SPIRITUALITÀ
L’abc dell’esistenza
dal Numero 8 del 21 febbraio 2021
di Paolo Risso

Un aereo accende i motori e spicca il volo. Il pilota conosce le leggi del volo, proprie dell’aereo, e rispettandole scrupolosamente sale in quota e giunge a destinazione. Così è l’uomo sulla pista della sua esistenza: può volare e giungere alla meta solo se rispetta le sue leggi; diversamente, è la morte.

Un giovane a un altro giovane: «L’unica regola che vale è questa: proibito proibire!». L’altro gli risponde: «D’accordo, allora io posso romperti la testa». Il primo replica che non è affatto d’accordo.
Una donna, in vista di una maternità difficile. Un’amica le dice: «Abortisci. Poi ci metti una pietra sopra». Quella: «Neppure per sogno! E i Comandamenti di Dio? La sua Legge? Quinto: “Non uccidere”».

L’uomo: una creatura

Fino a qualche anno fa, di gente così, si diceva giustamente: “Quello non ha né fede né legge”. Oggi, quelli che pensano e vivono così, sembrano diventati la norma. Capita sovente di sentir dire: «Io faccio ciò che voglio; sono io il padrone della mia vita, delle mie energie, del mio tempo. Io sono libero e signore di me». Ma i più non lo dicono, lo fanno. Sempre questa la “legge comune”.

Salvo poi a parlare di “valori” a ogni istante: responsabilità, socialità, comprensione, inclusione, ecc... che però non reggono mai e non si sa in quale “mercato” trovarli a buon prezzo. Eppure chi la sa lunga dice che questo è il “nuovo umanesimo”, in cui l’uomo sarebbe tutto. Presto, però, si scopre che si tratta di “disumanesimo”.

Dunque che fare? Occorre cominciare da capo, quasi all’alfabeto, dalla “scuola materna” dell’esistenza e risalire all’origine.

Nessun uomo è padrone e signore di se stesso. Tanto meno, nessuno è dio per se stesso né può pretendere di esserlo per gli altri. Infatti: sei nato; non sei stato tu a darti la vita da solo. Ti viene da altri, la cui vita deriva ancora da altri e così via. Un giorno moriremo: non possiamo tenerci la vita un istante di più di quel che è stabilito. “Universa lex est quae iubet nasci et mori” (= c’è una legge universale che stabilisce di nascere e di morire). Inutile dimenticarlo, non pensarci, non parlarne. È così.

Durante la nostra esistenza, sono molteplici le cose che non possiamo dominare: tanti fatti della natura, le malattie, gli incidenti, diversi limiti. Ieri non c’eravamo, oggi ci siamo, limitati nel tempo; domani non ci saremo più in questo mondo. Non è un dio l’uomo, neppure un semi-dio né un super-uomo. È una fragile creatura, l’uomo. È l’opera di qualcun altro. Non viene da sé, nasce da un altro.

Nessun uomo è legge per se stesso. Dentro l’uomo – dentro di te –, c’è una Legge più grande dell’uomo. Non è “l’imperativo categorico” che si basa sull’uomo, ma quello che si fonda su un Altro: Dio, sì Dio!

Un solo Dio

All’aeroporto, un aereo bellissimo accende i motori, rulla sulla pista, spicca il volo verso i cieli, destinazione Tokio, 25mila chilometri di volo. C’è un pilota che conosce le leggi del volo, proprie dell’aereo e, rispettandole scrupolosamente, sale in quota e giunge alla meta. Se non rispettasse le leggi del volo, precipiterebbe negli abissi. Il pilota è libero, è “signore” del volo, solo se rispetta quelle leggi, diversamente è la morte.

Anche l’uomo porta dentro di sé una legge naturale che gli dice qual è la strada da percorrere nella sua esistenza. Questa legge non gliel’hanno data i preti per tenerlo tranquillo e sottomesso al potere, e non gliel’hanno data i capi di Stato per garantire la quiete pubblica. Non è come dice un proverbio piemontese: “Perché tutti siano quieti / furono chiamati pure preti”.

Questa legge è radicata nel cuore dell’uomo, nella sua coscienza. Quando l’uomo la trasgredisce, se non è diventato bruto, sente il rimorso. Quando l’uomo la osserva, ne sente l’approvazione. Come dice padre Brown di Chesterton, a chi chiede «dov’è Dio?»: «Dio è lì dove ti fa male [dove senti il rimorso del peccato]», o dove provi gioia, perché gli hai obbedito.

Questa Legge è nell’uomo, ma viene solo da Dio, il Creatore della vita, Colui che stabilisce la Legge per ogni creatura.

