SPIRITUALITÀ
Santa Ildegarda di Bingen e la visione profetica sulla Chiesa
dal Numero 35 del 13 settembre 2020
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

“Una grande donna “profetessa”, che parla con grande attualità anche oggi a noi, con la sua coraggiosa capacità di discernere i segni dei tempi, con il suo amore per il creato, la sua medicina, la sua poesia, la sua musica, il suo amore per Cristo e per la Sua Chiesa, sofferente anche in quel tempo, ferita anche in quel tempo dai peccati dei preti e dei laici, e tanto più amata come corpo di Cristo” (Benedetto XVI)

Santa Ildegarda nacque a Bermersheim nel 1098, ultima di dieci figli. Il suo nome di Battesimo, tradotto letteralmente, significa «colei che è audace in battaglia». Tra il 1147 e il 1150, sul monte di San Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fondò il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume. È un’anima delicata e soggetta a malattie e malanni fisici, tuttavia, raggiunse l’età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da missioni affidatele da Dio. È stata una figura intellettualmente lungimirante e spiritualmente forte; le sue visioni, trascritte in appunti e poi in libri organici, l’hanno resa celebre anche al di fuori della Chiesa Cattolica. In vita è stata interpellata per consigli e aiuto da personalità del tempo, non solo di Chiesa. Sono documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d’Alsazia, san Bernardo, Eugenio III. Negli anni della maturità intraprese numerosi viaggi per visitare monasteri, che avevano chiesto il suo intervento e per predicare nelle piazze, come a Treviri, Metz e Colonia. Morì il 17 settembre 1179.

Gli insegnamenti teologici, filosofici e scientifici di santa Ildegarda – dove fede e ragione si armonizzano mirabilmente –, sono di un’attualità sorprendente e irrompono nel nostro presente desolato, deturpato, alluvionato da crimini, diavolerie, peccati e oscenità di ogni sorta. Va, certo, considerato provvidenziale il suo recupero da parte di Benedetto XVI, che ha riproposto, con alcune catechesi dedicate alla Santa teutonica e proclamandola Dottore della Chiesa (7 ottobre 2012), insegnamenti, visioni e profezie, queste ultime riguardanti anche la crisi della Chiesa.

Il 10 maggio 2012, quando Ildegarda (già venerata come santa) venne canonizzata per equipollenza, papa Benedetto XVI sottolineò, davanti alla Curia romana, la lotta in favore della Chiesa da parte di questa ammirabile Monaca benedettina, affermando: «Nella visione di sant’Ildegarda il volto della Chiesa è coperto di polvere ed è così che noi l’abbiamo visto».

Segnata dalla malattia e anche dall’età Ildegarda di Bingen, descritta minuta e sottile, dagli occhi severi e buoni parlava, nei suoi discorsi, soprattutto della negligenza degli ecclesiastici e molti di loro non solo prestavano attenzione alle sue affermazioni, ma raccoglievano con benevolenza i materni richiami. Parlando della Chiesa denunciava continuamente i mali in essa presenti, tuonando con espressioni di una forza eccezionale. Soffriva per la Chiesa e offriva le sue sofferenze per suo amore. Nella lettera che scrisse dopo il suo ultimo viaggio (1161-1163) al decano Werner della confraternita di Kirchheim troviamo una visione profetica che, nel suo simbolismo, offre un quadro non solo e non soprattutto della situazione della Chiesa al suo tempo ma, più precisamente, di quella del futuro: sarà il nostro?... Leggiamola e meditiamola: «Nel 1170 dopo l’incarnazione del Signore, mentre giacevo sul letto della malattia da lungo tempo, desta nel corpo e nello spirito, vidi la figura di una bellissima donna. Squisitamente leggiadra, attraente per la sua amorevolezza, possedeva una tale bellezza che l’umano intelletto non può afferrare. La sua figura si elevava dalla terra al cielo. Il suo viso luccicava di sommo splendore. Con gli occhi fissava l’interno del cielo. Era vestita con un abito luminoso di seta bianca e un mantello ornato con pietre preziose – smeraldi e zaffiri – con perle e perline. Ai piedi aveva calzari di onice. Ma il suo viso era cosparso di polvere, la sua veste lacerata sul lato destro. Anche il mantello aveva perso la sua pregiata bellezza. E i calzari erano sporchi in superficie. Con voce forte e addolorata gridava verso il cielo e diceva: “Tendi l’orecchio, o cielo, il mio volto è macchiato! Sii in lutto, o terra, la mia veste è lacerata! Trema, o abisso, i miei calzari sono insudiciati! Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo il loro nido, ma io non ho alcun aiuto e conforto, né vincastro cui appoggiarmi e che mi sorregga”.

