PAGINE SCELTE
La cima delle meraviglie. Il dogma dell’Assunzione della Vergine al Cielo
dal Numero 32 del 11 agosto 2013
di Dom Prosper Guéranger

Lo sguardo contemplativo dell’Abate di Solesmes penetra al cuore di questa festa mariana, il cui Dogma è stato proclamato in tempi moderni. Ammiriamo la Vergine Santissima in Cielo per imitare la sua vita di esemplari virtù sulla terra.

L’Assunzione della Madonna è una delle Solennità liturgiche più ricche di gioia. Gaudent Angeli! Gaudete, quia cum Christo regnat! (Si rallegrino gli Angeli! Rallegratevi anche voi, perché regna con Cristo!).
La Chiesa del Cielo e quella della terra si uniscono alla felicità infinita di Dio che incorona sua Madre e cantano con amore la gioia verginale di Colei che si introduce per tutta l’eternità nella gioia del suo Figlio; e Angeli e santi si affrettano ad acclamarla Regina, mentre la terra gioisce, per aver dato al Cielo la sua gemma più bella.

Glorificazione dell’anima di Maria

Questo giorno è il giorno natale di Maria, quello in cui si celebrano a un tempo il trionfo della sua anima e quello del suo corpo. Consideriamo prima la glorificazione dello spirito, meno notata, perché comune a tutti i santi. Il raggiungimento della visione beatifica da parte dell’anima di Maria è cosa di tanto splendore e di tanta ricchezza che riverbera una luce inimitabile sulle nostre più alte speranze. Non ci è possibile immaginare la bellezza di questa suprema rivelazione in cui lo sguardo così puro e penetrante della creatura più perfetta si aprì repentinamente davanti ad un abisso di infinita Bontà, ma, con l’aiuto della grazia divina, tentiamo di levare i nostri pensieri verso la cima sulla quale si compie questa meraviglia che i nostri occhi non distinguono ancora.
Veramente si tratta di una cima: è il punto d’arrivo di un’ascensione continua e perseverante, perché, piena di grazia nel momento della Concezione, l’Immacolata continuò quaggiù a crescere davanti a Dio.
L’Annunciazione, il Natale, il Calvario, la Pentecoste hanno segnato le tappe di questo progresso meraviglioso e ad ogni tappa l’amore verginale e materno si è accresciuto e arricchito, tendendo ad una altezza che nessuna creatura potrà mai raggiungere. La luce di gloria che investe d’improvviso l’anima di Maria e le rivela le grandezze del Figlio in tutta la loro magnificenza e la sua dignità materna, supera di molto la gloria di tutti gli Angeli e i santi, perché, dopo la santa Umanità di Cristo, stabilita alla destra del Padre nel santuario della Divinità, nulla possiede il mondo più perfetto di quest’anima materna irradiante purezza, bellezza, tenerezza e gioia: Beata Mater!
Lascerà ancora questo raggiungimento trionfale della felicità suprema qualche possibilità di sviluppo all’anima di Maria? Per sé no, perché ormai tutto in Lei è perfetto e nell’Eternità non si cresce nella perfezione. Aperta in modo totale sugli splendori del Verbo, suo Figlio, l’anima di Maria soddisfa ormai perfettamente tutte le esigenze della sua vocazione sublime. È lo stato d’anima di una perfetta Madre di Dio.
Ma Maria ebbe un figlio solo, Gesù. Madre di Dio Salvatore, è Madre altresì di tutti coloro che attingeranno alla sorgente della Salvezza, e la sua Maternità di grazia si estenderà fino alla fine del mondo. Nella luce beatifica, Maria vede tutti i suoi figli e tutti i disegni di Dio su ciascuno di essi e, con un fiat d’amore, consente e partecipa all’universale Provvidenza, in cui Dio la chiama ad avere un posto di intercessione, che non conosce limiti. Maria si unisce così al Sacerdote Sommo, che intercede per noi incessantemente la misericordia del Padre, e la sua preghiera ottiene per la Chiesa, della quale è il tipo ideale, una Assunzione permanente fino a quando la pienezza del Corpo mistico sarà raggiunta in modo definitivo. L’anima di Maria, nell’attesa di quest’apoteosi, meglio di qualsiasi altro santo, «impegna il suo Paradiso a fare del bene sulla terra». Sia allora libero lo slancio della nostra gioia, uniamo alla confidenza la gratitudine, lodiamo degnamente la nostra Avvocata, la Mediatrice, la Madre, che prende il suo posto di Regina, presso il trono dell’Agnello.


