SPIRITUALITÀ
Difficoltà ad accettare il tempo nel Purgatorio? Ecco perché.
dal Numero 41 del 28 ottobre 2018
di Corrado Gnerre

Anche il Purgatorio, come la vita terrena, è segnato da una dimensione temporale. Tuttavia la percezione del tempo nel Purgatorio è molto diversa da quella che si sperimenta sulla terra, cerchiamo di capirne il perché.

Quando si sfoglia qualche vecchio libretto di preghiere e di devozioni, si trovano scritte delle indulgenze con precisione in anni e giorni. Molti storcono il naso e pensano a quanto ingenua sarebbe stata la Chiesa di un tempo nel pensare alle pene del Purgatorio come pene tutto sommato calcolabili secondo la scansione temporale della vita terrena.
Un esempio, ma ce ne sono tantissimi: papa Leone XIII conferì 200 giorni di indulgenza per tutti coloro che avessero ricevuto l’immagine itinerante della Sacra Famiglia con la recita delle preghiere di rito.  Dunque finanche i papi conferivano indulgenze in anni, mesi e giorni per quanto riguarda la permanenza nel Purgatorio e la relativa purificazione. Dire che sbagliassero ci sembra un assurdo.
Piuttosto partiamo da una domanda: nel Purgatorio c’è il tempo così come esiste nella vita terrena? La risposta non può che essere affermativa. Ovviamente va fatta una precisazione: si tratta di un tempo che permane nella dimensione ultraterrena per particolare permissione divina.
Va detto però che le anime del Purgatorio percepiscono questo tempo in maniera diversa da come lo si può percepire nella vita terrena. Anche se già nella vita terrena può cambiare questa percezione. Infatti, per uno studente di scuola le vacanze passano presto, l’anno scolastico non passa mai. Oppure se siamo in piacevole compagnia il tempo passa presto, l’attesa nell’ufficio postale non passa mai.
Ebbene, nel Purgatorio questa percezione diventa ancora più sensibile per un motivo molto semplice. Perché se sulla terra la sofferenza e i disagi sono quelli che sono, nel Purgatorio tale sofferenza e tali disagi sono enormemente superiori. E inoltre a rammaricare è soprattutto la lontananza da Dio, cioè il fatto che ancora non si può essere nella sua gloria. Da qui, dunque, una percezione che abbiamo definito “più sensibile”.
A riguardo c’è un famoso aneddoto che narra di un sacerdote che si trovava nel letto, ammalato e con sofferenze atroci; talmente atroci che si vedeva tentato dalla disperazione. Temendo questo gravissimo peccato, iniziò a pregare di poter morire quanto prima. Gli apparve il suo Angelo custode e gli chiese: «Vuoi morire tra un anno e andare direttamente in Paradiso, oppure oggi stesso e farti un giorno di Purgatorio?». Il povero sacerdote rispose subito: «Voglio morire subito!». E allora l’Angelo gli disse: «Bene. Preparati e oggi stesso morrai». Il sacerdote si confessò, si comunicò e quello stesso giorno morì. Ovviamente – come aveva detto l’Angelo – andò in Purgatorio. Ma qui passò un giorno, passarono due giorni, tre, quattro... un mese, un anno... e niente... l’ascesa in Paradiso tardava. Allora l’anima del sacerdote invocò il suo Angelo custode. E quando questi si presentò, il sacerdote lo rimproverò: «Ma come? Tu mi dicesti che se fossi morto subito, sarei stato un solo giorno in Purgatorio... e invece è passato un anno dalla mia morte...». Al che l’Angelo esclamò: «Un anno? Ma se sei morto solo da un’ora?». Insomma, talmente forti erano le sofferenze del Purgatorio che l’anima del sacerdote pensava che si trovasse lì da chissà quanto tempo. Ecco la percezione diversa del tempo che contraddistingue il Purgatorio.
E allora il problema dov’è? È che si confonde la dimensione dell’eternità con quella dell’“ultraterreneità”. È di fede che quando ci sarà la fine dei tempi (seconda venuta di Nostro Signore Gesù Cristo, resurrezione dei morti e Giudizio universale) il Purgatorio finirà di esistere (dunque non è eterno), mentre rimarranno per l’eternità l’Inferno e il Paradiso.