SPIRITUALITÀ
Fuggire la mormorazione
dal Numero 13 del 31 marzo 2019
di Padre Luca M. Genovese

San Giovanni Climaco avverte: il giudicare è usurpazione della divina autorità. Quando il giudizio negativo viene comunicato ad altri diventa “mormorazione”, un vizio nascosto e terribile, figlio dell’orgoglio e dell’ignoranza della verità.

«La mormorazione è figlia dell’odio» (Scala Paradisi, X, n. 83). È questo l’assunto fondamentale di san Giovanni Climaco. L’odio genera una serie di comportamenti del tutto irrazionali e disgustosi, figli di un cuore impuro e disonesto, un cuore pervaso ancora dallo spirito del mondo e del demonio. L’odio infatti viene solo da lui, dall’orgoglioso e bestemmiatore per eccellenza, il demonio; non può venire da Dio che è amore.
«La mormorazione è un morbo sottile e nello stesso tempo grossolano, una mignatta [sanguisuga] latitante che piano piano consuma e distrugge la carità, sotto il cui manto provoca sozzure gravi e fa scomparire la castità» (ibidem).
È interessante la connessione tra vizi. La mormorazione è un tarlo che genera la lussuria. Di fatto chi è mormoratore non sa contenere i suoi giudizi sugli altri allo stesso modo che l’incontinente non sa contenere e vincere la sua lussuria.
I due vizi sono quindi in parallelo. Il lussurioso è un mormoratore. Ed il mormoratore è un lussurioso.
Il mormoratore si ammanta della veste della verità. Sembra che parlare male del prossimo per molti significhi dire la verità. In realtà c’è verità e verità. Una verità usata come un maglio per colpire e distruggere l’avversario è una verità senza carità quindi non è una verità ma uno strumento di oppressione e di schiavitù. «Se dici che lo ami – sostiene san Giovanni Climaco – prega per lui in segreto» (ibidem).
Come si vince questo male nascosto e terribile della mormorazione? È presto detto: «Chi vuol vincere lo spirito di maldicenza attribuisca la sua mormorazione non a colui che cade ma al demonio istigatore, poiché la volontà di peccare contro Dio non ce l’ha nessuno, sebbene ognuno di noi non subisca costrizione» (ivi, n. 84).
Dunque basta fare un ragionamento logico, che ogni cristiano battezzato potrebbe fare: chi pecca lo fa per istigazione del demonio e non per unica e totale volontà propria. Infatti il peccato lo commette l’uomo ma chi lo tenta è il demonio. Allora la responsabilità non è tutta dell’uomo. Certamente è così altrimenti egli non potrebbe ancora godere della misericordia di Dio a differenza del demonio. Il demonio non riceve misericordia perché si tenta da solo. L’uomo non si tenta da solo ma viene tentato, per cui la responsabilità è minore. Come disse Gesù a Pilato che di fatto lo ha condannato a morte ma non l’avrebbe mai fatto se nessuno glielo avesse consegnato: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande» (Gv 19,11). Certamente è stato un grave peccato mettere a morte Gesù. Ma non è stato Pilato il primo e unico responsabile di questo delitto. Gesù parla chiaramente. E così il mormoratore, se non vuole peccare pure lui, deve astenersi dal giudizio pubblico ed accusatorio. Gesù ci spiega come correggere il pubblico peccatore: «Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18,15).
Il giudizio umano è sempre fallace ed incerto. Per prima cosa il giudizio degli uomini su Nostro Signore fu inizialmente sbagliato. Fu tacciato di essere un bestemmiatore perché si proclamava Figlio di Dio e davanti a Pilato fu accusato di essere un re, mettendosi così contro Cesare. Due accuse diversissime per natura (una infatti è religiosa, l’altra civile, politica) che però servono unicamente a far fuori Gesù ed il suo piano divino della Redenzione. Da qui si vede la malizia dei giudizi degli uomini che non tendono alla verità ma al proprio personale interesse o all’interesse di parte.
Del resto chi non crede alla verità – «Che cos’è la verità?» (Gv 18,38) proclama Pilato, definendosi così parte di un mondo in cui la verità non c’è – come può emettere giudizi secondo verità? Sia Pilato, sia il Sinedrio sono solo gli attori di un teatro, dove l’unico principio motore delle azioni è che la verità non esiste e quindi ognuno si può regolare come vuole in base a parziali convenienze, anche mandando a morte innocenti purché questo serva alla propria causa personale o comunitaria.
Le recenti guerre in Medio Oriente, dove tanti civili e pure bambini sono stati uccisi senza alcun motivo, e pure tanti attentati di dubbia e mal comprovata matrice ci dovrebbero far riflettere che questo modo di pensare è attualissimo e addirittura dominante nel mondo moderno. Si agisce per egoismo, nella piena convinzione che la verità non esista. Anche a livello statale o internazionale.
«Anche se vedi uno peccare proprio in punto di morte – continua il Climaco – neanche allora puoi esprimere un verdetto di condanna perché il giudizio di Dio resta ignoto agli uomini. Certuni cadono apertamente in gravi peccati, ma occultamente compiono del bene che può avere un peso ancora maggiore» (Scala Paradisi, n. 84). La mormorazione è figlia della mancanza della verità oltre che dell’orgoglio. Del resto, chi è orgoglioso non può amare la verità perché la verità è unicamente... il proprio piacere, il proprio godimento, il culto di se stesso. La verità è invece Dio ed il suo giudizio giusto ed eterno sull’uomo: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra» (Mt 25,31-33). Se uno non tiene conto di questo i suoi giudizi saranno sempre falsi e mormoratori, non tenendo presente l’unica e sublime verità dell’eterno Giudizio divino».
L’orgoglio, il primo peccato del demonio, si riflette sull’uomo mormoratore consegnandogli poca, effimera, amarissima gloria. Infatti la gloria della mormorazione si spegne nella mormorazione stessa. Quanto dura? Lo spazio di pochi secondi. Quanto dura però il danno compiuto dal mormoratore per se stesso e per gli altri? Forse lo spazio di un’eternità!
«Il giudicare è usurpazione impudente della divina autorità» (Scala Paradisi, n. 85).