SPIRITUALITÀ
Una “madre” negli abissi del carcere
dal Numero 14 del 7 aprile 2019
di Suor M. Gabriella Iannelli, FI

Del card. Mindszenty padre Pio da Pietrelcina disse confidenzialmente ad un figlio spirituale: «Ricordati di pregare per questo grande confessore della Fede, che ha tanto sofferto per la Chiesa». Lo aveva infatti conosciuto personalmente, ma in che modo?

Sulla rampa che dal piano intermedio della nuova chiesa porta alla cripta o chiesa inferiore di san Pio, a San Giovanni Rotondo, a destra e a sinistra del percorso, vi sono mosaici che rappresentano episodi importanti della vita di san Francesco d’Assisi e del Santo di Pietrelcina, che in qualche modo sono affini, a ricordare la somiglianza tra il Santo di Assisi e uno dei suoi figli più eccelsi, figlio anch’esso di questa terra d’Italia.
Tra questi ve ne è uno non sempre facile da collegare all’evento che lo ha ispirato, perché, in effetti, noto a pochi. Rappresenta san Pio che, dietro le sbarre di una prigione, serve la Messa ad un Cardinale vestito da prigioniero, riconoscibile dalla papalina rossa; il Cardinale ha davanti a sé un’ostia su un corporale, e nelle mani un calice, mentre padre Pio gli passa l’ampollina del vino. Chi è il cardinale in questione e cosa ci fa padre Pio in prigione accanto a lui?
Si tratta del card. József Mindszenty, primate d’Ungheria, incarcerato nel dicembre 1948 dalle autorità comuniste ungheresi e condannato all’ergastolo l’anno successivo dopo un falso processo nel quale fu condannato per cospirazione contro il governo comunista.
Rimase in carcere per otto anni, subendo ogni genere di maltrattamenti fisici e morali finalizzati ad ottenere le sue deposizioni per una sua condanna definitiva. Proprio in questi duri anni di carcere si colloca l’episodio rappresentato nel mosaico e di cui siamo a conoscenza attraverso la testimonianza di Angelo Battisti riportata negli atti del processo canonico. Afferma il Battisti: «Come è noto il cardinale Mindszenty fu arrestato e messo in carcere e guardato a vista. Col passare del tempo si faceva vivissimo il desiderio di poter celebrare la Santa Messa. Una mattina gli si presenta padre Pio con tutto l’occorrente. Il Cardinale celebra la sua Santa Messa e padre Pio gliela serve. Poi parlano e alla fine padre Pio scompare con quanto aveva portato. Un sacerdote venuto da Budapest, incontrandomi, mi confidò riservatamente il fatto, pregandomi se potevo avere una conferma dal Padre. Gli risposi che se avessi chiesto una cosa del genere padre Pio mi avrebbe cacciato a male parole. Ma una sera del marzo del 1965 al termine di un colloquio, chiesi a padre Pio: “Padre, il cardinale Mindszenty ha riconosciuto padre Pio?”. Dopo una prima reazione contrariata, il Santo del Gargano risponde: “Che diamine, ci siamo visti e ci siamo parlati, vuoi che non mi abbia riconosciuto?”, confermando così la bilocazione in carcere avvenuta anni prima. Poi si fece mesto e soggiunse: “Il diavolo è brutto, ma lo avevano ridotto più brutto del diavolo!”. Il che sta a dimostrare che il Padre lo aveva fin dall’inizio del suo arresto soccorso, perché non si può umanamente concepire come il cardinale avesse potuto resistere a tutti i patimenti ai quali è stato sottoposto e che lui descrive nelle sue memorie. Il Padre concluse: “Ricordati di pregare per questo grande confessore della Fede, che ha tanto sofferto per la Chiesa”».
Questa testimonianza luminosa ci riempie ancora una volta di stupore per tutto il bene che Dio ha elargito ai sofferenti attraverso questo strumento eletto e docile che fu padre Pio. Il Signore poté servirsi di lui per le cose più difficili e persino impossibili. Egli non lasciò mai San Giovanni Rotondo, ma la sua missione non ebbe confini! Con il dono della bilocazione arrivò ovunque a portare quel sollievo e conforto paterno e diremmo “materno” che donava a chiunque lo avvicinava.
Il card. Mindszenty in una pagina delle sue Memorie, nelle quali descrive il suo calvario nelle carceri comuniste «solo perché il mondo conosca il destino che il comunismo gli riserva e perché si avveda di come esso non tenga in alcun conto la dignità dell’uomo», parla tra l’altro dell’amore materno e scrive: «Un decennio prima della mia terza prigionia avevo scritto queste parole sull’amore materno: “Sarai dimenticato dai tuoi superiori dopo averli serviti; dai tuoi dipendenti, allorché essi non percepiranno più il tuo potere; dai tuoi amici, quando verrai a trovarti in difficoltà... Solo tua madre ti attende davanti al portone della prigione. Nella profondità del carcere possiedi soltanto l’amore della madre. Solo lei scende con te laggiù. E se sarai precipitato ancora più in basso del carcere, nell’abisso del penitenziario, della casa dei condannati a morte, solo lei non avrà paura di varcare quella soglia [...]». Padre Pio, ripieno dell’amore materno di Dio, fu la “madre” che non ebbe paura di varcare quella soglia, scendendo nell’abisso del penitenziario, a portare il più grande conforto che l’uomo di Dio poteva desiderare in quelle inaudite sofferenze: celebrare la Messa per unirsi al Sacrificio di Cristo e a Gesù Eucaristia.