SPIRITUALITÀ
L’amore senza inganno
dal Numero 23 del 9 giugno 2019
di Padre Stefano M. Manelli, FI

La vera consistenza dell’amore si misura nella sua reale propensione al sacrificio. Questo è stato l’insegnamento e l’esempio di Gesù. Questo è l’esempio dei cattolici santi che hanno conosciuto e vissuto l’amore di Dio.

«Iddio ama colui che si sacrifica con gioia» (2Cor 9,7) e quindi, sacrificandosi, compie un vero atto di amore.
Nella vita cristiana, infatti, non bisogna mai separare la parola sacrificio dalla parola amore. Si deve fare perciò un sacrificio d’amore, con amore, per amore... altrimenti è un sacrificio di solo dolore, un sacrificio amaro, non voluto, subìto soltanto, da respingere quindi...
Il beato Columba Marmion ci illumina, infatti, quando afferma che «una pietà cristiana senza spirito di sacrificio è un organismo senza spina dorsale». Quanti cristiani, difatti, sono cristiani realmente senza spina dorsale, preoccupati soltanto di star bene, evitare disagi e sofferenze, avere tutto comodo e propizio soltanto per se stessi, senza preoccuparsi affatto del prossimo che magari soffre indigenza e mali grandi?
Eppure noi cristiani non dovremmo mai dimenticare che l’amore più grande, come ci insegna Gesù, è precisamente l’abnegazione e l’immolazione totale di sé per gli altri. Infatti è scritto: «Nessuno ha amore più grande di colui che immola se stesso per gli altri» (Gv 15,13), proprio come ha fatto Gesù immolatosi interamente come Redentore Crocifisso per la nostra salvezza!
È chiaro, però, che se noi vogliamo diventare santi dobbiamo avanzare con coraggio e perseveranza per arrivare all’amore più grande, ossia all’amore-sacrificio totale. Per questo dobbiamo impegnarci, frattanto, con i sacrifici piccoli e frequenti che la vita stessa ci presenta quasi continuamente, mettendo a dura prova i nostri difetti che sono duri a morire e intanto ci fanno dare dispiaceri a Gesù e alla Madonna.


I “piccoli sacrifici”

«I piccoli sacrifici sono i fiammiferi con cui si accende il fuoco dell’amore divino!»: è bellissimo questo pensiero di san Francesco di Sales, e dobbiamo cercare di metterlo in pratica per amore di Gesù e della Madonna, dando buon esempio anche al prossimo.
- Quanti piccoli atti di pazienza, di carità e di mortificazione, infatti, potremmo fare e non li facciamo?
- Quante curiosità, pensieri e parole inutili, infatti, potremmo eliminare per pregare di più e meglio, e non lo facciamo?
- Quante piccole mortificazioni di gola, di vanità, di permalosità e orgoglio dovremmo respingere prontamente, e non lo facciamo?...
Come vogliamo andare avanti, allora, per santificarci, se non approfittiamo di questi piccoli sacrifici che sono davvero, come dice san Francesco di Sales, «i fiammiferi con cui si accende il fuoco dell’amore divino»? Non dobbiamo sciupare queste occasioni e possibilità, intensificando sia la preghiera che il sacrificio per farci andare avanti più velocemente sul “treno della santificazione” che vuole portarci alla santità per il Paradiso, impegnandoci ad amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come noi stessi.
Preghiamo soprattutto la Madonna del Buon Consiglio di illuminarci e ispirarci con i suoi consigli materni, donandoci la grazia per essere generosi nel fare i piccoli sacrifici che ci fanno amare Dio e il prossimo, che ci fanno consolare Gesù e la Madonna e ci fanno esercitare ogni carità verso i fratelli che soffrono e hanno più bisogno di aiuto e sostegno. Se aumentiamo la preghiera, sicuramente aumenteranno anche i “piccoli sacrifici”, che sono piccoli, è vero, ma che valgono davvero molto per correggere i nostri difetti, diminuire i peccati veniali e far crescere le virtù cristiane che non abbiamo ancora acquistato e che dobbiamo acquistare per arrivare alla perfezione cristiana, come Dio vuole, chiedendoci di diventare perfetti addirittura «come il Padre celeste» che vuole la salvezza di tutte le anime.


Una lettera straordinaria di sacrificio-amore a Dio e al prossimo... Meditiamo e impariamo

Il giovane sacerdote Francesco Iauregny, all’indomani della sua Ordinazione sacerdotale, celebrò la prima Messa presso le suore di Auglet, in cui era stata suora sua sorella, col nome di suor Margherita delle Nevi, morta da qualche anno.
Dopo la Messa la superiora consegnò alla madre del neo-sacerdote la busta sigillata su cui erano scritte queste parole: «Consegnare a Francesco dopo la sua prima Messa». Francesco, riconosciuta la calligrafia della sorella, aprì la lettera e con trepidazione lesse: «Mio caro Francesco, benedicimi, non per prima, ma se vuoi, subito dopo la mamma. Perdona il mio ardire, ma credo che anch’io sia un poco la madre della tua vocazione. Ascolta.
Tre anni fa, quando ti ho visto dolorosamente dubitare della tua vita, ho sentito che Dio domandava a me un sacrificio, l’ultimo! Ho consultato il mio confessore, ho domandato il permesso alla mia superiora. Dopo qualche esitazione, entrambi mi hanno detto: “Se il Signore continua a sollecitarti in tal senso, fallo...”.
Un giorno tu sei venuto a trovarmi: ma come mi sentii accorata quando ai miei incoraggiamenti rispondevi con uno sguardo desolato. E così partisti. Allora, senza più esitare, andai a inginocchiarmi in cappella e offrii a Dio la mia vita in cambio della tua perseveranza nella santa vocazione. Sentii che ero esaudita: oggi ne sono ancora più sicura!
Non maledire, Francesco mio, le ore di turbamento per le quali sei passato. Iddio le ha permesse per renderti più maturo e, forse, per dare a me una parte del merito del tuo Sacerdozio... Francesco, tu non sarai sacerdote a metà! Lascio a te di fissare l’ampiezza del tuo volo; ma io voglio che questo volo sia alto, altissimo!
Grazie per la dolcezza che mi procuri di morire per la tua vocazione. Grazie per il Cielo che mi apri assai prima della mia ora e nel quale ti aspetto un giorno, con le anime che noi avremo salvato: io per mezzo del tuo Sacerdozio; tu per mezzo del mio sacrificio.
Addio! Tua sorella che muore per te. Suor Margherita delle Nevi».
Il giovane sacerdote, con gli occhi pieni di lacrime, passò la lettera alla mamma; poi le si gettò fra le braccia, dicendole: «Mamma, andrò in cerca di anime: sarò missionario!». «Francesco!», gemette la madre. «Sarò la sentinella avanzata della Chiesa. Mi hanno detto che nell’Alaska, verso lo stretto di Bering, si chiede da anni un missionario. Io andrò al paese delle nevi eterne...». E partì per sempre!