Da 0 a 2013. Quando festeggiare il Natale
dal Numero 51 del 29 dicembre 2013
di Paolo Risso

A quando risale il primo Santo Natale? La storia conferma la fede, e i cristiani che celebrano la Santa Nascita del loro Dio il 25 dicembre adorando quanto avvenuto 2013 anni fa, possono stare sicuri che anche in questo “tutti i conti tornano”!

A quando risale il primo Santo Natale? La storia conferma la fede, e i cristiani che celebrano la Santa Nascita del loro Dio il 25 dicembre adorando quanto avvenuto 2013 anni fa, possono stare sicuri che anche in questo “tutti i conti tornano”!Ecco, festeggiamo il Natale del 2013: a cominciare da quando? Proprio dalla Nascita di Gesù, il Cristo, a partire dal Quale la storia si suddivide tra “avanti Cristo” e “dopo Cristo”. Questo calcolo, tutti lo sanno, lo ha fatto Dionigi il piccolo, il monaco che nel VI secolo iniziò appunto il computo della nuova era dalla venuta di Gesù sulla terra.
Ma comunemente si dice – e lo si insegna pure a scuola – che Dionigi si sbagliò di qualche anno. E così spesso si legge che Gesù in realtà nacque in un periodo che va dal 4 al 7 a.C., per cui oggi saremmo già nel 2017 o anche più oltre, a voler fare i calcoli esatti. Oggi, però, studiando a fondo la questione, pare proprio che Dionigi non si sia affatto sbagliato.
Ciò che finora ha fatto pensare a un calcolo sbagliato da parte di Dionigi è soprattutto la datazione della vita di Erode da parte dello storico ebreo Giuseppe Flavio. I Vangeli dicono che Gesù nasce quando Erode è ancora regnante, ma Erode, secondo Giuseppe Flavio, muore nel 4 a.C., dunque Gesù deve per forza essere nato prima di questa data.

Onore a Dionigi

A sbagliarsi, però, è stato proprio Giuseppe Flavio, riguardo a Erode e alla sua morte che dovrebbe essere posticipata al 4 d.C.: l’errore è dovuto a un codice in cui la 186a Olimpiade, durante la quale è avvenuta la proclamazione di Erode a re, è diventata la 184a Olimpiade: in cifre romane il VI sarebbe diventato IV.
Stando così le cose, Dionigi non si è affatto sbagliato nel suo calendario: alla sua cronologia, oltretutto, corrispondono le cronologie precedenti di Tertulliano, Girolamo, Eusebio di Cesarea e di altri illustri Autori cristiani dei primi secoli. La cronologia delle Olimpiadi, redatta dallo storico Filone di Tralles, importantissima per gli antichi nel calcolo degli anni, la cronologia di Roma, a partire dalla fondazione, secondo il calcolo di Bed, e infine la cronologia di diversi imperatori succedutisi nel governo di Roma, sono in pieno accordo con la cronologia di Dionigi, il quale dunque era tutt’altro che uno sprovveduto.
In base a questa cronologia si viene a sapere che Gesù è morto in croce a Gerusalemme il 3 aprile dell’anno 33; così che la sua Risurrezione è storicamente avvenuta a Gerusalemme alle prime ore del mattino del 5 aprile dello stesso anno. Proprio per morire così, straziato dal summum extremumque supplicium della crocifissione, accettata per nostro amore in espiazione dei nostri peccati, Gesù è nato a Betlemme: nato per portare la croce e morirvi inchiodato per noi. Chi ci ha amati così? Né Budda, né Confucio, né Maometto... né Marx... né i tecnocrati contemporanei né alcun altro.
Da allora, dalla Nascita di Gesù, sono passati poco più di 2000 anni. Ma il giorno e il mese della sua Nascita sembravano non avere i riferimenti storici della sua morte. Si ritiene ancora da molti, anche a livello universitario, tuttavia non abbastanza informati, che la celebrazione del Natale sia stata stabilita il 25 dicembre dalla Chiesa, per “cristianizzare” una festa pagana, il “natale del sole”, il sole invitto, che cadeva proprio il 25 dicembre, poco dopo il solstizio d’inverno. In una parola si sarebbe pensato a una scelta simbolica: Gesù Cristo, come “il vero Sole” dell’umanità.

