardava la folla che tutte le sere si radunava sotto la finestra del Padre per questo appuntamento che aveva il sapore di una piacevole serenata e poi si ritirava. Più di una volta il Padre esclamava: «Mah! Io ancora non so che viene a fare questa gente sotto la mia finestra» e parlava con serietà. Voleva farsene o trovare una ragione.
Una sera, sentendo sempre lo stesso lamento, intervenni io: «Padre, ma questi stanno sotto la finestra mia» (accanto alla finestra del Padre, dove avevo la camera da letto). E ripetevo al Padre uno slogan televisivo che andava di moda in quei giorni: «Dico bene o dico sciocco?». E il caro Padre, senza pensarci due volte, risponde: «Dici bene, o sciocco!».
Padre Eusebio Notte,
Padre Pio e Padre Eusebio,
Briciole di storia,
pp. 229; 275-277