L’aereo decolla dalla pista e vola alto, solo se il pilota segue la legge del volo. Così l’uomo sulla pista della sua esistenza, può riuscire, può “volare”, solo se osserva la Legge che è in lui e che viene da Dio.
Questa Legge è costituita dai dieci Comandamenti di Dio. È Legge di ieri, di oggi e di sempre. È Legge che non cambia mai, è Legge eterna, che rivela ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è la rettitudine (la giustizia, la santità) e il peccato.

Il primo Comandamento, quello che fonda tutti gli altri e che ordina la prima virtù dell’uomo, “la virtù di religione”, che comprende tutte le virtù, che obbliga l’uomo a riconoscere il legame (= religione, appunto), suona perentorio: «Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori di me».

Qui sta la verità prima: Dio, solo Dio è il Signore; l’assoluto, è Dio. L’uomo non può far la legge per se stesso, perché la Legge viene soltanto dal Creatore dell’uomo e del mondo. L’uomo non può essere uomo e si abbrutisce, quando nega questa verità primaria, elementare, fondamentale. La Legge di Dio è “la costituzione” dell’uomo, la Legge che fonda l’uomo e la società. Se non lo è nella pratica, è la più grande sventura, lo sfacelo della vita e della civiltà.

Convertiamoci a Lui

Una prova? “Se Dio non c’è, tutto è permesso”. Lo sentivano già gli antichi, fin dall’inizio del mondo; lo dice chiaro Fedor Dostoevskij; lo sperimentiamo noi, ogni giorno, quando viviamo come se Dio non ci fosse.

Esempi? Proviamo a eliminare il quarto Comandamento: «Onora il padre e la madre». Il risultato è la disgregazione della famiglia con i figli abbandonati a se stessi. Eliminiamo il quinto Comandamento: «Non uccidere». Ne deriva la soppressione dei più deboli, con l’aborto fin dal seno materno, le guerre, i campi di sterminio, la società diventata giungla o peggio.

Togliamo il sesto Comandamento: «Non commettere atti impuri». Il risultato l’abbiamo ogni giorno sott’occhio: il bambino, il giovane, l’uomo, la donna ridotti a strumento di piacere, di sfruttamento, il mercato del corpo.
Questo è l’uomo, questo il mondo senza Dio e senza i suoi Comandamenti. “L’uomo della pietra e della fionda”, “il mondo senza amore e senza Cristo” come constata Salvatore Quasimodo nel testo Uomo del mio tempo. Quando calpestiamo i Comandamenti di Dio, offendiamo Dio con il peccato e distruggiamo la nostra dignità. Il peccato è la rottura di questo ordine, di questa armonia stabilita da Dio, è la disgrazia più grave per noi. È la nostra perdizione eterna all’Inferno, nell’aldilà. È l’irreparabile, è il fallimento totale dell’umanità, tant’è che per riparare il peccato è stato necessario che il Figlio di Dio si facesse uomo e soffrisse e morisse sulla croce: Gesù Cristo!
Non è un tiranno Dio, a darci la sua Legge eterna, ma l’uomo, senza la sua Legge, diventa il peggiore tiranno di per sé e per gli altri. Basta aprire gli occhi per vedere: non c’è bisogno di pensare tanto, per accorgersene.
Dio non può mai accettare il peccato perché il peccato è l’anti-Dio, il rifiuto di Lui, e quando noi ci infischiamo anche della sua misericordia che chiama a conversione, Egli punisce il peccatore con l’Inferno nell’aldilà, e spesso anche in questa vita con qualche giusto castigo, al solo fine di farci emendare e spingerci alla conversione. “Deus non irridetur” (Gal 6,7). Dio non si lascia deridere né prendere in giro; come illustra la Sacra Scrittura e la storia dimostra in abbondanza. Ma, in fondo a ben pensarci, è l’uomo stesso che sceglie il castigo nel tempo e nell’eternità.
Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, non ha abolito neppure una virgola dei Comandamenti di Dio, ma li ha confermati e perfezionati chiamandoci ad essere fedeli a Lui non solo con le parole e con i fatti, ma con il cuore, l’intimo nostro posseduto da Lui nel suo amore.
Ne scaturisce che la nostra fedeltà alla sua Legge, sempre giovane, sempre viva, sempre vera, sempre attuale, perché eterna come Dio, è la via unica per costruire il mondo a immagine di Dio, la vera civiltà dell’amore e della verità, e per giungere a Lui nell’eternità.
Perché Dio che è Padre, non solo indica la via (= i Comandamenti), ma ci dà la vita (= Gesù e il suo Spirito) per viverli, e il premio se li avremo osservati: il Paradiso. “Chi mi ama – ha detto Gesù –, osserva i miei comandamenti” (cf. Gv 14,15).
Di qui il grido di Gesù, il grido della Chiesa, fedele a Gesù, che risuona nei secoli e che deve risuonare sempre (chiediamo ai nostri preti, di farlo risuonare con potenza): “Convertitevi. Cambiate vita! Se non vi convertirete, perirete tutti” (cf. Lc 13,3-5).

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