SPIRITUALITÀ
L’acqua benedetta. Un sacramentale in disuso
dal Numero 35 del 8 settembre 2013
di Clara Rossetti

Un elemento tanto “umile, prezioso e casto” è l’acqua. Ancor più impreziosita dalla benedizione del sacerdote, che ne fa un sacramentale, una piccola sorgente di grazia per sé, per le anime purganti e un potente aiuto contro il maligno. Perché non attingervi fervorosamente?

«Laudato, sii, mi Signore, per Sora Aqua, la quale è molto utile et umile et preziosa et casta» (FF 263).
San Francesco d’Assisi attribuisce all’acqua molta importanza e molte virtù; innanzitutto ringraziando il Signore per averla creata, la definisce molto utile. Noi ci accorgiamo della sua vitale importanza e preziosità, solo quando abbiamo molta sete, o nei periodi di siccità, o quando ci viene a mancare; invece, ne dovremmo sempre tener gran conto e non sprecarla. Ma forse è proprio perché è umile, nascosta e pronta subito a donarsi, che ne sottovalutiamo l’importanza. Ci dice che è preziosa: senza di essa l’uomo non può sopravvivere, e la terra perde la sua fertilità, divenendo una landa desolata. Sorella Acqua è casta: avete mai visto una sorgente di alta montagna? La sua acqua è purissima, di una casta freschezza.
Il Serafico san Francesco ha ringraziato l’Altissimo e Onnipotente Bon Signore di questo grande dono, un dono prezioso per la vita materiale, ma ancor più per quella spirituale: benedetta, infatti, dal sacerdote diventa l’acqua benedetta, un sacramentale oggi in disuso, ma non nel Medioevo...
È possibile immaginare con quale fervore egli avrà pensato all’acqua uscita dal Costato di Cristo, quell’acqua fonte della nostra Salvezza: «E subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34). Lo stesso fervore che lo accomuna alla sua parva plantula, santa Chiara d’Assisi, e che ci viene ben descritto da Sora Angeluccia, nel Processo di Canonizzazione: «Avendo una volta la preditta Madre madonna Chiara udito cantare dopo Pasqua vidi aquam egredientem de templo ex latere dextro, tanto se ne rallegrò e lo tenne a mente, che sempre, dopo mangiare e dopo Compieta se faceva dare a sé et alle Sore sue l’aqua benedetta, e diceva ad esse Sore: “Sorelle e figliole mie, sempre dovete recordare e tenere nella memoria vostra quella benedetta aqua, la quale uscì dal lato destro del nostro Signore Iesu Cristo pendente in croce”» (FF 3111).
L’uso di questo sacramentale è andato in disuso, tanto che nelle chiese le acquasantiere sono vuote e, purtroppo, trasandate. Invece, proprio oggi, in cui il mondo è posto ancor più sotto il maligno, ci dovrebbero essere nei luoghi sacri, non acquasantiere, ma vere e proprie botti, con file interminabili di fedeli, pronti ad attingere quest’acqua di vita soprannaturale.
Purtroppo i sacerdoti contemporanei, sottovalutando l’efficacia della sua potenza, che proviene da Dio e non dall’uomo, benedicono frettolosamente Sorella Acqua Benedetta, quando acconsentono alla richiesta di qualche devoto.
L’acqua, benedetta con il sale esorcizzato e la sua formula speciale, invece, è un potentissimo aiuto contro il maligno, per neutralizzarlo e tenerlo lontano. Si dice che prevenire è meglio che curare una malattia, quanto più nelle malattie dell’anima.
Una volta in tutte le case cristiane, erano appese delle acquasantiere, quasi immancabili nelle stanze da letto; la sera e la mattina, ogni buon cristiano si faceva il Segno della croce con l’acqua benedetta. E le mamme benedivano i loro figli prima che uscissero per andare a scuola, o se partivano per qualche viaggio.
In occasione dei Battesimi, delle Prime Comunioni, delle Cresime o dei Matrimoni, invece di regalare cianfrusaglie o chincaglieria, sarebbe una santa cosa regalare una bella acquasantiera!
Santa Teresa d’Avila aveva una grande venerazione per l’acqua benedetta; così scrive: «Ho sperimentato molte volte che non c’è mezzo più efficace dell’acqua benedetta per scacciare gli spiriti cattivi, e per impedire che ritornino. Essi fuggono davanti alla croce, ma poi ritornano. Vuol dire che l’acqua benedetta ha una forza speciale e straordinaria. Per me in particolare essa è sempre portatrice di una grande consolazione e la sento in me ogni volta che la uso. Questa non è immaginazione. L’ho provato molte volte e ho esaminato il fatto con attenzione. È come quando uno è bruciato da un’ardente sete e beve un bicchiere di acqua freschissima».