E ancora diceva: “Sono stata nascosta nel cuore del Padre fino al momento in cui il Figlio dell’uomo, concepito e nato da Vergine, ha versato il suo sangue. Con questo sangue, sua dote, mi ha preso in sposa perché io generassi nuovamente dall’acqua e dallo spirito [con il Battesimo] coloro che sono stati contaminati dal veleno del serpente. I miei assistenti, i sacerdoti, che dovrebbero fare in modo che il mio volto splenda come l’amore, che la mia veste sia luminosa come il lampo, che il mio mantello brilli come le pietre preziose e che i miei calzari luccichino chiari, hanno gettato il mio viso nella polvere, lacerato la mia veste, oscurato il mio mantello e annerito i miei calzari. Coloro che avrebbero dovuto abbellirmi tutta, mi hanno infedelmente abbandonata. Imbrattano il mio volto quando, affetti dall’impurità dei loro smodati costumi, dallo sporco fetidume della prostituzione e dell’adulterio, dalla irruente avidità della peggior specie nella compravendita di ogni possibile cosa sconveniente, celebrano il mistero e ricevono il corpo e il sangue di mio Figlio. E così lo insudiciano, come se un bambino venisse posto in mezzo agli escrementi dei maiali. Le stimmate del mio Sposo [Cristo] restano aperte finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio il fatto che le ferite di Cristo restino aperte è da imputare agli ecclesiastici. Essi, che dovrebbero rendermi pura e splendente e che dovrebbero servirmi nella purezza, cambiano una chiesa dopo l’altra per smodata avidità [acquistando posizioni migliori]. Poi lacerano le mie vesti in quanto trasgressori della legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. E sottraggono splendore al mio mantello poiché in ogni cosa trascurano i precetti loro imposti. Non li adempiono, né nell’intenzione né nell’esecuzione – con la temperanza dello smeraldo –, né con altre opere buone e giuste, dunque Dio non viene magnificato né con questa né con altre pietre preziose. Insudiciano i miei calzari in superficie perché non rispettano i sentieri diritti, vale a dire duri e scabrosi, della giustizia e non sono di buon esempio neppure per i loro inferiori. Tuttavia, sotto ai miei calzari – in certo qual modo dal mio mistero – trovo in taluni lo splendore della verità”.

E udii una voce dal cielo che diceva: “Questa immagine raffigura la Chiesa. Or dunque tu, creatura umana, che vedi e ascolti questi lamenti, annuncialo agli ecclesiastici che sono ordinati per guidare e ammaestrare il popolo di Dio e ai quali vien detto, come agli apostoli: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura! Infatti, quando Dio creò l’uomo, racchiuse in lui l’intera creazione, come si racchiudono il tempo e i giorni di un anno intero su un piccolo pezzo di pergamena”.

Un’altra volta io, donna misera, vidi una spada sguainata sospesa in aria. Una lama era rivolta verso il cielo, l’altra verso la terra. Tale spada era stesa sopra gli uomini spirituali, di cui un tempo il profeta aveva preannunciato, gridando con gran meraviglia: “Chi sono costoro che volano come nubi e come colombe verso la loro rovina?”. Queste persone infatti sono elevate da terra perché prescelte tra tutto il popolo. Esse dovrebbero vivere in santità e comportarsi e agire con la semplicità delle colombe. E vidi che la spada distruggeva alcune dimore di questi ecclesiastici come, un tempo, dopo la morte del Signore, era stata distrutta Gerusalemme. Ma vidi anche che in questa tribolazione Dio serbò per sé molti uomini timorati, sacerdoti puri e semplici, come rispose al profeta Elia dicendo che voleva risparmiare settemila uomini in Israele che non avessero piegato le loro ginocchia davanti al Dio di Baal. Possa ora invece riversarsi su di voi il fuoco inestinguibile dello Spirito Santo affinché voi scegliate la parte migliore» (1).

Nota

1) Cristina Siccardi, Ildegarda di Bingen. Mistica e scienziata, Paoline, Milano 2012, pp. 181-183.

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