SPIRITUALITÀ
I fioretti di Padre Cruz
dal Numero 40 del 18 ottobre 2020
di Nuno Pereira

Pochi conoscono il “padre Pio” del Portogallo, padre Francesco Cruz, oggi servo di Dio. Alcuni episodi della sua santa vita affascineranno i lettori attirandoli alla scoperta di questa figura sacerdotale luminosa.

Nel XX secolo, padre Francesco Cruz fu per il Portogallo quello che padre Pio da Pietrelcina fu per l’Italia. Differenti situazioni sociali, differenti carismi, ma identico amore a Dio e alle anime, spinto fino al sacrificio totale di sé.

Nacque il 29 giugno 1859 ad Alcochete, cittadina situata sulla riva sinistra dell’ampio estuario del fiume Tago, quasi di fronte a Lisbona, capitale del Portogallo. Era il quarto di una famiglia profondamente cattolica. Il padre era commerciante di legname.

Conclusi gli studi superiori e universitari a Coimbra, sente la vocazione sacerdotale e vi corrisponde dopo qualche esitazione. Ordinato sacerdote, desidera entrare nella Compagnia di Gesù, ma questo suo desiderio sarà coronato solo alla fine della sua lunga e operosa vita.

Dopo aver svolto vari incarichi come prete diocesano, il vescovo gli affida l’apostolato della predicazione itinerante. Percorre instancabilmente tutto il Portogallo predicando tridui, novene, quaresime, confessando nelle parrocchie per giornate intere, visitando carceri e ospedali, distribuendo ai poveri il fiume di offerte che gli arrivava dalla carità dei fedeli. Nel 1913 si trovava a Fatima, dove ricevette la Prima Confessione di Lucia dos Santos (la futura veggente di Fatima), e la presentò al parroco come idonea alla Prima Comunione, nonostante non avesse ancora compiuti i 7 anni previsti dal Diritto Canonico. Sin dai primi tempi, credette nell’origine soprannaturale delle apparizioni di Fatima, e ne divenne un fervoroso sostenitore. Morì con fama universale di santità il 1° ottobre 1948.

Si spostava con il treno o con passaggi di fortuna. Due episodi rivelano il suo amore “contagioso” per la preghiera.

Una volta in treno, stava seduto davanti a due signore che conversavano tra loro. Lui a pregare il Rosario. Ad un certo momento, una delle due gli chiede: «Reverendo, lei non si stanca mai di pregare?». Risposta: «E voi non vi stancate mai di chiacchierare?». Era un invito, scherzoso ma vibrante, a non perdere tempo e a pregare di più.

Cosa direbbe oggi padre Cruz a quelli che passano ore, giorni e nottate, sui social network, e non trovano il tempo per le preghiere del mattino e della sera, né, tanto meno, per recitare il Santo Rosario?

Nel 1923, il cardinale patriarca Mendes Belo, mentre rientrava a Lisbona, in automobile, dopo una faticosa visita pastorale, incontra padre Cruz che gli chiede un passaggio. Avevano fatto pochi metri, ed ecco che padre Cruz rompe il silenzio: «Io oggi non ho ancora recitato il mio rosariuccio. Con il suo permesso, vorrei recitarlo solo per me stesso, poiché sua Eminenza sarà molto stanco, come anche gli altri padri». Ricevuta l’approvazione, padre Cruz comincia a voce alta: «Deus in adiutorium meum intende...» (O Dio vieni a salvarmi...) e si ferma come per aspettare di essere accompagnato. Era evidente la volontà di stimolare discretamente alla preghiera il Cardinale e i suoi accompagnatori. La risposta non si fece aspettare a lungo e, così, la preghiera continuò, da una parte padre Cruz che conduceva, dall’altra i prelati che rispondevano. Dopo due ore di viaggio, l’automobile entrava finalmente nell’atrio del palazzo episcopale. Padre Cruz stava al quinto mistero del nono Rosario. Tutti si fermarono. Allora, rivolgendosi al Cardinale, padre Cruz disse: «Se Sua Eminenza permette, finiamo questo rosario, perché manca solo un mistero». Senza aspettare risposta, continuò la decina. Dopo la Salve Regina, recitò ancora la preghiera a san Giuseppe, il Memorare, l’Atto di Consacrazione alla Madonna, le Litanie lauretane con la loro preghiera finale. Poi chiese la benedizione al Patriarca, e scese dall’automobile. Ma nel tratto di strada per arrivare al suo alloggio, vedendo aperta una chiesa, padre Cruz vi entrò. Era il momento della Benedizione eucaristica. La ricevette con devozione, poi condusse ad alta voce le preghiere finali dei fedeli e, senza dare il tempo di uscire dalla chiesa, invitò tutti i fedeli presenti a fare con lui la Via Crucis, in ringraziamento per tutti i benefici ricevuti in quella giornata.

La preghiera continua di padre Cruz lo preservava dai pericoli che incontrava nelle sue continue peregrinazioni apostoliche.

Durante la guerra civile portoghese, più volte rischiò di morire, vittima dell’odio anticattolico dei rivoluzionari social-comunisti. Su di lui, però, vigilava lo sguardo protettivo di Maria Santissima. Rimase celebre un caso occorso a Setúbal.

Terminata la riunione con le Figlie di Maria, padre Cruz si recò alla stazione per prendere il treno e rientrare a casa. Lungo il tragitto, gli venne incontro un tipo piuttosto losco, che gli chiese di seguirlo, perché c’era un ammalato da confessare, in un quartiere della periferia. Padre Cruz non sapeva dire di no in casi del genere, nonostante la stanchezza e l’ora tarda. Entrò da solo nella stanza del malato e, con dolore e sorpresa, lo trovò già morto, nel suo letto. Dopo aver fatte alcune orazioni sul cadavere, uscì e disse all’uomo che lo aveva accompagnato: «Purtroppo, non siamo arrivati in tempo. È già morto».

Come se fosse colpito da un fulmine, quell’uomo gli cadde ai piedi, pallido e tremante, chiedendo perdono. Alla fine spiegò il mistero: «Tutto era stato combinato per uccidere padre Cruz. Quell’uomo nel letto, lo doveva uccidere». Come prova, gli mostrò la pistola che l’altro aveva nascosta sotto le coperte. Padre Cruz, in tutta risposta, gli disse: «Io ti perdono, ma va’ a farti perdonare anche da parte di Dio».

Anche questo invito del servo di Dio padre Francesco Cruz, al perdono e alla Confessione sacramentale, vale per tutti noi.

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