I santi hanno sempre fatto grande uso dell’acqua benedetta, per sé, per benedire le persone, gli oggetti, gli alimenti e per dare un po’ di refrigerio alle anime sante del Purgatorio. In alcuni monasteri, vige ancora oggi l’uso di benedire con l’acqua tutto ciò che la Provvidenza fa arrivare dentro le loro sacre mura, di aggiungerla agli impasti dei dolci che verranno offerti ai benefattori. Sono “santi usi” che sarebbe bene riprendere in ogni famiglia, soprattutto quando qualche membro bestemmia o si è incamminato su strade sbagliate. 
Un altro “santo uso” di questo sacramentale, consiste nel versarne qualche goccia, con l’intenzione di dare un po’ di refrigerio alle anime del Purgatorio. In alcuni cimiteri del Nord, vengono poste all’entrata due acquasantiere, con dei rametti di cipresso o di pino; le persone che si recano per far visita ai loro defunti, fanno un Segno di croce con il rametto, con l’intenzione di spargere l’acqua benedetta su tutte le anime dei defunti presenti in quel camposanto. Durante i funerali, poi, o nella camera ardente, vi è sempre un’acquasantiera e tutti quelli che vanno a salutare la salma la benedicono aspergendola con l’acqua santa.
Purtroppo, noi post-moderni sottovalutiamo l’importanza delle benedizioni, e di tutto il bene ad esse legato, e così non siamo capaci di apprezzare le benedizioni dei sacerdoti. La mistica Caterina Emmerich così scrive: «La benedizione del sacerdote penetra nel Purgatorio e porta refrigerio alle anime come rugiada celeste. Se qualcuno potesse vedere questo, come è capitato a me, certamente farebbe di tutto per procurare loro questo beneficio».
Benedizioni quindi per le anime sante del Purgatorio, ma anche benedizioni per le anime nostre, di noi pellegrini su questa terra; quando incontriamo un sacerdote, chiediamogli sempre una benedizione, personale o per i nostri cari. E possiamo farlo anche quando ci capita di sentirlo al telefono, o attraverso i mezzi di comunicazione, lettere, internet, ecc. La benedizione del sacerdote è efficacissima, le sue mani sono state consacrate per questo; infatti, durante l’Ordinazione sacerdotale il Vescovo le consacra con la seguente formula: «Benedici e santifica, Signore, con la tua unzione queste mani. Tutto ciò che queste mani benediranno sia benedetto, e quello che consacrano sia consacrato e santificato nel nome del Signore Gesù Cristo».
Ad una mistica tedesca che parlava con le anime del Purgatorio, apparve un giorno l’anima di un sacerdote defunto; aveva le mani completamente nere e si trovava in quello stato, perché si era rifiutato di dare benedizioni. Veniva dalla mistica a chiedere preghiere, invitandola a esortare i sacerdoti a non fare il suo stesso errore. Oggi, quante “mani nere” ci saranno in Purgatorio?
Ritornando a Sora Aqua Benedetta, è da notare che in molte apparizioni mariane, la Madonna ha fatto scaturire delle fonti di acqua dalle proprietà miracolose e curative. Il Signore ha voluto riporre nelle sue mani torrenti di grazie materiali e spirituali: «Ecco, io farò scorrere verso di essa [la Madonna], come un fiume di prosperità [le grazie]; come un torrente in piena la ricchezza [la Salvezza] dei popoli» (Is 66,10-14). L’acqua di Lourdes, ad esempio, questo fiume di acqua sgorgato dalla grotta di Massabielle; e tutti i fiumi di grazie scaturiti da quel santuario dei Pirenei, sono gli stessi fiumi di grazie sgorgati alle nozze di Cana, quando l’acqua si è miracolosamente trasformata in ottimo vino, grazie all’intervento, all’intercessione della Madre di Gesù. A Cana, a Lourdes, a Fatima, in ogni luogo, e soprattutto vicino ad ogni Tabernacolo c’è la Madre di Gesù; noi dobbiamo solo ascoltare ciò che Lei dice: «Fate tutto quello che vi dirà» (Gv 2,5). Allora fiumi di acqua viva inonderanno la nostra anima, e lo Spirito Santo c’insegnerà ogni cosa, cambiando l’acqua in vino buono.