SPIRITUALITÀ
Gesù sempre accanto a me
dal Numero 40 del 13 ottobre 2019
di Paolo Risso

Nonostante lo slancio con cui abbracciò la vita religiosa, vi saranno per santa Teresa anni in cui le sollecitazioni del mondo esterno le impediranno di offrirsi a Dio con la totalità che Lui pressantemente le chiede. Ma quando, toccata dalla grazia, riuscirà a darsi esclusivamente al Signore in quel “commercio di amicizia” che è la preghiera, ne salirà uno dopo l’altro tutti i gradini e opererà, al Suo fianco, la “riforma del Carmelo”.

Agli inizi del ’500, la Castiglia – la terra più illustre della Spagna – improvvisamente è diventata il centro di un impero su cui non tramonta mai il sole, dalla Germania alle Americhe. Il suo imperatore indiscusso è Carlo V di Asburgo. C’è una piccola città di Castiglia – Avila – dove nella casa di Alfonso de Cepeda y Ahumada, nel 1515, nasce Teresa. Una bella famiglia con nove figli, sei maschi e tre femmine.


Il brivido dell’eternità

A sei anni, Teresa, intelligente, vivace, impetuosa, è già capace di leggere ed è affascinata da un libro che si legge in casa sua, il Flos sanctorum, che però ella suole aprire pure per conto suo e commentare con il fratello Rodrigo, al quale si sente più legata. Il libro contiene la vita di Gesù e quella “eroica” di alcuni santi, martiri, eremiti e vergini. La piccola già arde di amore per Gesù, affascinata soprattutto dalla Vita eterna che Egli offre ai suoi veri amici.
Dice Teresa a Rodrigo: «C’è una vita che è per sempre, per sempre, per sempre». Rodrigo le risponde: «Sì, Teresa, per sempre, per sempre, per sempre». Teresa riprende implacabile: «E c’è una pena – l’inferno – che è per sempre, per sempre, per sempre». E le vengono i brividi.
Sente il brivido dell’eternità, che tutti noi, oggi, dovremmo sentire. Per Gesù, Teresa vorrebbe essere martire, eremita, assetata di vedere Dio al più presto.
Cresce, la bambina, e diventa un’adolescente bella e raffinata. È molto amata dai suoi cari e dal mondo brillante in cui vive. Sa amare, affezionarsi, sempre limpida, disinvolta, sicura di sé, senza ombra di peccato. Di lei dicono che è «come la seta dorata che si accorda bene con ogni tipo di tessuto»! Nella sua adolescenza, ella legge pure diversi romanzi di cavalleria, assai diffusi allora in Spagna.
Sente che sulla terra tutto è nulla e che solo ciò che è eterno merita dedizione, e insieme il fascino di tutto ciò che è bello, desiderabile, piacevole. Il chiostro la avvince e la terrorizza insieme, e il matrimonio sembra ostacolarla nel suo desiderio di amare l’Infinito. È una vera hidalga spagnola del suo secolo, mentre i suoi fratelli si accingono a partire alla conquista del “nuovo mondo”, scoperto nelle Americhe da Colombo e da Vespucci.
A 20 anni, il 2 novembre 1535, Teresa fugge da casa e si presenta al monastero carmelitano dell’Incarnazione di Avila. Del monastero accetta l’austerità di vita e l’impegno a dare la scalata al Cielo, “per vedere Dio”. Ma è tanta la tensione, che si ammala di una strana infermità che la porta in punto di morte. È una giovane donna assai equilibrata, Teresa, ma è un’anima ardente in un corpo fragile, che pare non reggere.
Ma non può morire, perché è destinata a una grande missione. Si riprende e diventa una monaca saggia, matura, capace di pregare, amata e ricercata all’interno e all’esterno del monastero. Ci sono molti che vengono a consigliarsi con lei, attirati dalla sua dolcezza e pure dalla sua severità. Ma presto deve constatare: «Appena mi accorgevo che una persona mi voleva bene, mi affezionavo ad essa così da averla spesso in mente. Non volevo offendere Dio in nulla, ma gioivo nel vederla, nel pensare a lei».
Si tratta solo di una profonda amicizia spirituale, ma tuttavia ella per questo si sente “indegna di Dio”, perché sa che Dio vuole tutto, essendo Lui l’unico vero Tutto: «Non ero intera, mi sentivo impastoiata davanti alla determinazione di darmi totalmente a Dio». Le sembra che il dilemma sia insolubile: come amare Dio, in quanto l’Unico della vita, e il prossimo per amor suo?

