VARI
Giovanissimi Martiri
dal Numero 31 del 2 agosto 2015
di Paolo Risso

Non basterebbero libri per ricordare gli innumerevoli Martiri di Cristo Re che hanno dato il sangue per la difesa della Fede cattolica, per la libertà religiosa, perché Cristo e la Vergine regnino ovunque. Ne abbiamo dunque scelti alcuni fra i tanti, degni di memoria.

In Messico, dal 5 febbraio 1917 al 1927, sotto il governo dei tre “presidenti” Carranza, Obregon e Calles, si fece di tutto per “strangolare” la Chiesa Cattolica. La quale fece di tutto per condurre a ragione costoro. Non servì a nulla. Furono ignorate la Lettera pastorale dei Vescovi messicani e la vibrante protesta di papa Pio XI.

“Cristeros”

Allora i Cattolici, davanti alla persecuzione dilagante in tutto il Paese, si organizzarono e insorsero con coraggio nell’esercito dei Cristeros: un gruppetto all’inizio di poche persone, che diventò presto di alcune decine di migliaia di soldati di Cristo Re, bene addestrati, che avrebbero dato filo da torcere ai governanti con la loro azione di veri eroi capaci di giungere alla vittoria.
La storia della “Cristiada”, cioè della lotta per Cristo, è ignorata dalla maggior parte dei libri di storia, ma è pagina gloriosa di fede e di eroismo del secolo XX e di tutta la Chiesa. I cattolici messicani ebbero i loro martiri e i loro santi, che già papa Pio XI nell’Enciclica Iniquis afflictisque (18 novembre 1926) aveva indicato come modelli al mondo.
Leggendo l’epopea di questi soldati e martiri, siamo stati commossi sino alle lacrime, ancora di più vedendo il bellissimo film da poco diffuso, Cristiada appunto, soprattutto dall’eroismo e dal sacrificio dei ragazzi cattolici: qualcosa di sublime, eroi del puro ideale, che affrontarono la morte solo per difendere l’integrità della Fede; proprio quanto abbiamo bisogno noi oggi.

José Sanchez del Rio

I proto-martiri della Cristiada furono Joaquim Silva di 27 anni, e Manuel Melgarejo, di 17 anni, entrambi attivissimi nella Gioventù cattolica. Arrestati il 12 settembre 1925, furono fucilati, per ordine di Calles in persona. Caddero al grido di battaglia e di vittoria: «Viva Cristo Re, viva la Vergine di Guadalupe», numerosi giovani e adulti, ma anche diversi ragazzi giovanissimi. Incredibile ma vero.
Aveva solo 13 anni José Sanchez del Rio e apparteneva anche lui alla Gioventù cattolica, sezione aspiranti. Quando Calles diede inizio alla strage, si presentò al generale Mendoza, uno dei capi della Cristiada: «Sei troppo piccolo per arruolarti» gli disse il generale. Rispose: «Se io non sono in grado di portare il fucile, potrà servirsi di me in molti modi, come custodire i cavalli, lavorare in cucina, portare l’acqua e le munizioni».
Lo accettarono. Disse: «Voglio essere un soldato di Gesù Cristo, anche pronto a dare la vita per Lui». La sua mamma tentò di dissuaderlo, di richiamarlo a casa. Lui le scrisse: «Mamma, non lasciarmi perdere la bella occasione di guadagnarmi il Paradiso con così poca fatica e così presto».
Era un bambino vivace, immensamente simpatico, un amico di tutti, capace di giochi e di scherzi allegrissimi. Dal giorno della sua Prima Comunione aveva fatto il proposito – sempre mantenuto – di confessarsi molto spesso e di partecipare ogni giorno alla Messa con la Comunione. Aveva un amore appassionato e struggente per Gesù.
Nell’accampamento diventò il prediletto dei Cristeros e ogni giorno serviva la Santa Messa al cappellano. Qualche tempo dopo il suo arruolamento, l’accettarono a far parte del corpo di spedizione per la battaglia di Cotija, il 5 febbraio 1928. Era vicino a Mendoza, quando il cavallo del suo generale fu ucciso. José gli offrì il suo cavallo, ma entrambi furono fatti prigionieri.
I soldati di Calles si stupirono di vederlo così giovane e gli chiesero notizie sui Cristeros. José non parlò, pur sapendo a che cosa andava incontro. Lo rinchiusero nella chiesa del paese, trasformata dai senza-Dio in un pollaio. José passò la notte pregando, ma al mattino, accortosi di essere in un tempio profanato, indignatissimo tirò il collo a tutti i galli e alle galline. Allora i carcerieri lo picchiarono senza pietà. Lui rispose: «Lasciatemi vivo per la fucilazione, perché voglio morire martire per Gesù».
Persino davanti alle impiccagioni di altri prigionieri cattolici non si lasciò impaurire e pregava per ognuno di loro. Poté scrivere alla mamma: «Cara mamma, mi hanno catturato e stanotte sarò fucilato. Ti prometto che in Paradiso preparerò un posto per tutti voi. È questa l’ora che ho tanto atteso». Firmò: «Il tuo José che muore in difesa della Fede cattolica, per amore di Cristo Re e della Madonna di Guadalupe».
Il 10 febbraio 1928, alle 11 di notte, fu portato al cimitero. Durante il percorso, cantò l’inno Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!, senza che alcuno riuscisse a farlo tacere. Fuori di sé dalla rabbia, i soldati di Calles lo colpirono a pugnalate. José disse loro con un coraggio “divino”: «Avanti, ancora un po’, e poi sono con Gesù».
Lo finì un colpo di pistola al capo.
José Sanchez del Rio è stato beatificato dal papa Benedetto XVI il 20 novembre 2005, solennità di Cristo Re.

