SPIRITUALITÀ
Vi presento Gesù. La lettera ai Colossesi
dal Numero 2 del 12 gennaio 2020
di Paolo Risso

Nella Lettera ai cristiani di Colossi, una delle sue pagine teologiche più alte, san Paolo lascia ai cristiani di tutti i tempi una Cristologia di diamante, preziosa e incorruttibile, che è opportuno rimeditare dal momento che anche oggi, in un certo senso, non mancano “i colossesi”.

Gennaio è ancora mese natalizio. Il tempo di Natale si conclude ufficialmente con la domenica del Battesimo di Gesù, di fatto nella devozione popolare, dura fino al 2 febbraio, festa della Presentazione del Personaggio singolare – Gesù, l’uomo-Dio – che entra nel mondo e nella storia. Provate a meditare le Letture della Messa e dell’Ufficio divino, nel tempo natalizio, e vedrete che è così. La Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi, che si legge nella Liturgia delle Ore dal 29 dicembre al 5 gennaio, ci fa sentire che il Bambino che adoriamo a Natale è di fatto il centro dell’universo. Proviamo pertanto a leggerne qualche pagina, nella certezza di scoprire un Gesù grande, meraviglioso e sublime che merita tutta la nostra devozione.

Dov’è Colossi

Oggi Colossi è un ammasso di terra vicino al Borgo moderno. La gente del posto la chiama “la collina”, come gli arabi direbbero “il tell”. Ebbe la sua ora di celebrità al tempo di Serse e di Ciro. Già non era più che una città secondaria, quando Epafra, un colossese discepolo di Paolo, vi introdusse Gesù, l’uomo-Dio, il Cristo.

Siamo alla metà del I secolo d.C., quando sono ancora numerosissimi i viventi che hanno conosciuto Gesù di persona. Attorno al 55-60 d.C., Colossi è una promettente comunità cristiana, ma vi sono entrati dei “novatori” che riducono la dignità unica di Gesù rivolgendo la loro attenzione a “potenze cosmiche”, agli “angeli”, e suggerendo, anzi raccomandando, osservanze supplementari, quali astinenze, giorni di festa, sabati, come se fossero essenziali alla vita.

(La cosa non è troppo strana, anzi, succede anche oggi, quando capita di incontrare persone che tengono sant’Antonio o papa Giovanni sul comodino, ma non vogliono saperne di confessarsi e di andare a Messa alla domenica; o vantano “grande devozione” a padre Pio e poi sono favorevoli al divorzio – o all’aborto – o dicono che seguire Gesù o Maometto è più o meno la stessa cosa; o sarebbero contenti di vedere “venerati” degli idoli nelle nostre chiese, perché ciò significa “pluralismo”. Questa non è devozione, ma idolatria. Di Gesù non sanno quasi nulla o non vogliono sentir parlare. Anche oggi, in questo senso non mancano “i colossesi”).

Il primato di Gesù

A costoro scrive Paolo, prigioniero a Roma, affida la lettera a Tichico che porta lo scritto ai Colossesi e insieme la Lettera agli Efesini e il biglietto a Filemone. L’Apostolo ha il cuore di carne come Gesù, tutto pieno di Dio, e ama i suoi fratelli nella fede di vera, forte e delicata carità teologale.

In uno stupendo slancio lirico, ma realissimo, inneggia alla dignità e all’opera di Gesù, rispetto a Dio, all’intera creazione e alla Chiesa, frutto del suo Sangue (cf. 1,12ss). Anche Giovanni, il discepolo che Gesù prediligeva, nel prologo del quarto Vangelo e nell’Apocalisse, parla di Lui, ma Paolo vi porta un suo stile personale, deciso e tagliente come la sua spada.

«Gesù è l’immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura, poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Potestà e Principati. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Gesù è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui» (Col 1,15-17).

Ho sentito diversi buoni teologi affermare che basterebbe questa pagina (e il prologo di san Giovanni evangelista al quarto Vangelo, cf. Gv 1,1-18) per dire che il Cristianesimo è divino. La più alta speculazione filosofica umana, che sia orientale, occidentale o greca, non è in grado di raggiungere e di esprimere queste vette. È indispensabile la Rivelazione divina!

Ecco, dice san Paolo: tutto è stato voluto, pensato e creato da Dio non “in libera uscita”, con un’autonomia propria, ma soltanto per Gesù e in Gesù. Tutto può e dev’essere salvato, ma soltanto in Gesù e grazie a Gesù. Non solo ogni singola anima, ma la famiglia, il lavoro, la società, la cultura, ogni realtà umana, dalla medicina alla magistratura, dalla scuola allo Stato, dalla vigna all’officina, tutto è stato pensato e voluto in Gesù Cristo; soltanto da Lui può avere senso, pienezza, consistenza, salvezza.

