SPIRITUALITÀ
“Rallegratevi... il Signore è vicino”
dal Numero 47 del 29 novembre 2015
di Paolo Risso

Il Tempo di Avvento, per portare i suoi frutti divini, deve liberarci da ciò che ostacola la Venuta di Gesù nelle nostre anime: il peccato, o forse, semplicemente, la dimenticanza di Lui. Se il “Signore è vicino”, tutti possono e debbono trovarlo!

È di nuovo Avvento. Noi andiamo a Messa tutte le domeniche e, possibilmente tutti i giorni. Succede così che in questo tempo sentiamo risuonare spesso l’invito alla gioia: «Gioisci, figlia di Sion; esulta, Israele e rallegrati con tutto il cuore» (Sof 3,14-18). Perché gioire, perché essere felici?
Letterati e filosofi, “maîtres à penser” (maestri del pensiero) d’oggi vogliono condurre l’uomo al di sopra di tutto e poi... senti le conclusioni del loro argomentare: la vita è uno schifo, l’uomo non ha senso, c’è solo spazio per l’angoscia, la disperazione e la rabbia. Si può anche apparire “sazi”, ma in fondo si è “disperati”: “sazi e disperati”, come diceva l’anima buona del Card. Giacomo Biffi (1928-2015), già Arcivescovo di Bologna, del mondo d’oggi.
Ascolta altresì i discorsi di tanta gente: lodano la libertà, il progresso, il benessere, il piacere di tutti i gusti... ma se chiedi loro “come va?”, senti l’amara risposta: “Che vuoi, una noia! Tiriamo avanti!”, come l’esistenza fosse solo un macigno da trascinare.
Dov’è allora la decantata esaltazione dell’uomo? Forse in una serie di giorni da cui si spremono tutti i succhi, dolci e amari che siano, come da un’arancia, che una volta spremuta si butta via? No! Con il rifiuto di Dio e del Figlio suo Gesù Cristo, è depresso l’uomo, è mutilata la sua personalità, intristita la sua esistenza sino all’abisso. Il frutto della negazione, il risultato dell’ateismo è la peggiore tristezza – ma incredibile a dirsi, qualcuno osa persino vantarsene: “Io non sono come te, che sei cattolico e lieto, ma sono libero di essere triste”.
Ma questo non rasenta la follia? Allora, perché gioire?

Felici per Lui

Noi siamo felici perché Dio ci viene incontro, ci dona suo Figlio, ci libera dal nostro peccato (se ci lasciamo liberare!) e spalanca gli orizzonti infiniti della Vita divina che da Lui irrompe in noi, nella realizzazione più sublime dell’uomo, anche il più piccolo e il più umile, a immagine di Dio. Non solo poveri, ma mendicanti, siamo tutti cercatori di vita, ogni mattina al nostro alzarci: cercatori di Vita divina. Nella nostra povertà, nella nostra mendicità, si incarna e si afferma il Figlio di Dio, Gesù Cristo. Se noi lo accogliamo nella fede in Lui, nel Battesimo e nei Sacramenti si opera in noi una vera novità di vita: diventiamo luce, dono, gioia, per mezzo di Lui. Allora, in compagnia di Gesù, lontani dai cattivi compagni del mondo d’oggi, si apre lo spazio alla gioia e all’esultanza perché Dio stesso è entrato nella nostra vita, nella nostra storia, oggi.
L’Avvento che prepara il Natale, è il tempo della gioia: «Rallegratevi nel Signore sempre – scrive san Paolo ai Filippesi –, ve lo ripeto, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino» (Fil 4,4-7).
Affinché questo avvenga, questo Avvento ci liberi dalla dimenticanza di Gesù Cristo e ci riporti a rivivere nella memoria di Lui, nella “contemporaneità con Lui”: perché Lui non è solo di ieri o di domani, ma è di oggi, contemporaneo di ogni uomo in ogni luogo e in ogni tempo. Occorre prendere coscienza di Lui: che Gesù è vivo, vivo oggi; vivo alla destra del Padre, ma pure vivo nel Tabernacolo di ogni nostra chiesa. Vivo per la vita divina della Grazia santificante in ogni anima che gli è fedele.
Gesù è vicino, molto vicino. Ha “l’indirizzo di casa” tra i nostri ed è facile trovarlo. È possibile a tutti trovarlo, soprattutto a chi è piccolo e umile. Riscoprirlo, sentirlo, lasciarsi occupare da Lui è l’avventura più stupenda che un uomo possa vivere su questa terra. 
Pertanto, agli uomini tristi e angosciati del nostro tempo, ai ragazzi già stanchi di vivere a 12 anni, noi annunciamo che Gesù Cristo è la gioia, la vera gioia del mondo. Noi spieghiamo che tutto il desiderio di gioia che ci portiamo dentro, si compie in Gesù. Oggi, anche oggi, a molti Gesù fa capire questo, e con Lui, vediamo formarsi, “angeli in carne” su questa terra. È il miracolo dell’Avvento.

