SPIRITUALITÀ
Io lo annuncio a voi!
dal Numero 17 del 28 aprile 2019
di Paolo Risso

Al centro del fervore delle prime generazioni cristiane sta l’Avvenimento per eccellenza: Gesù Cristo, morto sulla croce, è veramente risorto. Le prime generazioni cristiane credettero; ma ogni generazione è chiamata a far proprio questo annuncio.

Ai tempi di Gesù e di Paolo apostolo, Atene, la capitale della Grecia, era soggetta politicamente a Roma. Non era più nemmeno capitale della provincia romana dell’Attica. Era però, diremmo oggi, la capitale morale del mondo civile, per i tesori di sapienza, di scienza, di arte che essa aveva creato nei secoli trascorsi e di cui conservava con fierezza le memorie. L’Atene di Pericle, Solone, Fidia, Prassitele, Socrate, Platone, Aristotele, Sofocle, Euripide. Possiamo aggiungere: capitale del paganesimo, perché Atene conservava un bianco arsenale di statue e di templi innalzati dai più fantastici inventori di divinità.


“Il Dio ignoto”

In questa città giunge Paolo l’apostolo, durante il suo secondo viaggio missionario. Luca, medico e autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli, racconta prima di tutto, come Paolo reagisce nel bel mezzo di quel museo “sacro”: «Ad Atene Paolo sentiva nell’animo uno sdegno profondo all’osservare che la città era piena di idoli».
Quindi passa all’azione: «Occupava perciò il tempo a discutere nella sinagoga con gli ebrei e con i credenti in Dio, e nell’agorà, tutti i giorni, con chi gli capitava». Già, l’agorà: per averne un’idea occorre pensare a piazza San Carlo a Torino, alla Galleria di Milano, a via Veneto di Roma, a Hyde Park di Londra, a Wall Street di New York, ma tutto rimescolato insieme, fino a diventare centro di politica, di affari, di comizi, di discussioni, di perditempo, tra i monumenti luccicanti al sole.
Il libro degli Atti continua: «Anche alcuni filosofi epicurei e stoici discutevano con lui, mentre altri dicevano: “Che cosa mai direbbe di buono questo semi-analfabeta?”. Altri invece, sentendolo annunciare Gesù e la risurrezione, dicevano: “Sembrerebbe un predicatore di divinità esotiche!”. Allora lo presero e lo condussero davanti all’areopago».
L’areopago era un tribunale per questioni religiose, che sorgeva nella stessa agorà: lì ci spedivano coloro che erano sospetti di turbare la pace degli dèi. Paolo ci andò. «Lo interrogarono: “Potremmo sapere qual è la dottrina nuova che vai insegnando? Dal momento che ci annunci cose strane, vogliamo sapere di che cosa si tratta”».
Paolo annuncia loro l’ultima “novità”, quella che era l’argomento della sua predicazione appassionata, quella che si riferiva sempre e solo al suo Vincitore sulla via di Damasco, Gesù sofferente, morto sulla croce e risorto a Gerusalemme, circa 20 anni prima, È l’anno 52/53 quando Paolo arriva ad Atene.
«Quindi eretto in mezzo all’areopago, Paolo cominciò: “Ateniesi! Vedo in voi un gran timore degli dèi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti religiosi, ho trovato un altare con la dedica: “Al Dio ignoto”. Ebbene, quello che onorate senza conoscere, io lo annuncio a voi”».
Paolo annuncia il Dio Creatore del cielo e della terra, in stile molto dotto, poi alza il tono e giunge al centro del suo annuncio: «Dio, dopo aver tollerato le epoche dell’ignoranza [ecco, sono i dotti ateniesi a essere ignoranti, non lui, Paolo, da loro ritenuto un semi-analfabeta!], al presente Egli chiama il genere umano a un ravvedimento generale e universale. Poiché ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di un Uomo [= Gesù] da lui designato e accreditato davanti a tutti con il risuscitarlo da morte».
Ha tentato di dialogare, Paolo, di annunciare Gesù, partendo dalla loro religiosità, ma ora per Paolo, ad Atene è finita: «All’udire parlare di risurrezione dai morti, alcuni si misero a prenderlo in giro, altri gli dissero: “Su questo argomento ti sentiremo un’altra volta”. Così Paolo dovette lasciare la loro assemblea”».
Il più brillante fallimento della sua carriera di apostolo delle genti. Ma non completo: «Alcuni di loro, tuttavia, non vollero staccarsi da lui e abbracciarono la fede, tra cui Dionigi l’areopagita (membro dell’areopago) e una donna chiamata Damaris, e altri ancora» (At 17,16-34).
Il fatto di Atene non finisce lì, parla ai secoli. Poco dopo, Paolo andrà a Corinto, un porto, un crocevia di genti. Nell’annuncio, non partirà più dalla religiosità degli ascoltatori, ma farà un annuncio folle: “Vi annuncio Gesù, e Gesù crocifisso – conosco soltanto Gesù crocifisso – ed è risorto dai morti, è il vivente. Il Crocifisso, scandalo per i giudei e follia per i pagani” (cf. 1Cor 1,17-24). In breve, tra quei lussuriosi di Corinto, Paolo si troverà ad avere “una parrocchia”, una viva e ardente comunità di cristiani.
Nella Scrittura e nella Tradizione della Chiesa, notava argutamente il card. Biffi (1928-2015) arcivescovo di Bologna, non c’è traccia di dialogo modernamente-ecumenicamente inteso, ma solo è presente l’annuncio di Gesù crocifisso e risorto da parte degli Apostoli, Paolo, Pietro e i loro colleghi, e la conversione da parte di chi ascolta l’annuncio. Un avvenimento singolare che coinvolge piccoli e grandi, peccatori e timorati di Dio, ebrei e pagani.


