SPIRITUALITÀ
Quando diciamo: “Per Cristo nostro Signore”
dal Numero 30 del 26 luglio 2020
di Paolo Risso

Le orazioni della Liturgia esprimono in maniera puntuale e coinvolgente la verità della nostra Fede per cui Cristo è al centro della nostra vita e della nostra preghiera. è Lui l’unico Mediatore tra noi e la Trinità, e lo riconosciamo ogni volta che preghiamo con la Liturgia della Chiesa.

La Chiesa ha composto, oltre la parte comune – ordinaria – della Messa, la parte propria che contiene sempre un riferimento particolare alla festa del giorno. Queste orazioni – la colletta, sulle offerte, dopo la Comunione – così brevi, ma così belle, ci offrono ogni volta un vero argomento di meditazione. Siamo stupiti nel constatare la profondità con cui la Chiesa ha pensato queste orazioni, mettendo ogni giorno a nostra disposizione una verità di Fede.

I fini della Messa

In tutte queste preghiere, si trovano sempre i quattro fini del Santo Sacrificio della Messa. Il primo fine, detto latreutico, è il culto di latria, il culto dell’adorazione a Dio, unico Creatore, Signore e Padre. Gesù è il primo adoratore del Padre, l’unico adoratore degno del Padre. Il secondo fine è quello “eucaristico”, cioè il rendimento di grazie, per tutti i doni che Dio ci elargisce.

Quindi c’è il fine propiziatorio, espiatorio, che è essenziale. E questo è negato dai protestanti, i quali non accettano che il Sacrificio della Messa sia un Sacrificio espiatorio. Essi accettano che sia un Sacrificio di rendimento di grazie. Essi non rifiutano la “formula”, ma negano assolutamente il suo carattere di “Sacrificio espiatorio”. Per questo chiamano l’Eucaristia “la Cena del Signore”, ma non usano la parola “Messa”, dall’ebraico “Missah”, che significa appunto “Sacrificio di espiazione”.

I protestanti pretendono di affermare che tutto è stato compiuto da Gesù sul Calvario e che dopo non si dà ripresentazione del Sacrificio. Per loro, non si dà “applicazione individuale” del Sacrificio, se non per un sentimento interiore di fiducia in Dio.

La “fede” protestante non è il Cattolicesimo. È un sentimento di fiducia, sentimento naturale, di confidenza davanti a Dio solo. Non è la adesione dell’intelligenza, poi di tutta la persona, a delle verità rivelate che si appoggiano all’autorità di Dio, del Figlio suo Gesù Cristo, che si rivela.

Questa è la definizione della Fede cattolica: è l’obbedienza della nostra intelligenza – e della nostra persona – a delle verità oggettive che ci sono date dalla Rivelazione divina, da Gesù Figlio di Dio e rivelatore di Dio, del “mondo di Dio”. Per i protestanti si tratta invece di un sentimento di fiducia verso il Signore: non c’è da preoccuparsi della propria salvezza, la quale verrà da sola. E così rifiutano il fine propiziatorio della Messa: non c’è bisogno di alcuna espiazione, c’è solo bisogno di fiducia in Dio.

Infine il quarto fine della Messa è quello impetratorio, l’espressione della domanda delle grazie, in primo luogo della “grazia divina”, la grazia della nostra salvezza, che Gesù ci ottiene, Lui sempre vivo a intercedere per noi. Così la Messa è offerta “per i vivi e per i defunti”, anche per le necessità temporali di cui abbiamo bisogno.

Ecco in sintesi, i quattro fini del Sacrificio della Messa sono essenziali per il Cattolicesimo: il fine di adorazione, di lode, propiziatorio e impetratorio. Tutti i testi della Liturgia possono essere ricondotti a questi fini, all’uno o all’altro di questi fini. Ora è l’adorazione che predomina, ora l’azione di grazie, ora la presentazione delle nostre miserie, dei nostri peccati, l’appello alla misericordia di Dio, e infine le richieste per tutti i beni di cui abbiamo bisogno.

Non solo teismo

Ciò è fatto con tale arte, con tale cura materna dalla Chiesa che si risveglia nei nostri cuori il sentimento di essere davanti al Signore stesso. La Liturgia è una vera meraviglia.

Noi conosciamo la preoccupazione di dom Guéranger di proteggere, con tutto ciò che occorre, questa Sorgente straordinaria di grazie che è la santa Liturgia, sorgente fondamentale della vita della Chiesa. Quando ci sono deviazioni liturgiche, ormai piuttosto diffuse, i fedeli rischiano di non ricevere le grazie cui hanno diritto e di cui hanno bisogno.

In tutta la Liturgia la conclusione delle nostre preghiere è sempre “Per nostro Signore Gesù Cristo...”, “Con nostro Signore Gesù Cristo”, “In nostro Signore Gesù Cristo”.

La Chiesa si guarda bene dal limitarsi a una religione puramente teista, nella quale Nostro Signore Gesù Cristo non interverrebbe affatto. Il Cattolicesimo è tutt’altro che puro teismo (= il culto vago del buon Dio, un Dio vago, un Dio di cui non sappiamo se c’entri con noi!), ma per la Chiesa Gesù Cristo è tutto: è il suo Sposo mistico e la Chiesa si guarda bene dal dimenticarlo. Essa prega sempre “Per Christum Dominum nostrum”, “per Cristo nostro Signore”, perché Cristo è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini. Non si ottiene né salvezza né grazia all’infuori di Gesù Cristo.

