SPIRITUALITÀ
Santa Giacinta, un centenario non casuale
dal Numero 17 del 26 aprile 2020
di Rito Cascioli

Anche la piccola veggente di Fatima morì in una pandemia, preghiamola e guardiamo ai suoi esempi.

Il 20 febbraio di cento anni fa, moriva in un letto di ospedale a Lisbona, completamente sola e dopo che le fu negata l’Eucaristia, la più piccola dei veggenti di Fatima, Giacinta Marto, colpita dalla pandemia del virus della Spagnola che in quegli anni dilagò sul pianeta, provocando il decesso di 50-100 milioni di persone (dal 3 al 5% della popolazione mondiale dell’epoca).

Il 20 febbraio di quest’anno abbiamo celebrato il Centenario della sua morte, una morte che, non lo avremmo mai immaginato, di lì a pochi giorni ci sarebbe divenuta purtroppo familiare. 

Di fatto, nel nostro 2020, l’epidemia del nuovo coronavirus Covid-19, sorta in Cina, ha cominciato a diffondersi in modo massiccio in tutto il mondo proprio a partire dalla fine di febbraio, provocando migliaia di morti e malati, molti dei quali isolati in camere di terapia intensiva, senza familiari e senza Sacramenti. La pandemia ha ora monopolizzato i notiziari di tutto il mondo, causato un’ondata di panico e sofferenza senza precedenti, costretto intere popolazioni all’isolamento nelle proprie abitazioni, privato dei Sacramenti quasi l’intera cattolicità.

Per Dio, che tutto dispone con misura, ordine e peso (cf. Sap 11,20), e per un cristiano, che s’interroga sull’agire di Dio, nulla avviene a caso. È dunque saggio e doveroso prestare più attenzione a quello che potrebbe essere un “centenario chiave” per leggere e vivere più cristianamente questo tempo. Prestare più attenzione soprattutto alla dottrina della sua protagonista, santa Giacinta, che quest’anno vuole farsi vicina a noi come maestra, oltre che come nostra interceditrice presso Dio. 

Per questo, nel presente numero e in quelli a venire, le dedicheremo uno spazio, pubblicando gli ultimi capitoli della sua vita, i più belli e i meno conosciuti, per seguirla nel suo eroico sacrificio ed edificarci con i suoi esempi e con i suoi ammaestramenti. È proprio in questi suoi ultimi mesi di vita che ella offre il messaggio di cui l’uomo di oggi ha estremo bisogno: per ritrovare il senso del peccato, il senso della sofferenza, dell’offerta, il senso della solidarietà soprannaturale, il senso dell’esistenza.

Giacinta che soffre e offre, che prega e combatte nel suo lettino come una piccola mediatrice a immagine della Grande Mediatrice, ispira immediata fiducia e simpatia, ci assicura che la sua compassione, per la quale ha conosciuto e voluto il dolore per la salvezza dei fratelli, non è diminuita in Cielo. Chiediamole aiuto per tutti coloro che soffrono nel corpo e nell’anima in questo tempo di pandemia e facciamo nostro il suo zelo per la salvezza delle anime.

*  *  *

La tua mamma ti porterà all’ospedale...
e là rimarrai sola...

(La Madonna a Giacinta)


Dopo l’ultima apparizione della Madonna, il Cielo non si era chiuso del tutto per i tre fanciulli. Le apparizioni ufficiali erano terminate, ma non l’intimità familiare della Vergine con i suoi piccoli amici della Cova da Iria.

Già parlammo delle apparizioni particolari a Giacinta e a Francesco, quando i due fratellini stavano sul letto dei dolori.

Con Giacinta però la Vergine non si accontentava di alcune visioni fugaci; con lei si tratteneva a conversare più a lungo, Giacinta era la più piccola e quella che la Madonna avrebbe, forse, più abbondantemente colmato di grazie.

La corrispondenza ai doni e favori di Dio è uno dei più meravigliosi misteri; d’altro lato le grazie straordinarie non sempre corrispondono al grado di perfezione che un’anima possiede, in modo che, registrando queste predilezioni della Vergine con la più piccola dei tre veggenti, non vogliamo affatto supporre, e nemmeno suggerire, che Lucia e Francesco fossero meno generosi o meno pronti all’influsso del soprannaturale.

I fatti che Lucia riferisce a proposito dei cugini, insieme a quanto sappiamo da altra fonte sul conto di lei, protagonista principale nelle apparizioni, ci portano a questa conclusione: tutti e tre con egual fervore, con tutto lo sforzo possibile, e molte volte con sforzo superiore alle capacità fisiche e morali d’un fanciullo (Lucia, la più anziana, aveva solo dieci anni), cercavano di tradurre in penitenze eroiche la loro corrispondenza ai favori celesti.

Giudichiamo convenienti queste osservazioni prima di parlare della malattia di Giacinta e della sua santa morte nell’ospedale di Dona Estefània di Lisbona, per non mettere indebitamente in secondo piano le altre due figure della Cova da Iria. Ripetiamo che tutti e tre meritano la stessa considerazione, le stesse lodi.