L’avvenimento centrale

Al centro del fervore delle prime generazioni cristiane, sta l’Avvenimento per eccellenza, storico e teologico: Gesù Cristo, crocifisso e morto sulla croce è veramente, realmente, storicamente risorto. Le prime generazioni cristiane credettero. Lottarono per la fede, morirono – spesso nel martirio più atroce – esattamente perché Gesù è risorto (cf. Rm 4,24). Nella Risurrezione di Gesù, essi videro il sugello divino, la prova divina, la firma divina, l’accreditamento divino (così dice san Paolo all’areopago) di Gesù e della sua opera davanti al mondo. È la risposta vittoriosa di Dio all’obbedienza di Gesù fino alla morte di croce (cf. Fil 2,5-11).
Nella Risurrezione di Gesù essi videro la fine della sua condizione di umiliazione umana e l’inizio della sua divina glorificazione. Gesù è il Vittorioso, il Glorificato, il Sedente alla destra di Dio nella pienezza della sua maestà, il destinatario della adorazione, come Dio vivo e vero. Il Principio e il Fondamento del Cristianesimo che adora in Lui, il suo Dio, il suo capo, il vivente e l’immortale (cf. Ef 1,20-22).
In Gesù risorto essi videro la Primizia, il Segno, l’Anticipazione, la Promessa, la speranza-certezza della nostra risurrezione in Lui, alla fine dei tempi, quando saremo sempre con il Signore, anche con i nostri corpi (cf. 1Cor 15,22).
In Gesù risorto essi videro la Fine di un’epoca storica, posta sotto il dominio del peccato, della condanna, della morte, e l’Inizio di una nuova epoca, sotto la potenza della grazia, della salvezza, della vita, il Compimento delle profezie e delle aspirazioni degli uomini, il Compendio della verità, dell’amore, della vita, il senso di tutto.
Gesù risorto, vincitore, tramite il suo sacrificio di crocifisso, sulla morte e sul peccato causa di morte, appare come il punto di rotazione, di ribaltamento tra le due epoche, “prima di Lui” (a.C.) e “dopo di Lui” (d.C.), il punto di inizio del nuovo corso dell’umanità, quando un’epoca finisce e l’altra comincia. Gesù è il dominatore dell’eternità e della storia.
Lo stesso Paolo che aveva osato proclamare davanti ai “saggi” dell’areopago, Gesù crocifisso e risorto, ora si rivolge a me, a te con una fiducia di migliore ascolto. Ti ripete ancora come ai giovani dei suoi tempi, quelli che seguivano i filosofi stoici o epicurei, a Atene, o lavoravano come scaricatori di porto di Corinto, che devi portare in te Gesù immolato e risorto, vittima e vincitore, la sua vita nuova: vita di risorto in Lui.
Con Gesù è finita anche per te, per la tua storia personale, l’epoca dell’assoggettamento al potere del peccato, ed è iniziata l’epoca della nuova “vivificazione”, della vera liberazione, dell’adozione divina, della santificazione, dell’attesa piena di fiducia e di certezza, dell’incontro definitivo con Lui, e della risurrezione finale.
Il messaggio del Cristianesimo eterno, che si fa sentire, oggi anche a te. Il Cristianesimo non è mai un discorso di morte e di schiavitù, ma sempre di risurrezione, di libertà vera, di vita. Per questo, oggi gli dico: “Da chi posso andare, Signore Gesù? Da chi andrò mai? Tu solo hai parole di vita eterna!” (cf. Gv 6,68).