La vita: per accoglierlo!

La nostra gioia con Gesù è inesauribile: lo fanno toccare con mano, piccole vite nascoste, che provate da decenni per la fatica e il dolore, grazie a Gesù vivo in loro, testimoniano che Gesù è più forte, Gesù è più bello, Gesù è la Somma Beatitudine. “Ma tu sei uno stoico?”, chiedeva il medico a un giovane uomo, ferito in un grave incidente, che tuttavia era sereno da stupire. Quello rispondeva: “No, non sono uno stoico, sono soltanto un amico di Cristo”.
Anche se la gioia non è facile e conosce tutta la drammaticità dell’esistenza, essa attraversa vittoriosa tutte le esperienze più atroci del dolore e della morte. Proprio perché è l’uomo della gioia, l’amico fedele di Gesù è anche l’uomo dell’affabilità, del gesto che solleva e perdona. È l’uomo della Verità – che è la sola vera misericordia – detta e vissuta nella carità, la Verità tutta intera. Così tutto ciò che è buio, duro, aspro, cattivo, si scioglie nell’Amore infinito del Cristo e si trasforma in pietà, condivisione, suprema offerta di Luce.
Proprio questo è ricercato e abbisogna al massimo. «Il popolo era in attesa – scrive l’Evangelista san Luca –. [...] Giovanni il Battista rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Lc 3,15-16).
Gesù oggi ci chiama e vuole comunicarsi a noi con tutta la sua prorompente vitalità divina. Vuole far rivivere in noi Se stesso e renderci suo prolungamento, affinché innanzi tutto siamo noi a essere salvi, e poi il mondo veda e creda. Siamo anche noi in attesa di conoscerlo, di incontrarlo, di spalancargli la porta della nostra esistenza, di essere invasi dalla sua presenza?
Siamo disponibili e lieti che Lui, con il ventilabro in mano, come dice il Battista, purifichi, faccia ardere il nostro spirito? Siamo desiderosi di andargli incontro, di accoglierlo, rigenerati dalla Confessione e configurati a Lui dalla Santissima Eucaristia, affinché da questo incontro rinasciamo nella vita nuova della grazia, più giovani, più innamorati di Dio?
Avvento, tempo di attesa e di gioia, come quando una mamma attende il bambino che le riempia la vita. La vita: questo tempo per accogliere Gesù. Non ha senso in se stesso, ma è continuo invocare un Altro, che venga a portare senso e pienezza.

Come una nuova Incarnazione

“Entrando nel mondo, Gesù Cristo dice: Ecco, io vengo, o Dio, a fare la tua volontà” – così san Paolo nella Lettera agli Ebrei (cf. 10,5-7). Perché Gesù è la nostra pace, la nostra gioia? Egli lo è, perché Lui solo è il Figlio di Dio che è venuto e si è sacrificato per noi in espiazione del peccato sulla croce, ed è risorto. Con la sua vita e la sua morte sulla croce, come offerta totale di se stesso, ha sconfitto il peccato che separa l’uomo da Dio e ha ricongiunto gli uomini a Dio e tra loro, mediante la sua vita divina, nel suo Corpo Mistico che è la Chiesa.
Ed è così che Gesù diventa “la soluzione di tutti i problemi”, come già scrisse Tertulliano alla fine del II secolo. Non c’è altra via, non c’è altro scampo, non c’è altra salvezza per ogni problema che si dibatte nell’umanità. Ne deriva che chi, come noi, lo ha incontrato, come Maria Santissima colma di Lui, si mette in cammino, consapevole che l’uomo e il mondo d’oggi ha bisogno senza limiti di vederlo, di incontrarlo, di accoglierlo, di essere salvato da Lui. E opera affinché anche nel nostro mondo si ripetano le meraviglie del primo Avvento: una nuova Incarnazione del Figlio di Dio tra gli uomini del nostro tempo.