La morte di Francesco causò un’impressione desolante in Lucia e più ancora in Giacinta. Seduta sul letto, con la fronte ardente per la febbre, la piccola passava ore ed ore nella più profonda malinconia. Quando la mamma o la cugina le domandavano:
«A che pensi, Giacinta?».
«Penso a Francesco – rispondeva –. Quanto desidero vederlo!».
Ma non era solo il ricordo di Francesco che la rattristava così. Giacinta pensava anche alla guerra, all’inferno, e a tante altre cose tristi che la Vergine le aveva mostrato.
«Penso alla guerra che deve venire – diceva a Lucia –. Moriranno molti, e tanti andranno all’inferno. Saranno distrutte molte case, uccisi molti sacerdoti. Senti, io vado in Cielo, e quando vedrai di notte quella luce di cui parlò la Signora, che precederà questi fatti, fuggi anche tu lassù».
«Non vedi che non ci si può rifugiare in Cielo?» rispondeva la cugina.
«È vero, non puoi, ma non aver paura; io in Cielo pregherò molto per te, per il Santo Padre, per il Portogallo, perché la guerra non giunga qui, e per tutti i sacerdoti».
Come quando era vivo il cugino, Lucia non tralasciava giorno senza andare in casa di Ti Marto [il papà di Francesco e Giacinta].
«Tutto il mio tempo libero – scrive Lucia –, dopo la scuola e gli altri piccoli impegni, lo passavo vicino a lei».

L’ammalata soffriva molto. Eccetto alcuni giorni in cui aveva lievi miglioramenti, Giacinta non aveva più abbandonato il letto dagli ultimi giorni di ottobre dell’anno precedente [il 1918].

Dopo la bronco-polmonite, le si formò nella pleura una specie di ascesso purulento che la faceva soffrire intensamente. La piccola eroina sopportava tutto quel martirio con una rassegnazione ed un’allegrezza che stupivano. Alla mamma, che si mostrava tanto triste al vederla penare, diceva:
«Non rattristarti, mamma. Io vado in Cielo. Là pregherò molto per te. Non piangere, io sto bene».
Subito dopo, tuttavia, confidava a Lucia:
«Non voglio che tu dica ad alcuno ciò che soffro; neppure alla mamma, perché non voglio che si rattristi».

Nei più lancinanti dolori, dimenticava totalmente se stessa per pensare agli altri. Povero piccolo fiore! Pochi mesi prima, nell’esuberanza della vita, ora, povera creaturina senza vigore, sull’orlo della tomba!

Il medico curante, vista la gravità del caso e l’insufficienza dei mezzi di cura, consigliò ai genitori di ricoverarla all’ospedale di Vila Nova de Ourém.

Giacinta sapeva che la cura, nell’ospedale, non le avrebbe restituito la salute, ma sarebbe servita solo ad aumentare le sofferenze. Perciò accettò lietamente d’andare a Vila. Là avrebbe sofferto molto! Così avrebbe consolato tanto il Cuore della sua Mamma del Cielo!
«Andrai in due ospedali – le aveva detto la buona Signora della Cova da Iria –, ma non per guarire: è per soffrire maggiormente, per amore di Dio, per la conversione dei peccatori, in riparazione delle offese commesse contro il mio Cuore Immacolato». Tanti motivi le rendevano consolante l’andata all’ospedale – avrebbe sofferto molto di più che non a casa – ma ecco subentrare un pensiero che le martirizzava il tenero cuore: all’ospedale sarebbe mancata Lucia, la sua amica. Come avrebbe potuto star là senza di lei? «La tua mamma ti porterà all’ospedale – le aveva detto la Vergine – e là rimarrai sola!».

Soffrire sì, soffrire molto... ecco il suo ideale; ma soffrire in compagnia di Lucia! Gesù, nell’Orto degli ulivi sentiva pure la stessa amarezza di soffrir solo. Per tre volte interruppe la sua orazione per andare a mendicare la compagnia degli Apostoli: “Vegliate e pregate con me... Non avete potuto vegliare un’ora con me?”. Non ci meraviglia dunque trovare nel cuore tanto affettuoso della fanciulla questa stessa sensibilità.
«Se tu fossi con me! Ciò che più mi costa è andar là senza di te – diceva alla cugina –. Probabilmente l’ospedale è una casa molto oscura, ove non si vede niente! Io starò là a soffrire così sola!».

Così doveva essere. Nei primi giorni di luglio, Ti Marto sollevava dal letto il corpicciolo macilento, leggero come piuma, lo accomodava con delicatezza e cura sopra l’asina e partiva verso Vila. Il trattamento a cui la sottomisero fu rigoroso, ma non valse a nulla. Per Giacinta furono due mesi di puro martirio, eccettuati i due giorni in cui la cugina andò a visitarla.

Quando la vide presso di sé, l’abbracciò con la maggior tenerezza e chiese alla mamma che le lasciasse sole.
«La trovai – racconta Lucia – con la stessa gioia di soffrire per amore di Dio e del Cuore Immacolato di Maria, per i peccatori e per il Santo Padre. Era il suo ideale. Era ciò di cui parlava». L’ospedale però non era una casa oscura ove non si vedeva niente. Era un edificio grande, chiaro, tutto bianco. L’infermeria ove Giacinta fu messa era piena di luce.
«Soffri, Giacinta?» le domandava Lucia.
«Sì, molto, ma per la conversione dei peccatori e per il Santo Padre».
E continuava:
«Mi piace tanto soffrire per amore di Gesù e di Maria! Essi sono molto contenti di chi soffre per la conversione dei peccatori».
Ciò nonostante, Lucia era Lucia e non vi era nessuno che la potesse sostituire. Il tempo della visita fuggiva rapidamente: la strada di Fatima era lunga, e non si poteva prolungare la visita. Lucia partiva con la zia Olimpia, verso sera, e lasciava Giacinta immersa nella più pungente nostalgia.


da Giovanni De Marchi,
Era una Signora più splendente del sole

Proprietario
Associazione Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Associazione "Casa Mariana Editrice" - Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits