SANTO NATALE
Natale, realizzazione dell’et et di Dio
dal Numero 49 del 22 dicembre 2019
di Fabrizio Cannone

Il Natale di Gesù è un mistero denso di luce per la mente cristiana: un evento dirompente che contiene e riverbera molte verità fondamentali della nostra Religione. Ripassiamole brevemente per scoprire ancora una volta la meraviglia del Dio che si fa uomo e dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio.

Lo scrittore Vittorio Messori ha spiegato tante volte che il Cristianesimo è la religione dell’et et, e non la religione dell’aut aut. Per esempio lo ha fatto in modo eminente nell’ormai classico Ipotesi su Gesù (uscito nel 1976, ma appena ripubblicato dalle edizioni Ares).

Ovviamente, debbono esistere per forza degli aut aut, altrimenti il principio di identità e di non contraddizione, fondamento di ogni logica, svanirebbe. Se A è uguale ad A, B non può che essere diversa da A. Se il risultato di una operazione è 2, allora non può essere 3: altrimenti dire 3 e dire 2 sarebbe lo stesso.

Sicuramente, il più grande aut aut del Cristianesimo è il seguente: aut Paradiso aut Inferno. Ovvero, tutti gli esseri umani, da Adamo ed Eva sino alla fine del mondo, vivranno eternamente nella beatitudine celeste o nell’eterno rimpianto. Il Purgatorio, come luogo e stato di espiazione, finirà per sempre un giorno.

E da questo aut aut definitivo “nullo homo vivente pò skappare”, come avrebbe detto san Francesco. Del resto, non si può essere contemporaneamente amici di Dio e nemici di Lui: aut grazia aut peccato.

Ed è proprio questa libera scelta di vivere secondo coscienza (grazia) o contro coscienza (peccato) che determina l’eterna sorte dell’anima, che Dio ratifica con giusto giudizio. Siamo noi che dobbiamo fare bene i calcoli: i numeri da parte loro sono quel che sono.

Ciò detto, il Cristianesimo tende alla sintesi, all’armonia e alla unione organica degli opposti, superando ciò che a prima vista parrebbe inconciliabile. Ovvero tende all’armonia tra materia e spirito, tra cuore e ragione, tra naturale e soprannaturale, tra cielo e terra. E su queste armonie sono stati scritti trattati.

Ma la religione del Dio-Uomo, che desidera produrre altri uomini-divinizzati, vuole anche la riconciliazione tra Stato e Chiesa, tra politica e religione, tra scienza e coscienza, tra amore appassionato della vita e penitenza, tra matrimonio e vita consacrata, tra uomo e donna, tra vita terrena vissuta in pienezza e doveroso slancio verso la patria definitiva e beata.

Vivere solo di corpo e solo per il corpo non si può anche volendo, e gli stessi materialisti sono costretti a ragionare con una ragione che però esula dalla materia. E pure se affermano che Dio non c’è, lo dicono usando dell’anima che non si vede e che solo in Dio trova spiegazione. Gli spiritualisti, allo stesso tempo, non possono trascurare le esigenze del corpo, e tranne per miracolo, neppure i santi vivevano senza mangiare o senza dormire. E di sola preghiera, Messe e rosari non si vive.

Il Natale, inconcepibile per atei e pagani, ebrei e mussulmani, afferma e ricorda proprio questo. Il Creatore si fa creatura, mandando apparentemente in manicomio i logici e gli esperti del retto pensare. Ed anche coloro che, come gli gnostici di tutti i tempi, pretendono di avere una visione talmente alta di Dio da sconsigliargli l’incarnazione tra i mortali. La carne e il sangue infatti, per gli gnostici, gli esoteristi e i manichei, sarebbero qualcosa di sospetto, di basso, di intrinsecamente peccaminoso. E perfino certi cristiani eretici immaginano che Dio avrebbe dato un corpo ai nostri Progenitori per punirli, forse preventivamente, del loro peccato: il peccato d’origine.

E invece no. Il corpo non è un male, la materia non è negatività. È lo spirito che peccando inquina l’uomo e quando si parla dei peccati della carne si fa un evidente paralogismo. Solo lo spirito può peccare nella carne, non il contrario. E infatti gli animali, che non hanno il privilegio dell’anima immortale e della libera volontà, non peccano mai, pur usando il loro corpo come detta il loro istinto.

Ma come è possibile che l’Eterno entri nel tempo, che l’Infinito si autoriduca a un piccolo e fragile essere umano, che l’Immacolato per essenza decida di sottomettersi alla legge del peccato?

È possibile nella logica dell’amore incommensurabile che Dio ha per sé (senza nessun egoismo) e per noi (con divino altruismo). Cosa c’è di più bello in effetti che dare la vita? Ebbene, più bello e più grande ancora sta nell’averla concepita e immaginata!

Il Creatore, da tutta l’eternità, ha dovuto pensare a produrre qualcosa dal nulla. E ogni sua idea non poteva che essere buona, come lo è Lui. Anche se avesse creato solo cieli stellati, scoiattoli e canarini, avrebbe già fatto qualcosa di bello e di piacevole. Infatti anche in questi esseri non spirituali c’è una innegabile bellezza.

Ma quando ha deciso di fare l’essere umano, con una testa, 2 occhi, 2 braccia, 2 gambe e tutto il resto, e soprattutto con un’anima spirituale immortale, allora sì ha toccato i vertici. A ben vedere un altro Dio uguale a sé non poteva farlo: sennò si torna alla contraddizione logica di cui sopra. Quindi ha immaginato un essere dotato delle sue prerogative specifiche di intelligenza e volontà.

E proprio grazie all’intelletto e alla capacità umana di pensare e di amare, ecco che Dio ha creato un altro da sé con cui entrare in relazione d’amore.

Il Natale ci dice sinteticamente tutto ciò. Dio c’è, anzi Dio è: ieri oggi sempre infinitamente presente e per fortuna sempre uguale a se stesso (se cambiasse parere pure Lui, seguirlo sarebbe impossibile!). Incarnandosi tra noi mortali e morituri ci ricorda che la carne non è il male, ed il corpo è uno strumento prezioso da valorizzare.

Ci ricorda pure che la vita è un dono strabiliante e la morte paradossalmente ne è l’apice: da quell’istante infatti, se avremo teso verso il bene, il vero e il giusto, inizierà la vita assoluta, la vita senza fine e senza noia.

Et et: sforziamoci, a partire da questo Natale e per tutto l’anno 2020, di essere pienamente uomini e sinceramente cristiani. Lavoratori e pacificatori tra i mortali, per diventare eterni fruitori e contemplatori del Mistero divenuto infante, nella santa grotta di Betlemme.