Ne consegue che né io né alcuno può dire “io sono mio” o “io faccio ciò che voglio”, perché siamo stati pensati e voluti in Gesù Cristo. Noi dobbiamo essere in Gesù e portare tutte le realtà, tutte le cose in Lui. È il primato di Gesù, la regalità di Gesù, il “novus ordo saeculorum” che non si realizza nel dollaro o nell’euro, ma soltanto in Gesù Cristo.

Se pretendiamo di essere fuori di Lui, o peggio contro di Lui, di fare da noi stessi (come quel prete che mi diceva: “Chi ti autorizza a portare Gesù nella scuola? Si portano l’istruzione e i valori umani comuni!”), fosse anche con le nostre “devozioni”, anche con la nostra “religiosità” soltanto umana, siamo destinati al fallimento totale: grande è la rovina della casa costruita fuori della roccia che è soltanto Gesù, fosse anche un impero (cf. Mt 7,27).

Non solo. Non Gesù visto come può piacere a me o come lo sento io, perché «egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa, il principio, il primogenito di coloro che risorgono dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in Lui ogni pienezza, e per mezzo di Lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il Sangue della sua croce, cioè per mezzo di Lui, tutte le cose che stanno sulla terra e quelle che stanno nei cieli» (cf. Col 1,18-20).

“Fermi nella Fede”

Amici, san Paolo non scherza. Gesù non è facoltativo e neppure un hobby (come certi “don” di oggi predicano). Un simpatico ragazzo di mia conoscenza, disposto a rompersi la testa per Gesù, con alcuni amici, in un freddo inverno, ha girato la sua parrocchia casa per casa a invitare tutti alla predicazione che si teneva in chiesa, come missione al popolo. Ne ha portati davvero tanti. Ma costoro, dal predicatore si sono sentiti dire che, sì, Gesù è necessario e importante, ma che, in fondo, ci si può salvare anche senza di Lui, perché... “tu non giudicare, Dio guarda il cuore”.

San Paolo – e con lui la Chiesa e la Tradizione di sempre – grida a tutti: “Gesù Cristo! Gesù solo! Se aderisci a Lui nella fede, nella conversione, nel Battesimo, se perseveri sulla via del suo Vangelo, se vivi in grazia di Dio, evitando il peccato e crescendo nella carità teologale, c’è salvezza e scampo solo in Gesù Cristo”. Dove? Nella Chiesa Cattolica, unica Chiesa di Cristo, perché “Lui è il Capo del Corpo, cioè della Chiesa”. Non c’è altra via.

Chi ha incontrato Gesù Cristo deve rimanere immobile nella fede e irremovibile nella speranza del suo Vangelo. Già, la fede: «Restate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel Vangelo che avete ascoltato». «È Lui che noi annunciamo ammonendo e istruendo ogni uomo per rendere ciascuno perfetto in Cristo» (cf. Col 1,23-28).

Discorso attualissimo. Oggi molti sono resi vacillanti nella fede non solo da quelli che combattono Dio e il suo Cristo, fuori della Chiesa, ma da chi aggiorna e annacqua il suo Vangelo, da chi diventa ironico, relativista, sincretista, invece di predicare la Verità assoluta ed eterna. Ci sono giovani buoni e retti che sono scandalizzati dalle posizioni di certi presunti “maestri della fede”, diventati maestri tenebrosi! Ma costoro non si chiedono – ho sentito dire da un giovane appena ventenne –: “Se Gesù fosse qui, come 2000 anni fa in Palestina, sarebbe contento di loro?”.

Leggiamo la Lettera ai Colossesi. Passando al terreno pratico, san Paolo mostra come dev’essere la vita nuova dei fedeli (cf. Col 3,1; 4,6). Incorporati a Cristo, devono vivere una vita celeste e santa, qualunque sia lo stato in cui trascorrono l’esistenza. Passa in rassegna i doveri degli sposi, dei genitori, dei figli, degli schiavi e dei padroni. Ecco alcune battute vivaci e luminose: «Badate che alcuno non vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana; secondo il mondo e non secondo Cristo». «Con Gesù siete stati sepolti nel Battesimo, in Lui siete anche insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio». «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo alla destra del Padre». «Mortificate quella parte di voi stessi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quell’avarizia insaziabile che è idolatria, tutte cose che attirano l’ira di Dio su quelli che disobbediscono». «Al di sopra di tutto vi sia la carità che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo abiti nei vostri cuori». «Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie. Pregate anche per noi, perché Dio ci apra la porta della predicazione e possiamo annunciare il mistero di Cristo». Ecco: chi davvero conta, chi davvero salva, è soltanto Gesù. A Lui, nella confusione di oggi, più grave che a Colossi, dobbiamo stringerci e non temere; perché tutto passa, ma Lui – “Gesù è la Realtà vera” –, Lui, Gesù, rimane in eterno.