SPIRITUALITÀ
Sui passi di Don Dolindo... | i Fioretti
dal Numero 42 del 14 novembre 2021

La sua fu una vita vissuta tutta all’insegna della fede. Fermo nella Verità di Dio, Don Dolindo non vide il mondo che nella luce del soprannaturale. Non esisteva rapporto umano che non fosse nella carità di Cristo. A chi lo accostava donava la fiducia che lo animava, la gioia di chi sa di seguire un cammino nella luce di Dio. Così insegnava con la testimonianza di vita le verità di fede che predicava.

Caro ladro...

Mentre Don Dolindo saliva in autobus, gli sfilarono di tasca il “portafoglio” dove c’erano poche carte di nessuna importanza. Sì, perché il portafoglio di Don Dolindo era sempre vuoto ed era costituito da una vecchia foderina di breviario. Don Dolindo ne ebbe immensa pena per il ladro... Egli preparò così una bella lettera nella quale si dichiarava spiacente di non potergli offrire nulla, perché era povero. Lo esortava quindi a convertirsi e, giù, una bella predichina. Chiuse la lettera in una busta intestandola: “Al caro ladro” e la pose nel nuovo... “portafoglio”. Dopo poco tempo – zaffe! – la mano del ladro di nuovo s’infilò nella tasca di Don Dolindo. E la lettera giunse così a destinazione. 

 

Che bella medicina: pasta e fagioli!

Una signora soffriva da venti anni di fegato, di colecistite, di gastrite (aveva avuto anche l’appendicite) ed altre malattie in... “ite”. Pur torcendosi dai dolori, trovava tuttavia la forza di venire ad ascoltare le prediche che Don Dolindo faceva nella Chiesa dello Spirito Santo, nel mese di giugno del 1955. Era eroica, povera donna. Una sera riuscì ad accostare Don Dolindo dopo la predica e, alla presenza di quanti gli erano attorno, disse che era ridotta male: non riusciva più ad alimentarsi e quel giorno aveva rigettato perfino l’acqua e il latte di mandorle... Don Dolindo le disse: «Diciamo l’Ave Maria...». E dopo aver pregato aggiunse: «Fate un atto di fiducia in Maria e di obbedienza a me, povero “sciosciammocca” (sciocco): domani vi cucinerete e mangerete un piatto colmo di pasta e fagioli...». La signora sobbalzò per la paura. «Don Dolindo – disse – voi mi volete morta!». La gente intorno, che aveva ascoltato il duetto, la esortò: «Se ve lo dice Don Dolindo, fatelo. Abbiate fiducia...». La sera successiva la signora tornò col viso della buona salute; corse esultante da Don Dolindo e disse: «Padre, questa mattina ho mangiato i fagioli con la pasta, recitando tre Ave Maria. Raccomandandomi alla Madonna ho mangiato proprio tutto. Ora sto bene: non ho né dolori né disturbi». La signora continuò a venire ogni sera alle funzioni del mese di giugno e ogni sera fu obbligata da Don Dolindo a dirgli il menu della giornata... «Cosa avete mangiato, angioletto, oggi?», chiedeva Don Dolindo. «Pasta al pomodoro... ecc...». «E oggi?». «Riso al sugo... ecc...». «E i dolori?». «Nulla, grazie a Dio!». Era guarita completamente. 

A lode di Cristo. Amen! 

 

Che bel vestito, angioletto mio!

Entra nella sala dove c’è Don Dolindo una signorina che per necessità familiari non cura molto il suo abbigliamento ed anzi è piuttosto trasandata nel vestire. Egli, che non fa mai attenzione al modo di abbigliarsi di quanti l’avvicinano, appena la vede esclama: «Angioletto mio, che bel vestito avete questa sera!». Quella sera... ella era vestita peggio delle altre volte. Ma ne ebbe una luce. Scrupolosa piuttosto di anima, quel giorno si era tormentata nell’idea di non essersi confessata bene. La parola di Don Dolindo, che si riferiva all’abito della grazia e non al suo povero vestito di quella sera, l’aveva finalmente rasserenata.

 

Come Don Dolindo sotto il tunnel della metropolitana voleva attraversare la terza rotaia... 

Da pochi giorni si era inaugurata a Napoli la metropolitana e grandi cartelloni con su disegnato un teschio segnalavano un “pericolo di morte”; sulla terza rotaia correva una corrente di alta tensione: vietato, dunque, attraversare i binari! Don Dolindo, interessato sempre a calarsi nella realtà della vita per orientarla al polo giusto, si affrettò a visitare la stazione di piazza Cavour e scese giù ai treni. Si fermò un attimo ad osservare i cartelli su indicati e... incominciò ad attraversare i binari. Un urlo dalla folla che sostava in attesa: «Padre... è proibito! C’è pericolo di morte!!! Padre, tornate indietro!». Don Dolindo si fermò e calmo calmo disse:  «Pericolo di morte? Io non ci credo». E fece per procedere oltre. Qualcuno corse a fermarlo. Tornato indietro, alla folla che si era formata intorno a lui, Don Dolindo, col sorriso, incominciò a dire: «E perché, quando la Chiesa vi dice: “Questo non dovete farlo, c’è pericolo per l’anima vostra...”, perché voi non ci credete? Violate la Legge di Dio e non ascoltate la voce del Signore che vi dice: “Figlio mio, tu muori se fai questo... Figlio mio non farlo! Tu puoi morirne per l’eternità!...”. Perché allora?». E la folla capì perché Don Dolindo aveva finto di voler andare incontro alla terza rotaia...

 

Come Don Dolindo insegnava a perdonare

Un suo figliuolo spirituale aveva avuto un gravissimo torto ed era corso da Don Dolindo per farsi ragione e chiedere consiglio sul come regolarsi: la lettera offensiva di un sacerdote lo aveva acceso di sdegno e avrebbe voluto rispondere per le rime... «Don Dolindo mio, qui ci vuole una bella risposta!!!». «Sì, angioletto mio». «Dunque, come debbo regolarmi?». «Andate dal sacerdote, inginocchiatevi davanti a lui e chiedetegli perdono...». «No, no, Padre mio! Non mi chiedete l’impossibile!». «Tanto tempo fa, anch’io subii dei torti e ci fu anche chi mi calunniò con accuse inverosimili...». «Ebbene?». «Ebbene, quando vedevo qualcuno dei miei calunniatori, anche se era al lato opposto della strada, gli andavo incontro per salutarlo; e sentivo tanto amore per chi mi aveva fatto soffrire, certamente senza sua colpa...». «Ho capito!». E quel buon figliuolo di Don Dolindo obbedì. Andò a casa del sacerdote, gli si inginocchiò ai piedi e chiese perdono. Un pianto di commozione e un abbraccio sincero suggellarono la pace e rinsaldarono un’amicizia che era sul punto di spezzarsi per sempre.

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