Tomas de la Mora... e un piccino

Viveva a Colima, bella città sul Pacifico, Tomas de la Mora, e a 15 anni era già membro attivissimo del Circolo cattolico. La sua passione era fare il Catechismo tra i bambini più poveri. Portava lo scapolare della Madonna del Carmelo come segno di consacrazione alla Madonna.
Proprio per questo innocente motivo, il 15 agosto 1927 fu arrestato e condotto in caserma dove il comandante gli domandò: «Sei anche tu amico dei fanatici, cioè dei preti, dei cattolici, dei briganti?». Rispose: «Non sono fanatici, ma liberatori della Chiesa e della nostra Patria oppressa dai tiranni».
Lo frustarono, affinché rivelasse il nome dei “fanatici”. Ma lui non disse neppure una parola. Il comandante ordinò che fosse impiccato “all’albero della libertà”, eretto sulla piazza centrale di Colima; numerosi cittadini protestarono, perché la costituzione messicana escludeva i minorenni dalla pena di morte. Fu inutile protestare.
Al momento di ricevere la corda al collo, Tomas respinse gli aguzzini dicendo: «Via da me, soldati di satana, non toccate il corpo puro di un soldato di Cristo Re!». Da solo si pose la corda al collo, poi calmo e sereno dichiarò: «Voi combattete contro Dio, ma Dio è più forte di voi e vi vincerà. Sì, Cristo vince, regna, trionfa!».
Quelli gli dissero: «Fa’ presto a dire l’ultimo tuo desiderio». Tomas guardò il cielo ed esclamò sorridente: «In Paradiso pregherò per la mia mamma e per il mio papà, per i miei fratelli, per il Papa e la Chiesa, per la nostra Patria, e anche per voi, affinché vi convertiate. Che gioia morire per la gloria di Cristo Re! Viva Cristo, Re del Messico e del mondo intero!».
Gli fu stretto il laccio al collo e Tomas penzolò nel vuoto. Aveva solo 16 anni.
Nei campi dei Cristeros c’erano persino bambini piccoli che le mamme portavano con sé seguendo i loro mariti nell’impresa di liberare il Messico dai senza-Dio.
Guillerno Solis aveva solo 5 anni, quando stava con la mamma nell’accampamento dei liberatori di Colima. Mancava tutto e lui, il piccino, aveva tanta fame e tanta sete. La sua mamma cercò disperatamente qualcosa, poi rimasta a mani vuote, gli disse: «Non ho trovato niente da darti, figlio mio». «E allora – rispose Guillerno – dirai al Bambino Gesù che io soffrirò fame e sete per Lui».

