Nel parlare di famiglia e nel considerare i punti di criticità che oggigiorno la caratterizzano, si può usare la metafora dell’orchestra. Abbiamo già considerato come quanto più una società cresce in complessità e produce pericoli tanto più diventa importante, nell’educazione dei figli, che vi sia appunto una famiglia in armonia (“famiglia orchestra”). La famiglia, infatti, come l’orchestra, esige che gli strumentisti che la compongono, oltre che essere esperti e competenti, siano nel contempo ben accordati tra loro sia nei tempi che nei modi dell’esecuzione del pezzo musicale. «La famiglia è un ensemble e la sua prima caratteristica è che tutti gli strumentisti partecipino, eseguano la loro parte seguendo lo spartito». Non basta che i singoli siano degli orchestrali virtuosi per produrre una buona musica: non si può considerare e valutare separatamente le loro prestazioni, ma il loro risultato d’insieme, l’armonia che producono. Bisogna valutare se l’armonia prodotta sia quella della serenità e della fiducia reciproca, l’armonia più bella: se gli accordi escono stonati, non c’è gruppo, ma individualità e individualismo. In più un’orchestra può essere un trio d’archi, e allora abbiamo un certo tipo di armonia, o un quartetto, un quintetto, e allora il risultato d’insieme è più difficile, ma anche più completo: più gli orchestrali sono numerosi e vari più il risultato d’insieme diventa efficace, ricco, di livello superiore. Tutta quest’ampia premessa introduce un aspetto, che è uno dei maggiori punti di debolezza della famiglia dei nostri tempi, cioè la nuclearità della famiglia, spesso composta da sole tre persone. I dati sul calo della natalità sono sorprendenti, la popolazione italiana è, infatti, tra le più vecchie d’Europa. Le motivazioni che in genere vengono addotte dalle coppie che scelgono di avere un solo figlio, ormai in maggioranza, si rifanno alla scarsità di mezzi e di tempo di cui si dispone oggigiorno: “I figli oggi costano troppo... si ha poco tempo... bisogna lavorare... ad un figlio si deve poter dare tutto ciò che gli serve!”. A ben riflettere, la preoccupazione maggiore è quella che si nasconde dietro il concetto altisonante di “maternità e paternità responsabili”, cioè il timore che non si possano garantire ai propri figli tutte quelle cose oggi ritenute indispensabili. In questo modo, ai figli vengono assicurati effettivamente molti privilegi e cose, ma gli stessi vengono privati di ciò che conta veramente: che la famiglia diventi il luogo delle relazioni, degli affetti, dei legami, della libera circolazione dei sentimenti. Perché è indubitabile che da un punto di vista educativo la famiglia con un figlio unico costituisca un ambiente incompleto e frustrante sotto svariati aspetti.
Sul figlio unico si è detto e scritto molto, molti contributi sono tra loro spesso anche contraddittori: la maggior parte di essi è ben poco soddisfacente dal punto di vista metodologico e spesso anche priva di fondamenti obiettivi. Il fenomeno può presentare cause diverse e il figlio unico può corrispondere a tipologie e varietà non sempre catalogabili. Ciò nonostante ci sono due aspetti che risultano, pur nella diversità delle storie familiari, incontrovertibili e ne improntano il quadro generale. Il figlio unico è inevitabilmente un “isolato familiare”, perché si interfaccia direttamente con i genitori, che sono degli adulti e che, pertanto, gli sono superiori in tutto, e non gode del confronto con i pari con cui rivalersi. Egli non vive che in riferimento ai genitori, la cui immagine non è relativizzata da nessun altro. Lo scambio, l’astrazione da sé, la reciproca responsabilità, la considerazione del punto di vista altrui, la capacità di calarsi nei panni degli altri per lui non esistono. In queste condizioni, sarebbe sorprendente che egli fosse eminentemente socievole e sicuro del suo valore: egocentrismo e insicurezza sono i suoi inevitabili segni distintivi…
Fine prima parte