Gesù a fianco

Un giorno, tornando dal parlatorio, da uno dei suoi “colloqui spirituali”, che ormai la turbano, si trova a passar davanti a un’immagine del Cristo tutto piagato. «Appena lo guardai – scriverà – il dolore che provai, la pena dell’ingratitudine con cui rispondevo al suo amore, fu così grande che mi parve che il mio cuore si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime e lo supplicai di non offenderlo più».
È una nuova nascita per Teresa, una conversione profonda: tutto si risolve per lei nel Cristo appassionato che si è offerto a Dio totalmente per la sua gloria e la salvezza degli uomini. Con Lui, Gesù, si può vivere, parlare, stare come e più che con qualunque altro amico. Gesù, intensamente penetrato, amato, vissuto, diventa la sua vita più vera. In Lui, ella trova tutto: Dio al quale offrirsi, i fratelli da salvare e condurre a Dio. La preghiera è fare compagnia a Gesù, nei misteri della sua vita terrena, la sua infanzia, la sua Passione, il suo Sacrificio sulla Croce. È offrirsi con Lui Sacerdote e Ostia nell’Eucaristia.
È una scoperta meravigliosa, il centro stesso del Cattolicesimo e della consacrazione a Dio: «Mi sembrava [ma è realtà indiscutibile!] – dirà Teresa – che Gesù mi camminasse sempre a fianco. Sentivo che mi stava al lato destro, che Lui era accanto a me». «D’ora in poi – le dice Gesù –, tu non parlerai più con gli uomini». Ella fa silenzio perché la sua esistenza sia solo colloquio con Gesù, ma in Lui ricerca e ritrova tutti i fratelli da amare, la Chiesa e il mondo per cui immolarsi, come Lui ha fatto sulla Croce. Grazie all’amore di Gesù, Teresa diventa santa: una donna ricca di doti meravigliose, che trovano pienezza nel suo Sposo divino. È realista, sommamente realista, senza esaltazioni né fumo di sorta, ancorata saldamente alla Verità e di lì il suo cuore si espande in un amore bruciante per Dio e per la Chiesa.
Ha 45 anni ormai e grazie alla scoperta compiuta, riforma la sua vita religiosa, come a voler anticipare, per quanto lo consente l’esilio terreno, il Cielo sulla terra, perché Gesù è con noi. Ad Avila vive con circa 200 monache, che però non la disturbano nel suo colloquio con lo Sposo, ma presto pensa alla possibilità di un piccolo povero convento con poche suore e che sia come un piccolo Cielo.
Dopo molte difficoltà, ella lo realizza accogliendovi alcune giovani di Avila, alle quali fa da madre e maestra nelle vie dello spirito. Pensa che ormai ha compiuto tutto nella sua esistenza, invece è solo l’inizio delle “Fondazioni” che sono la riforma del Carmelo, nel suo spirito di donna innamorata di Gesù Cristo, dalla dottrina salda e sicura che ora esporrà nelle lettere – numerosissime – e nelle sue opere.
Così alla sua età, non più giovane – per una donna del suo tempo –, Teresa fonda per la Spagna numerosi conventi pieni di anime che educa nel suo stile: «Parendo molte volte di essere come una persona in possesso di un grande tesoro, ero desiderosa di farne parte a tutti». Sulla stessa via di riforma, coinvolge il ramo maschile dell’Ordine Carmelitano, assieme a san Giovanni della Croce: l’unica donna ad aver riformato un Ordine maschile, portandovi quelle sue ricche doti di umanità e di grazia alimentate al Cuore di Cristo.