Compleanno salvifico

La data della Nascita di Gesù, il suo compleanno, il più fasto, il più benefico, anzi il più salvifico, il solo salvifico di tutti i compleanni di qualsiasi “uomo del destino o della Provvidenza”, grazie agli studi recenti pare proprio sia stato stabilito il 25 dicembre con cognizione di causa e secondo verità più che documentata.
Nel Vangelo di san Luca, riguardo a questa data c’è un riferimento cronologico che fa pensare: l’Annuncio a Maria avviene nel sesto mese successivo al concepimento di Giovanni Battista da parte di Elisabetta e Zaccaria (cf. Lc 1,26). Però nessuno avrebbe mai saputo quando avvenne di preciso il concepimento del Battista. Tuttavia i primi cristiani che fissarono la data del Natale di Gesù dovevano saperlo e non si sbagliarono.
Tra i famosi papiri degli Esseni, nelle grotte di Qumràn, alcuni anni fa è stato scoperto l’antico calendario solare biblico. Da questo calendario interessantissimo, il professor Shemaryahu Talmon dell’Università di Gerusalemme ha ricostruito i 24 turni di servizio al tempio delle famiglie di sacerdoti ebrei dell’epoca di Gesù e ha individuato le settimane in base ai mesi del calendario di Qumràn.
L’evangelista Luca racconta che il sacerdote Zaccaria era della classe di Abia ed esercitava le sue funzioni nel tempio quando l’Angelo Gabriele gli annunciò la nascita del figlio che avrebbe dovuto chiamarsi Giovanni (cf. Lc 1,4-26). Così veniamo a sapere che la famiglia di Abia serviva al tempio nella settimana dal 24 al 30 del mese ottavo (ossia alla fine di settembre) ed è per questo che la Chiesa festeggia il concepimento di Giovanni, il precursore di Gesù, il 23 settembre, e la sua nascita nove mesi dopo, il 24 giugno.
Sei mesi dopo l’annuncio di Zaccaria, come narra ancora il Vangelo di Luca (cf. 2,26) ci portano al 25 marzo, proprio la data in cui la Chiesa celebra l’Annuncio a Maria e il Concepimento di Gesù nel suo Grembo verginale, e Gesù nasce ovviamente dopo nove mesi, il 25 dicembre. Pertanto una scoperta archeologica attribuisce saldo fondamento storico alle 4 date or ora menzionate, l’una in fila all’altra, fra cui la data della Nascita di Gesù.
Quando nasce Gesù, siamo così al 25 del mese di Kaslew (che corrisponde al nostro dicembre), quando il popolo ebreo celebrava la Kannukah, la festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme, fatta da Giuda Maccabeo nel 164 a.C. e il tempio veniva per otto giorni illuminato da molte luci. Non ha fatto le cose a caso, il Figlio di Dio: è venuto al mondo nella dedicazione del tempio, la festa della luce, Lui che è il nuovo Tempio in cui abita tutta la pienezza della Divinità, la Luce vera del mondo.

L’Eterno Re

Ora i primi cristiani – la Chiesa delle origini – che fissarono sul calendario liturgico queste date – tra cui il Natale al 25 dicembre – sapevano queste cose con certezza assoluta e non fecero le cose a caso o per rendere cristiane precedenti feste pagane. Essi avevano ricevuto queste date da quelli che avevano visto e sentito di persona Gesù stesso, insomma per trasmissione, nella Tradizione che tutto regge.
Il Cristianesimo – checché ne dicano i sedicenti sapienti di oggi – ha radici saldissime nella storia e non è un mito, né una favola, neppure una leggenda, neanche soltanto una grande idea destinata a sciogliersi con il passare del tempo, “un muro coperto di rampicanti” che si sgretola in polvere come insinuava un professore al tempo della mia frequenza all’università.
La Nascita di Gesù è un Avvenimento reale, rilevato addirittura da un censimento romano, voluto dall’imperatore Ottaviano Augusto, avvenuto tra problemi di alloggio, affollamento di carovane, viavai di uomini e di animali, un intrecciarsi di umili e di potenti nella storia.
Governatori e re, maggiorenti del popolo giudaico e “sacerdoti” del tempio di Gerusalemme non si mossero per quel Bambino, ma da Lui vennero subito i semplici pastori accampati con le pecore nelle campagne di Betlemme, quindi alcuni Magi dell’Oriente, che studiavano le stelle e conoscevano le profezie dei vati d’Israele. Le diverse deportazioni ed esili subiti dal popolo giudaico, in Egitto, in Mesopotamia, in Babilonia, lo stesso trovarsi della Palestina su una via di passaggio dall’Anatolia e dalla Siria all’Egitto, aveva favorito questa conoscenza, tra i dotti e i meno dotti, delle loro sacre Scritture.
Da allora, dalla Nascita di Gesù, sono passate appena 80 generazioni e Gesù è, in fondo, a pochi passi da noi: a noi giunto come per “un passaparola” – la santa Tradizione cattolica, innanzitutto, e i Vangeli e gli altri testi del Nuovo Testamento –, Gesù vivo e vero in mezzo a noi, più vero, più reale e più sicuro che mai.
Con Lui dovranno fare i conti anche i potenti e tutti i “super” di oggi che pretendono di dominare e persino di educare i popoli secondo i loro interessi, con le armi, o con la finanza, la nuova “arma” di oggi. Attenzione, però: davanti a quel Bambino, che è il Cristo e il Re eterno, siamo tutti dei precari. Lui solo è l’Assoluto perché è Dio!
Le cose che abbiamo scritto si trovano ben spiegate nel libro di Giorgio Fedalto, Quando festeggiare il Duemila (San Paolo, Milano 1998).
L’avevamo letto, questo librino, quando uscì; l’abbiamo ritrovato e riletto in questi giorni, con il gran gusto di essere confermati che quanto abbiamo di più caro al mondo, Gesù, il Cristo, è proprio tutto vero. Noi cattolici, dicano ciò che vogliono gli altri, abbiamo soltanto delle certezze da trasmettere, mai dei dubbi. La Verità non è problematica perché è la Verità.
Non so più quale autore ricordava: «Se poco studio sembra allontanarvi da Gesù Cristo, molto studio invece vi avvicinerà a Lui». Già, proprio così: essere piccoli davanti a Dio e “far la corte alla Verità”.

QUESTA SETTIMANA
Numero 36
del 17/09/2017

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