Fede della Chiesa nell’Assunzione di Maria

L’origine di questa fede non ha una data precisa, ma da molti secoli la Chiesa afferma che il corpo di Maria è in Cielo unito all’anima sua gloriosa e questo privilegio del corpo di Maria è l’elemento distintivo del mistero dell’Assunzione. Il Sommo Pontefice Pio XII, il 1° novembre del 1950, compiendo il voto unanime dei Vescovi e dei fedeli, proclamò solennemente come «dogma rivelato che Maria, l’Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine, al termine della sua vita terrena, fu elevata, anima e corpo, alla gloria del cielo» (Bolla dogmatica Munificentissimus Deus).
La definizione non dice se Maria passò, vivente, dalla terra al Cielo, o se, come il Figlio, subì la morte e risuscitò, prima di entrare nella Gloria. Il privilegio insigne dell’Immacolato Concepimento, la Verginità e la Santità perfetta potevano certo rendere Maria immortale, ma la Madre del Salvatore, che imitò sempre fedelmente il Figlio, volle senza dubbio seguirlo fino al sepolcro, perché doveva, come Lui e come tutti noi nell’ultimo giorno trionfare pienamente con una risurrezione gloriosa, dal peccato e dalla morte.


La fede unanime

Quale motivo permise dunque al Sommo Pontefice di definire dogma di fede l’Assunzione? Lo dichiara la Bolla pontificia con precisione: il consenso unanime dei Vescovi e delle Chiese oggi in comunione con la Sede Apostolica. Questa convinzione universale dei Pastori e dei fedeli non sarebbe mai stata possibile, se l’oggetto di essa non fosse in qualche modo contenuto nella Rivelazione.

La mancanza di reliquie

Riconosciamo che i primi secoli non conobbero in modo positivo e preciso l’Assunzione di Maria. Dobbiamo tener presente un fatto importante: in nessun luogo fu mai rivendicato il corpo della Santa Vergine, né mai furono cercati i resti e, in epoca in cui le reliquie dei santi erano molto onorate, ciò diventa un indice importante. Sembrerebbe che fin da quei tempi lontani si pensasse che il corpo di Maria non poteva essere sulla terra. Sant’Epifanio, morto nel 377, dopo aver vissuto molto tempo in Palestina, confessa la sua ignoranza riguardo alla morte e al sepolcro di Maria, ma neppure una riga nel suo scritto insinua che i resti mortali della Vergine sarebbero conservati quaggiù. Egli mette solo in dubbio i racconti fantasiosi che cominciano a diffondersi e si chiede se Maria è morta e se è morta martire e risponde che a queste domande non si può dare una risposta e, senza affermare l’Assunzione, pare tuttavia non ne faccia oggetto delle sue prudenti riserve.
Il pensiero cristiano, all’inizio del secolo V, l’epoca del Concilio di Efeso, particolarmente interessato alla dottrina mariana, affronta il problema della sorte riservata al corpo di Maria e afferma che i racconti apocrifi interpretano in modo sconveniente e ridicolo una verità, che si impone da sé alle anime illuminate dalla fede: il corpo di Maria non si è corrotto nella tomba: Dio lo ha miracolosamente portato in Paradiso.

Discorso di san Germano

«Come avresti potuto essere concepita e poi svanire in polvere – esclama san Germano –, Tu che, per la carne che desti al Figlio di Dio liberasti il genere umano dalla corruzione della morte? [...].
Era mai possibile che il vaso del tuo Corpo, che fu pieno di Dio, se ne andasse in polvere, come qualsiasi carne? Colui, che si è annientato in te, è Dio fin dal principio e perciò Vita, che precedette i secoli, ed era necessario che la Madre della Vita abitasse insieme con la Vita e cioè che si addormentasse per un istante nella morte, per assomigliare a Lui e poiché il passaggio di questa Madre della Vita fosse come un risveglio.
Un figlio prediletto desidera la presenza della madre e la madre, a sua volta, aspira a vivere col figlio. Era giusto perciò che salissi al Figlio tu che ardevi nel cuore di amore per Dio, frutto del tuo seno, era giusto ancora che Dio, nell’affetto filiale che porta alla madre sua, la chiamasse presso di sé a vivere nella sua infinità» (Primo discorso su la Dormitio, Migne, PG 98; 345, 348).
In un secondo discorso ritorna sullo stesso argomento in termini ancora più precisi: «Tu avevi da te stessa la tua lode, perché tu sei la Madre di Dio [...]. Per questo bisognava che il tuo Corpo, un corpo che aveva portato Dio, non fosse abbandonato in preda alla corruzione e alla morte» (Secondo Discorso, col. 357).
D’ora in poi queste considerazioni nutriranno tutti i discorsi sulla Dormitio e sull’Assunzione della Madonna. Il padre Terrien scrive: «I discorsi di san Giovanni Damasceno sulla preziosa morte e Assunzione di Maria sono un inno perpetuo, che egli canta in onore della Vergine benedetta, e in esso richiama tutti i privilegi, tutte le grazie, tutti i tesori, dei quali fu prodigiosamente arricchita dal cielo, e tutti li riallaccia alla Maternità divina come raggi al loro centro» (Mère de Dieu, t. II, p. 371-372).
L’Oriente è ormai conquistato alla fede tradizionale nell’Assunzione di Maria e il suo pensiero non subirà più sbandamenti.

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