SPIRITUALITÀ
Chi è il Direttore spirituale?
dal Numero 42 del 1 novembre 2020
di Padre Alessandro M. Apollonio, FI

Sempre seguendo il pensiero del nostro teologo francescano, e secondo l’interpretazione comune delle leggi ecclesiastiche in materia, consideriamo la figura del direttore spirituale e il rapporto esistente tra il suo ufficio e quello del Confessore.

Il direttore spirituale è colui al quale ci si affida, dopo avergli manifestata la propria coscienza, per essere diretti, affinché Cristo sia formato nella propria vita e nei propri comportamenti. Analizziamo questa definizione.

1) Ci si affida: individualmente, perché la direzione spirituale è personale e persegue la santificazione della persona singola. Il direttore non è imposto con autorità da alcun superiore, ma è scelto spontaneamente da colui che desidera essere diretto (in alcuni casi, come in seminario o monastero, può essere proposto, ma non imposto; cf. Diritto Canonico).

2) Abitualmente: non c’è direzione spirituale, nel vero senso della parola, se uno manifesta ad un altro solo occasionalmente e di sfuggita la propria coscienza, per chiedere consiglio, anche se forse con molto frutto; c’è vera direzione spirituale solo se ciò avviene abitualmente.

3) Per essere diretto: sia con l’istruzione per mezzo dell’applicazione in concreto dei principi della vita spirituale; sia con l’esortazione, per mezzo di idonei incitamenti, a muovere la volontà a eseguire l’istruzione pratica.

4) Affinché sia formato Cristo: lo scopo della direzione spirituale è il progresso morale, affinché sia formato Cristo nel figlio spirituale e, perciò, comprende tutto quello che favorisce tale progresso.

Teoricamente parlando, considerata in se stessa, la nozione di direttore spirituale non è identica alla nozione di confessore. Questi due uffici, perciò, sono separabili, e non è esclusa la possibilità che un laico o una donna possano dirigere qualche anima. La storia della Chiesa, infatti, attesta che a volte la direzione spirituale fosse stata esercitata da non sacerdoti, come ad esempio, san Francesco d’Assisi, santa Angela da Foligno, santa Caterina da Siena, santa Teresa di Gesù (ai nostri giorni: fratel Gino Burresi – prima dell’Ordinazione –, madre Anna Maria Canopi, ecc.). In tali casi, però, le qualità del direttore devono essere più eccellenti.

Almeno praticamente, però, conviene che la funzione di direttore sia espletata da un sacerdote, il quale sia, come accade più spesso, anche il confessore ordinario. Le ragioni di ciò, sono interne e esterne.

Ragioni interne: perché tra i due ministeri c’è una relazione intima. Il confessore è per ufficio dispensatore dei misteri di Dio e della grazia e, perciò, in virtù dello stato sacerdotale e del suo ufficio ha la grazia di stato, che è al di fuori dell’atto dell’amministrazione dei sacramenti, e che tanto più difficilmente si suppone nel laico. Inoltre, secondo la generale economia dell’ordine soprannaturale, il sacerdote o il confessore che ha ricevuto una speciale preparazione spirituale, sia scientifico-teologica, sia spirituale, è il maestro e il formatore della coscienza dei fedeli. Il confessore, inoltre, ha una vera autorità, che il direttore spirituale non si può dire che abbia e, perciò, più facilmente conserva la serietà, la brevità e una certa distanza verso l’anima da dirigere, la qual cosa è di grande importanza, soprattutto se la persona diretta è dell’altro sesso. Il diretto, è obbligato a manifestare la propria coscienza almeno una volta, la qual cosa gli riuscirà tanto più gradita, se avverrà nella Confessione sacramentale, dove vige il sigillo del segreto sacramentale, che premunisce da ogni possibile abuso. Anche il confessionale è il luogo più conveniente per la direzione spirituale, soprattutto se si tratta di persona dell’altro sesso. La prassi della Chiesa attuale, perciò, non favorisce la direzione spirituale da parte di laici.

La ragione esterna, è desunta da sant’Alfonso, secondo il quale il confessore non è chiamato solo a sradicare i vizi, ma anche a impiantare le virtù. Perciò, se il confessore vede che qualche penitente vive costantemente in stato di grazia, deve cercare di condurlo sulla via della perfezione del divino amore.

A favore della separazione degli uffici, tuttavia, si può addurre la legge ecclesiastica che permette ai superiori di fungere da direttore spirituale, in caso di spontanea richiesta, ma non di confessore ordinario dei propri sottoposti.

Ci può essere anche il caso in cui l’ufficio del direttore sia convenientemente separato dall’ufficio del confessore, se il confessore ordinario fosse davvero inetto alla direzione spirituale di alcune anime, il che può succedere, per esempio, con le monache di stretta clausura, oppure se il direttore spirituale nel quale uno confida pienamente, non possa fungere anche da confessore, o quando la direzione spirituale avvenga per via epistolare.

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