SPIRITUALITÀ
“Ignorare la Scrittura è ignorare Cristo”
dal Numero 35 del 26 settembre 2021
di Paolo Risso

La Bibbia è la sua passione, o meglio, Gesù, che la Bibbia annuncia a ogni riga, è il suo unico vero amore. Sulla base dei testi originali in ebraico e in greco, san Girolamo realizza la versione latina dei Testi Sacri. La sua cella, da Betlemme, è un faro di luce che ancora illumina la Chiesa.

Si definiva con queste parole: «Nello stesso tempo, sono filosofo, retore, grammatico, dialettico, esperto di ebraico, greco e latino». Già a incontrarlo una volta appariva focoso, un polemista. Così un giorno, rivolgendosi al vescovo Agostino d’Ippona, più giovane di lui di 10 anni, lo apostrofò così: «Giovanotto, ascolta il mio consiglio. Non provocare un vecchio nell’arena delle Scritture! Tu disturbi il mio silenzio. Tu ti pavoneggi con la tua scienza!». Poi si pentiva della sua foga, si buttava in ginocchio sulle pietre e supplicava: «Miserere mei, Domine, quia dalmata sum» (“Abbi pietà di me, Signore, perché sono un dalmata”).

“Sii cristiano”

Sì, Girolamo era nato a Stridone in Dalmazia, nel 345 d.C. Suo padre, Eusebio, è un ricco proprietario terriero. Ancora ragazzo, dichiara: «Sono nato cristiano, da genitori cristiani e porto la croce di Cristo sulla fronte». Tuttavia non era stato battezzato, ma solo iscritto nel registro dei candidati al Battesimo. Mandato a scuola, trova un precettore, un certo Olibrius, che è severissimo e manesco. Lui è un ragazzo vivace, intelligente, brillante e insieme inquieto, turbolento, permaloso, suscettibile, ma anche di cuore buono e affettuoso.

Adolescente, i suoi genitori lo mandano a Roma a completare gli studi. Con maestri bravissimi impara l’arte del parlare, del discutere... e si fa una biblioteca personale copiando a mano le opere dei suoi autori prediletti: Plauto, Virgilio, Cicerone... Gli piace ballare, come i giovani del suo tempo, ma ha un immenso rispetto verso le ragazze di Roma. Ha uno spirito intensamente religioso, così che di domenica va a Messa e visita le catacombe dei martiri con i suoi amici migliori.

Nel 366, ventenne, riceve il Battesimo e si accosta la prima volta a ricevere con fervore Gesù Eucaristico. Quindi parte per Treviri al seguito dell’imperatore Valentiniano, a cercare un posto nella pubblica amministrazione. Ma a Treviri (Germania) scopre la vita monastica e si innamora profondamente di Gesù Cristo, come del suo unico amore. Per Gesù solo, rinuncia al mondo e farà altre “pazzie”. Per il momento, prende a interessarsi di letteratura cristiana. Ad Aquileia si unisce a un gruppo di ferventi cristiani attorno al vescovo Valeriano. Nel 374 parte per l’Oriente per farsi monaco.

Girolamo arriva ad Antiochia di Siria, accolto dal sacerdote Evagrio: è vita di preghiera e di studio, ma non è ancora quanto lui cerca. Nella Quaresima del 375, malato, si vede portato davanti al Giudice divino che lo interroga sulla sua Religione: «Sono cristiano», risponde. Ma il Giudice gli rinfaccia: «Tu sei ciceroniano, non cristiano». Allora rinuncia ai libri profani, si ritira nel deserto, a sud di Aleppo, e pratica una rude ascesi. Studia greco ed ebraico, si appassiona alla lettura della Bibbia. Si macera nel digiuno, tutto per essere davvero “cristiano”, cioè tutto di Cristo. 

“Sacra Scrittura, mio amore”

Si difende dai monaci ariani, quelli che, nonostante la condanna del Concilio di Nicea (325), pensano Gesù soltanto come uomo e non Dio. Nel 377, ad Antiochia, il vescovo Paolino lo ordina sacerdote. È al massimo della gioia. Prosegue gli studi biblici a Costantinopoli sotto la direzione di san Gregorio di Nazianzo. Nel 382 accompagna i vescovi Paolo di Antiochia ed Epifanio di Salamina a Roma presso il santo papa Damaso. Il quale, conoscendo la competenza e la vita santa di Girolamo, lo invita a iniziare una nuova traduzione della Bibbia in latino.

Ora la Bibbia è il suo amore, o meglio, Gesù solo, che la Bibbia annuncia a ogni riga, è il suo unico vero amore, sempre di più: «In manibus Libri, in oculis Jesus», come dirà sant’Agostino. Sulla base dei testi originali in ebraico e in greco, egli attuò la versione dei quattro Vangeli in latino, poi del Salterio e di gran parte dell’Antico Testamento... Così Girolamo offrirà una traduzione migliore che costituisce la cosiddetta “Vulgata”, il testo ufficiale della Chiesa latina.

Durante il soggiorno romano di Girolamo, una vedova romana, Marcella, si rivolge a lui come direttore spirituale. Nel palazzo di Marcella si raduna un centro di studi fatto da ricche donne cristiane: Marcellina, sorella di Ambrogio di Milano, Paola e le sue figlie Bresilla ed Eustochio, Paolina e altre. Molte di loro saranno venerate come sante. Girolamo le nutre con il frutto delle sue ricerche e la sua guida a voce e per lettera. In una epistola ad Eustochio scrive: «La Sposa di Cristo assomiglia all’arca dell’alleanza, è la custode della legge del Signore. Niente di estraneo, se non Gesù Cristo».