“Figlia della Chiesa”

Dal silenzio del monastero, Teresa viene a conoscere il dramma della Chiesa e dell’Europa del suo tempo. Lutero, Enrico VIII, Calvino e loro soci e compari, con l’eresia e la ribellione alla Chiesa, hanno lacerato la Chiesa e l’Europa cristiana, portando via alla Verità e a Dio stesso, migliaia e migliaia di anime. Scoppiano le guerre di religione. Numerose chiese sono incendiate e devastate, i monasteri sono aggrediti dai protestanti, il papa e i vescovi sono dileggiati; l’Eucaristia, Corpo e Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore, è profanata; la Santa Messa, ripresentazione del Sacrificio di Gesù sulla croce, viene abolita dagli eretici come fosse un delitto.
Teresa assume su di sé – e chiede alle sue monache di fare altrettanto – questa enorme tragedia; forse è poco quello che potrà fare, ma è tutto: immolarsi, pregare, combattere con le armi della Verità e dell’amore per il trionfo della Chiesa che è sposa di Cristo, della quale ella si sente figlia sino allo spasimo. I vescovi con il papa sono riuniti a Trento per il grande Concilio che rigenererà i santi, gli apostoli, i veri riformatori della Chiesa, nella fedeltà totale a Cristo. Teresa con la sua preghiera, la sua immolazione, sostiene i Padri del Concilio Tridentino.
Nel medesimo tempo, ella sa che un nuovo amplissimo orizzonte missionario si apre nel “nuovo mondo” delle Americhe, che deve essere convertito a Gesù, tutto intero. Ella prega, agisce, si consuma perché ciò avvenga con la forza della Verità e dell’amore, con la potenza del suo Sposo Crocifisso che ha promesso: “Innalzato da terra, Io attirerò tutti a me” (cf. Gv 12,32). Ella vede che la Passione di Gesù continua nella sua Chiesa, e ne è partecipe fino in fondo con il suo genio e con la sofferenza, anche quella di non essere capita e persino inquisita.
Senza che lo desideri di proposito, diventa la prima donna scrittrice nella Chiesa. Compone le sue opere, come ispirata da Gesù che le parla in uno stato estatico: concreta, donna del suo tempo e di tutti i tempi, pratica e mistica insieme. Gesù è il suo Maestro («Sarò Io – le dice – il tuo Libro vivente»). Non solo le sue monache, i frati riformati da lei e da fra’ Giovanni della Croce attingeranno alla sua sapienza, ma anche i suoi confessori, i teologi e i vescovi stessi, in modo da stupire.
Il suo capolavoro è Il Castello interiore: il “castello” è l’anima in cui abita Cristo vivo con la Trinità divina. Occorre giungere all’intimità con Lui, alla perfetta unione con Dio, passando per l’ingresso che è la preghiera, avendo come guida, modello, unico Salvatore l’Uomo-Dio, Gesù, che può tutto, per cui occorre fidarsi ciecamente di Lui.
Nell’estate del 1582, Teresa, 67 anni di età, appare sfinita, ma è ancora sulla breccia, sperimentando, sino all’ultimo, la Croce di Cristo: «Dio non vizia le anime, più le ama e più fa loro percorrere la via della Croce». Da uno dei suoi viaggi, ritorna con fatica al monastero di Alba de Tormes e si mette a letto. Riceve Gesù Eucaristico come Viatico. Dice: «O Signore, mio Sposo, è giunta l’ora che ho tanto desiderato. È ormai tempo che ci vediamo». Verso le nove di sera del 4 ottobre 1582, il suo volto si illumina in modo impressionante. Lo Sposo è giunto. Fuori nel giardino del monastero, un arbusto secco si copre di fiori bianchi come neve. Da quel giorno d’autunno, la fioritura di santità generata da Teresa d’Avila, una delle più grandi donne della Chiesa e dell’umanità, non finisce più: nei chiostri e nel mondo.
Il 22 marzo 1622, papa Gregorio XV la iscrive tra i santi, insieme ad altri tre “Grandi” del ’500, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio e Filippo Neri. Nel 1970, il Santo Padre Paolo VI proclama santa Teresa “Dottore della Chiesa”. Se hai sete di amore e di santità, se cerchi la Vita vera, non ti illudere di trovare nelle fallaci ideologie del nostro tempo, neppure nelle scorciatoie di illusioni pseudo-mistiche o spiritiche, ché non troverai che confusione. Abbeverati alla Luce e alla Vita divina del Cristo, che Teresa d’Avila ha vissuto e illustrato, sino all’ultima falda, trovando e diffondendo l’Acqua che zampilla sino alla Vita eterna.