Carlo: come Tarcisio

Nello stesso anno della persecuzione di Calles, il 1927, Carlo Betanzos, un bambino di solo 8 anni, riceve la Prima Comunione. Suo padre, fervente cattolico, era già stato arrestato e condannato a morte. Prima di morire aveva fatto sapere ai suoi famigliari che desiderava ricevere la Comunione. Il piccolo Carlo, ricevuto Gesù per la prima volta, chiede la grazia di poter essere lui a portare la Comunione al suo papà.
In via del tutto straordinaria, gli viene concesso, così come Tarcisio, al tempo dei primi cristiani, verso il 250 d.C. l’aveva fatto ed era morto martire piuttosto che cedere alle mani profanatrici dei pagani: il più prezioso Tesoro che portava con sé, Gesù Eucaristico.
Carlo Betanzos, con l’Ostia santa nascosta sul petto, si reca alla prigione di suo padre. Le sentinelle non vogliono lasciarlo passare, ma Carlo insiste: «Io voglio vedere ancora una volta il mio papà, prima che muoia». Lo fanno entrare, indirizzandolo all’ufficio del direttore del carcere.
Costui, cinico esecutore degli ordini di Calles, lo accoglie sprofondato nella sua poltrona: «Che cosa vuoi, marmocchio?». «Voglio vedere ancora una volta mio padre, Luigi Betanzos». Il direttore sorride beffardo e diabolico: «Un momento, vieni prima qua che devo disinfettarti...». E lo afferra per un braccio, palpando subito le sue spalle. Con un ago gli fa una puntura al braccio che strappa al piccolo un grido di dolore: «Ora puoi andare», gli ordina.
Carlo entra nella cella del padre: «Presto, papà, stamane ho ricevuto la Prima Comunione e ora porto la Comunione anche a te». Estrae l’Ostia santa dal petto, dicendo: «Presto, papà, che io non sto bene... Recitiamo insieme l’atto di dolore». Ricevuta la Comunione, padre e figlio si stringono in un abbraccio, pregando.
Luigi Betanzos sente che il suo Carletto trema come una foglia. Lo guarda e vede le vene del suo collo che gli si sono ingrossate: «Che cosa ti è successo?». «Il direttore del carcere mi ha fatto una puntura... Addio, papà!». Un istante dopo, Carlo muore: era stato ucciso con un potente veleno da quel boia che comandava la prigione. Anche lui martire per Gesù Cristo: come Tarcisio, Pancrazio e Agnese nell’antichità cristiana; come Joaquim, José, Tomas, nel suo “Messico martire”.

Amici, non basta commuoverci. Occorre metterci in ginocchio e pregare per chiedere a Gesù che regni oggi sul mondo dove noi cattolici siamo perseguitati dai negatori della Fede e della Legge di Dio in modo più subdolo di Calles. In questo mondo d’oggi siffatto, noi non vogliamo essere apostati, ma apostoli affinché tutti riconoscano la Regalità di Verità e di amore del Cristo.
Poi dobbiamo alzarci e partire e tornare a intendere la vita come milizia (militia Jesu Christi), pacifica sì, ma più viva che mai, e stare in prima fila, appassionati, uniti, con il nome di Gesù sulla nostra fronte. Ci gloriamo di militare sotto le insegne di Cristo Re che ha, anche oggi, ogni potestà in Cielo e sulla terra. «Sub Christi Regis vexillis militare gloriamur».  

* tratto da: L. Ziliani, Messico martire, Ed. Paoline, Roma 1951.

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