Il nesso tra la Vergine e l’Eucaristia
dal Numero 24 del 18 giugno 2017
di Raimondo Giuliani

Il rapporto intimo e vitale che intercorre tra la Santissima Eucaristia e Maria Vergine è facilmente intuibile dalla pietà e dall’intelligenza dei fedeli. Già gli antichi Padri ne avevano colto il legame inscindibile, scolpendolo con espressioni sublimi, il cui significato è stato accolto anche dalla santa Liturgia.

La moderna cristianità pare aver dimenticato quell’intimo ed indissolubile nesso ch’esiste tra la Santissima Eucaristia e la Vergine Madre di Dio, Maria.
Questo nesso non era affatto estraneo ai Padri della Chiesa e, in genere, agli autori antichi. San Gregorio di Nissa, ad esempio, chiama l’Eucaristia Mysterium Virginis (il mistero della Vergine). Sant’Efrem il Siro ha scritto che Maria è quella «vite verginale che ha dato l’uva il cui dolce vino ha apportato sollievo a coloro che piangono». San Massimo di Torino ha asserito che «Maria è la Manna [...] che, come discesa dal cielo, ai fedeli di tutte le Chiese fece fluire un cibo più dolce del miele». È celebre anche l’epitaffio di Abercio (II sec.) in cui l’Eucaristia è definita «il pesce [...] pescato dalla Vergine casta». «Quel pesce (l’Eucaristia) – rileva il Roschini – è di Maria, poiché l’umanità sacrosanta di Cristo, ipostaticamente unita alla divina persona del Verbo, è sua, è stata presa da lei. Quel pesce è tutto di Maria, poiché l’umanità sacrosanta è stata presa tutta da Lei, unicamente da Lei che, oltre ad essere Madre di Cristo, è anche Vergine pura, ossia una Vergine-Madre».
Da queste poche testimonianze risulta chiaro che il nesso tra Maria e l’Eucaristia era ben evidente sin dai primi secoli dell’era cristiana. Tale intima relazione è stata esaustivamente riproposta dal Cardinal Massimi nel 1950: «Il nesso fondamentale – dichiarò – che corre tra i due termini – Maria e l’Eucaristia – è quello che corre tra la madre e il figlio, nesso indiscutibile e della più grande intimità, nesso che resta invariato nonostante che Gesù si nasconda nel Sacramento con i veli eucaristici. Forse che una madre cessa di esser tale, se il Figlio si vela o indossa un nuovo abito?». E alla domanda se possiamo chiamare figlio di Maria il Pane disceso dal Cielo, risponde: «Ben possiamo e dobbiamo chiamarlo così, perché quel Pane, prima di scendere in noi, passò dal seno del Padre nel seno della Madre, previo il libero consenso di Lei, che in un certo senso rappresentava tutto il genere umano». Ecco perché san Massimo di Torino, dopo aver chiamato la Vergine «nutrice del pane celeste», rivolto a Lei esclamava: «Allatta perciò, o Madre, il nostro cibo, allatta il pane celeste, allatta il cibo degli Angeli, allatta Colui il quale ti fece tale da essere fatto Egli stesso in te». Così anche san Pier Damiani: «O mammelle beate che mentre allattano labbra infantili, nutrono il cibo degli Angeli e degli uomini».
A ciò va aggiunta la considerazione che la Vergine amò immensamente e in modo unico la veste eucaristica assunta da Gesù, perché nessuno la conobbe e si compiacque in essa al par di Lei.
Questa intima ed inarrivabile conoscenza che la Vergine ebbe dell’Eucaristia, oltre che affondare le sue radici nella Maternità divina (Maria Santissima diede a Cristo il Corpo, quel medesimo Corpo ch’Egli offrì sulla croce e sotto le specie eucaristiche; non è certamente un caso che la Liturgia ci faccia cantare: «Ave verum corpus natum de Maria Virgine»: Ave o vero Corpo nato da Maria Vergine), scaturisce massimamente dal suo ruolo di Corredentrice del genere umano. Ella, infatti, generando ed allevando Gesù, aveva preparato – ad un tempo – il sacerdote e la vittima del Calvario. Lì, sul Golgota si unì al Sacerdote nell’offrire la Vittima. È quanto afferma il Santo Padre Pio XII alla fine dell’enciclica Mystici Corporis quando scrive: «Fu lei che, immune da ogni colpa, propria o ereditaria, strettissimamente congiunta sempre col suo figlio, lo offrì sul Golgota all’eterno Padre, insieme con l’olocausto dei suoi materni diritti e del suo materno amore, per tutti i figli di Adamo».
Ora, è dottrina della Chiesa che il Sacrificio eucaristico è la rinnovazione del Sacrificio del Calvario. Identico è il Sacerdote, identica la Vittima. Ciò che cambia è solo la cosiddetta ratio offerendi, come afferma il Concilio di Trento. La Vergine Santa, dunque, che nel Sacrificio della Croce ebbe un ruolo così fondamentale, lo ha parimenti nel Sacrificio eucaristico. Nel Sacrificio dell’Altare Ella è e rimane la Madre del Sacerdote e della Vittima, e continua ad associarsi al Figlio nell’offrire l’Ostia immacolata. Giustamente afferma allora san Bonaventura che «poiché questo sacratissimo Corpo ci è stato dato per mezzo di Maria, così per le mani di Lei deve essere offerto (sacrificio) e per le mani di Lei deve essere ricevuto (sacramento)».

QUESTA SETTIMANA
Numero 32
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