La lettera si diffonde e urta la società romana. Alcuni preti non proprio osservanti attaccano Girolamo come falsario e sacrilego. Lui risponde: «Se gli uomini mi interrogassero di più sulle Scritture, io parlerei di meno alle donne».

Papa Damaso muore l’11 dicembre 384. Girolamo si imbarca per l’Oriente nell’agosto 385 con alcuni monaci, per realizzare il suo antico sogno di vita monastica. Qualche tempo dopo, Paola e sua figlia Eustochio li raggiungono ad Antiochia. 

Nel 386 il gruppo si stabilisce a Betlemme, dove vengono costruiti due monasteri, uno per i monaci, l’altro per le monache, una torre fortificata e un ricovero per i pellegrini in Terra Santa. Girolamo riprende a studiare la Sacra Scrittura, a tradurre, a commentare. Paola dirige il cenobio femminile, Girolamo quello maschile, ma di entrambi è la sua guida spirituale, di stampo biblico. Per lui la Sacra Scrittura non si esaurisce in un libro dotto e santo, ma si compendia nel Cristo.

Nei suoi scritti, ci sono affermazioni apodittiche, quasi proverbiali: «Ama la Sacra Scrittura, e la vera Sapienza ti amerà: bisogna che la tua lingua conosca solo Cristo, che possa pronunciare solo Lui che è santo». «Ignorare la Scrittura è ignorare Cristo». «Ama la scienza della Scrittura, amala teneramente, ed essa ti custodirà». «Ama la scienza della Scrittura e non amerai i vizi della carne». Per lui, fondamentale criterio di interpretazione è seguire il Magistero della Chiesa. Così Girolamo ammonisce un confratello sacerdote: «Rimani con fermezza attaccato alla dottrina tradizionale che ti è stata insegnata, affinché tu possa esortare secondo retta dottrina e confutare quelli che la contraddicono». «Io sono unito alla Cattedra di Pietro».

Difensore della Fede

Nel suo tempo non mancano le eresie: ariani che negano Gesù come uomo-Dio, pelagiani che sostengono che non c’è bisogno della grazia di Dio per salvarsi; origenisti che negano l’Inferno eterno... Girolamo, con la sua penna affilata si fa difensore della vera Fede cattolica. La sua cella, da Betlemme, è un faro di luce per la Chiesa, per il mondo intero: a lui convergono le anime in cerca di guida e di santità. Ne scaturisce una corrispondenza con i più illustri spiriti del suo tempo.

Consigli bellissimi: «Preferirei che tu viva in una comunità e che tu non faccia maestro a te stesso». «Nulla piace tanto a Dio quanto l’obbedienza... che è la più eccelsa... anzi l’unica virtù». «Il vero tempio di Cristo è l’anima fedele, ornalo questo santuario e ricevi Cristo». «Vesti Cristo nei poveri, visitalo nei sofferenti, nutrilo negli affamati». «Amiamo anche noi Cristo, ricerchiamo sempre l’unione con Lui: allora ci sembrerà facile anche ciò che è difficile». San Girolamo richiama, per preservare l’anima in grazia di Dio, a fuggire dalle occasioni peccaminose, a escludere le amicizie equivoche o dissipanti. A una madre di famiglia raccomanda: «Tua figlia trovi in te la sua maestra, a te guardi con meraviglia la sua inesperta fanciullezza... né in te né in suo padre veda mai atteggiamenti che portino al peccato». 

Negli ultimi anni della sua vita, san Girolamo è aggravato da prove su prove. Nel 404 muore santa Paola, la sua fedele “figlia” spirituale. Nel 410, Alarico, re dei visigoti, invade l’Italia e saccheggia Roma. Girolamo avverte il crollo di un mondo, di un’epoca e ne geme: «In una sola città, tutto il mondo è perito». Viene devastato il convento di santa Marcella la quale viene torturata e ne muore. Nel 416, monaci pelagiani organizzano in Palestina una spedizione contro i monasteri guidati da Girolamo. Il quale scappa per un pelo alla morte. Non si perde d’animo e scrive: «La nostra casa è stata distrutta dalle persecuzioni degli eretici. Tuttavia Cristo è con noi. La dimora rimane piena di ricchezza spirituale. Meglio mendicare il proprio pane che perdere la fede».

Nel 418, improvvisamente muore Eustochio. Commenta Girolamo: «Lo spirito è ardente, ma è vinto dalla debolezza della vecchiaia». Scrive la sua ultima lettera ad Agostino d’Ippona e al suo amico Alipio: «Dio mi è testimone che, se potessi, prenderei ali di colomba per potervi abbracciare, tanto apprezzo la vostra virtù; ma lo farei ancora di più oggi, più che mai, per rallegrarmi con voi per la vittoria che avete riportato sull’eresia di Celestio (discepolo di Pelagio). Vi scongiuro di non dimenticarmi e prego il Signore di mantenervi in salute».

Le infermità lo bloccano a letto: è quasi cieco. Dolcemente va incontro a Dio il 30 settembre 420. da allora sono trascorsi 16 secoli. Poco prima di morire, aveva visto Gesù che gli chiedeva: «Girolamo, dammi qualcosa di tuo, che mi faccia felice...». «Gesù, ti do tutto ciò che ti piace, anche se sono un dalmata». « – conclude Gesù –, ma dammi ancora una volta la gioia di perdonarti i tuoi peccati». 

Di Girolamo si poteva dire ciò che lui stesso diceva di Nepoziano: «Lectione assidua, meditatione diurna, pectus suum bibliotecam fecerat Christi». Con lettura assidua, con la meditazione continua, del suo cuore aveva fatto la biblioteca di Cristo.

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