SPIRITUALITÀ
San Giuseppe e un suo devoto un po’ speciale
dal Numero 11 del 10 marzo 2024
di Suor Elisabetta della Trinità

Solitudine, silenzio, umiltà sono le virtù caratteristiche del santo Patriarca san Giuseppe e sono state le compagne predilette di un santo che ha voluto affidarsi particolarmente a lui nel suo cammino di santificazione. Di chi stiamo parlando?

C’è una bellissima consacrazione a san Giuseppe che recita così: «San Giuseppe, mi consacro a te per essere per sempre tuo imitatore, tuo amabile figlio. Prendi possesso di me, fa’ del mio corpo e della mia anima ciò che faresti del tuo corpo e della tua anima, per la gloria di Gesù. Pure Lui si è affidato a te così pienamente da lasciarsi portare là dove tu credevi opportuno, da stabilire te per suo padre e obbedirti come il più docile figlio. Sacro Cuore di Gesù, grazie di averci dato san Giuseppe per padre e di averci donato tutto ciò che hai e tutto ciò che sei. Fa’ che ti restituisca amore per amore. Te lo chiedo per intercessione e in nome di san Giuseppe». 


L’autore di questa preghiera è san Charles de Foucauld. Guardando alla vita di questo Santo comprendiamo come la sua devozione al santo Patriarca sia stata una devozione efficace, che lo ha spinto alla fedele imitazione. Infatti prendendo san Giuseppe come suo modello, Charles de Foucauld predilesse il silenzio, il lavoro umile, faticoso e nascosto; vivendo in un eremo nel deserto, fu attorniato da persone che beneficò in ogni modo e dalle quali venne ripagato con biasimi, incomprensioni e ingratitudini. Tutti lo credevano “troppo buono”, proprio come l’umile falegname di Nazareth. La sua sola compagnia erano Gesù e Maria: una compagnia che riempiva la sua anima e ogni sua giornata. L’amore a questo stile di vita iniziò con la sua conversione: da quel momento, infatti, cercò esclusivamente la compagnia di Gesù e della Madonna comprendendo bene la vanità e l’inconsistenza delle cose terrene. 


Dal testo della preghiera di consacrazione a san Giuseppe possiamo ben intuire come le prerogative della santità di Charles de Foucauld furono un dono del Padre putativo di Gesù, compreso l’amore intenso ed esclusivo per Gesù e Maria. Guardando poi al testo della preghiera (anche noi possiamo recitarla lentamente, pensando bene al significato di ciò che è scritto), comprendiamo come ciò che con essa chiediamo sia piuttosto impegnativo poiché preghiamo san Giuseppe di prendere possesso della nostra anima e del nostro corpo per la maggior gloria di Gesù e in uno spirito di perfetto abbandono alla sua paterna guida. E san Giuseppe sa sicuramente meglio di noi quale sia il modo più perfetto per glorificare Gesù e cosa fare di noi per renderlo felice. 


Charles de Foucauld spiega poi che il primo ad affidarsi in uno stato di completo abbandono a san Giuseppe è stato proprio il Verbo Incarnato. Attraverso un’obbedienza incondizionata, da Betlemme, alla fuga in Egitto e per tutto il tempo trascorso a Nazareth, Gesù ha guardato e amato san Giuseppe come un padre da ascoltare e ammirare con riverenza e dedizione in ogni cosa. Solo in occasione dello smarrimento al Tempio, per potersi “occupare delle cose del Padre suo” (cf Lc 2,42-50), Gesù si è dovuto porre al di sopra del suo Padre putativo. Ma fatta eccezione per questo episodio, il Vangelo ricopre il resto dei trent’anni della vita trascorsa a Nazareth sotto il velo del nascondimento e dell’amorevole obbedienza dell’uomo-Dio a san Giuseppe e alla Madonna. Quante cose potrebbero raccontare quelle “mura domestiche” della povera casetta di Nazareth! Quanto amore reciproco, quanta glorificazione di Dio in riparazione di tutte le mancanze d’amore e di unità che sarebbero avvenute nei secoli! 


La seconda parte della preghiera si riveste di un aspetto mistico che dovrebbe farci sobbalzare il cuore ogni volta che la recitiamo. San Charles ci presenta san Giuseppe come perfetta icona del Sacro Cuore di Gesù: ringrazia infatti il Sacro Cuore per averci dato san Giuseppe quasi come una “porta” per accedere alla partecipazione dell’amore ardente che è e che palpita nel Sacro Cuore di Gesù. Di fronte a tali espressioni pensiamo a quel grande cuore rosso che era disegnato sulla tunica bianca di san Charles: il Sacro Cuore di Gesù è amore ardente e quando si dona accende un desiderio di reciprocità, di voler ridare amore all’Amore. Questo desiderio lo ritroviamo nel cuore e nell’anima di tutti i santi, ma il santo che ha ricambiato maggiormente con l’amore l’amore del Cuore di Gesù è sicuramente san Giuseppe. Quante volte ne avrà sentito i palpiti mentre lo teneva in braccio, e quante opportunità avrà avuto per ricevere e farsi simile a quell’amore che si trasfondeva tra le povere mura della casetta di Nazareth! 


Chiediamo anche noi di ridare amore all’amore infinito del Sacro Cuore di Gesù per intercessione di san Giuseppe attraverso la speciale intercessione di colui che per trent’anni gli è stato così vicino ed ha assimilato tutta la sua irradiazione di virtù e di santità. San Charles de Foucauld ci ha dimostrato che perfino nel deserto è possibile raggiungere questo altissimo ideale, anche là dove Dio viene ignorato e disconosciuto. Anche il “deserto” delle nostre città senza fede – e a volte anche il “deserto” di tante famiglie disgregate – ci invita allora a vivere in compagnia di san Giuseppe, modello e intercessore di ogni virtù e soprattutto dell’altissima carità con la quale ripagare l’amore di Dio.  

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