La Chiesa ci tiene a insistere: ogni grazia ci viene da Nostro Signore Gesù Cristo; tutto deve ritornare a Dio per mezzo di Lui. Egli è davvero l’unico Mediatore: non ce n’è un altro. Noi siamo chiamati a passare tramite Lui, sia per ricevere, sia per donare, se noi possiamo donare qualcosa a Dio: dare la nostra adorazione, la nostra lode, la nostra oblazione, il nostro grazie a Dio, tutto non può avvenire che per mezzo di Nostro Signore Gesù Cristo.

È tramite questo che si approfondisce sempre la nostra Fede, per questa insistenza che la Chiesa porta senza posa sulla mediazione salvifica di Nostro Signore Gesù Cristo. Egli è il nostro unico Salvatore. Egli è la nostra salvezza. Sta qui la verità di Fede, capitale, essenziale.

Se mettessimo Gesù Cristo da parte, senza dargli alcuna importanza, la nostra vita non avrebbe più alcun senso. Non si tratta solo della nostra vita personale, spirituale, interiore, ma della nostra vita tutta intera, professionale, familiare, sociale, della vita stessa della società, della civiltà, che si disgrega quando non si appoggia a Gesù Cristo, quando non apre la porta a Lui e non lo lascia entrare.

La vita degli uomini non ha alcun senso se Gesù Cristo è scartato, è eliminato. La Liturgia, giustamente, ci abilita a chiedere tutto per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, anche i benefici di cui abbiamo bisogno nella vita sociale e politica.

Gesù Cristo è vera, profondissima realtà: Egli vive, occorre che Egli viva. Occorre che Egli regni, occorre che siamo a suo servizio affinché venga il suo regno. E per questo, è indispensabile avere una fede profonda in Nostro Signore, che è l’uomo-Dio.

Uno della Santissima Trinità

Nell’intimità dell’uomo-Dio troviamo la Santissima Trinità. Gesù, godendo della visione beatifica nella sua intelligenza umana, viveva dunque della gloria della Santissima Trinità. Ed essendo Figlio di Dio, Dio Lui stesso, a più forte ragione, nella sua natura divina, c’è la vita della Santissima Trinità.

La vita intima della Santissima Trinità è il primo dei nostri dogmi, il dogma di base ed essenziale della nostra Fede. È impossibile essere cattolici, essere cristiani, se non si ha la fede in Nostro Signore, dunque la fede nella Santissima Trinità. Gesù è appunto una delle tre Persone della Trinità. Non si può credere nella Trinità senza credere in Nostro Signore.

Noi crediamo che Gesù è veramente il Figlio di Dio, e che Egli è una delle tre Persone della Santissima Trinità, unita consostanzialmente al Padre e allo Spirito Santo, che dunque ha tutti gli attributi di Dio, tutti i privilegi di Dio, poiché Egli è Dio. È questo che dà a Gesù la sua vera dimensione.

Certamente è più facile rappresentarci Gesù come uomo, così come Egli è stato: Bambino a Betlemme e a Nazareth, predicatore itinerante attraverso la Palestina, infine sulla Croce. Noi possiamo e dobbiamo rappresentarcelo così.

San Tommaso d’Aquino afferma che la nostra preghiera non può allontanarci da Gesù uomo-Dio, se noi lo consideriamo nella sua umanità, perché la sua umanità ci conduce necessariamente alla sua divinità. Dobbiamo purificare il nostro spirito dalle immagini erronee del mondo che potrebbero distrarci dalla nostra preghiera, ma l’umanità del Signore Gesù non può distrarci poiché essa è intimamente unita alla sua divinità.

Occorre sempre pensare che questa sua umanità “vela” la sua divinità e che è un miracolo che Gesù non sia apparso sempre radioso come è apparso sul Tabor, alla sua Trasfigurazione. Egli avrebbe dovuto essere normalmente radioso e avere un corpo glorioso, poiché godeva della visione beatifica.

Ma è stato per morire per noi sulla Croce, per soffrire per noi, che Egli ha voluto realmente sposare la nostra condizione di uomini tali quali siamo: capace di soffrire e di morire. Egli non volle che la visione beatifica di cui godeva, nella luce e nella gioia piena, addolcisse il dolore fisico e morale che doveva patire per la nostra salvezza.

Concludendo, mentre appoggiamo la nostra preghiera sempre al “per Cristo nostro Signore”, perché Lui è il Mediatore della nuova Alleanza tra Dio e gli uomini, affermiamo anche che noi abbiamo un solo Dio: Nostro Signore Gesù Cristo, poiché Nostro Signore è Dio Figlio, e Dio Figlio non è mai senza Dio il Padre e Dio lo Spirito Santo, con i quali Egli non fa che un solo Dio. Ciò che noi crediamo di Dio, noi dobbiamo proclamarlo di Nostro Signore Gesù Cristo: Tu solus sanctus, Tu solus Dominus, Tu solus Altissimus, Jesu Christe, cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris.

Questo proclamiamo alla Messa ogni domenica, in chiesa. Sappiamo proclamarlo con le opere nella nostra vita, nella vita di famiglia, nel lavoro, nella cultura, nella società, in ogni settore della vita umana, promuovendo la sua regalità divina, il suo primato su tutte le cose?

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