SANTO NATALE
Gesù Bambino e la storia a confronto
dal Numero 50 del 24 dicembre 2017
di Paolo Risso

L’editto che portò Maria e Giuseppe a Betlemme fu disposto da Cesare Augusto. Chi era costui? Il Vangelo di Luca, con la sua precisa cornice storica, suggerisce un solenne confronto-scontro tra chi fu considerato “dio” ma era un semplice uomo e chi fu considerato un debole figlio d’uomo ma era Dio.

Nella piccola Betlemme, è accaduto il fatto più grande della storia: il Figlio di Dio, fatto uomo, è venuto in mezzo a noi. Da quel momento, gli uomini non potranno più fare a meno della sua presenza.
Questo è il racconto dell’evangelista san Luca, racconto che milioni di uomini da più di duemila anni ascoltano commossi e pensosi, non come un fatto qualunque, ma come un avvenimento decisivo che è entrato nella loro esistenza e nella storia dell’umanità. So da un missionario nel lontano Oriente in mezzo a induisti e buddisti, che molti di costoro provano un fascino singolare davanti alla storia di un Dio che si fa bambino e che chiama tutti, anche i più poveri e derelitti, a seguirlo.

“L’Avvenimento”

Il racconto di Luca ha una cornice storica mondiale: «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria città». Il racconto ha una cornice storica locale: «Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazareth, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta».
Ed ecco, l’Avvenimento: «Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio».
Leggete tutto il racconto nel Vangelo di Luca, capitolo 2,1-20. Colpisce lo stupore che prende tutti in quella notte: «Stupivano tutti», dice Luca, riportando la voce dei testimoni oculari, di sicuro Maria stessa (cf. Lc 1,1-4). E c’è ancora motivo di stupire oggi, dopo venti secoli – cioè dopo 80 generazioni di uomini.
Per quanti sforzi siano stati fatti da espertissimi demolitori, è impossibile ricacciare nella leggenda e nel mito quel candido e conturbante racconto. L’avvenimento si delinea nitido e sicuro nella storia, come realtà sovrumana che il tempo non corrode. Nonostante tutta la consapevolezza “critica” del mondo d’oggi, l’avvenimento resta, come il discrimine nella storia. Oggi si vorrebbe abolire l’“avanti Cristo” e “dopo Cristo”, sostituendolo con l’“avanti l’era volgare” e il “dell’era volgare”, ma nasce il problema: “Chi divide le due ere?”.
Chi crede, e anche chi non crede ma gli rimane un’apertura alla Verità, sente e continuerà a sentire che l’attrazione misteriosa verso il piccolo Gesù non viene meno: si racconta che persino Marx e Gramsci sentissero, a loro modo, questo fascino. Soltanto si guarda all’Avvenimento con una consapevolezza nuova. A questa consapevolezza ci stimola la stessa cornice storica in cui lo inquadra Luca, evangelista e storico: «In quei giorni. Uscì un editto di Cesare Augusto...».
Da 21 anni Augusto era arbitro unico dell’impero di Roma. Un potere illimitato si concentrava nelle sue mani. Tutto ciò che oggi chiamiamo Europa, con larghe appendici di Africa e di Asia, entrava nel suo dominio. Un potere complesso: legislativo, politico, militare, economico, religioso, morale.
Augusto era adorato come un dio, decideva dei destini di quasi tutto il mondo conosciuto, progettava la strategia continentale, sfamava eserciti e popolo con somme colossali, dettava legge su tutto e su tutti, anche sulla condotta privata di singoli e famiglie.
Chi ha intelligenza e senso critico, metta l’uno di fronte all’altro: Gesù, il Bambino di Betlemme, e l’imperatore Augusto di Roma; li studi come apparivano in quella precisa coincidenza di tempo; quindi pensi su quanto realmente vale la loro presenza nell’immensa prospettiva della storia. Il Vangelo di Luca ci porta con forza a questo confronto. È un confronto che lascia il segno, il segno di una realtà che all’inizio sembra incredibile, e poi diventa sbalorditiva.

Alla ricerca di eredi

Quando Gesù venne al mondo, Augusto stava diventando vecchio e vedeva scomparire, a una a una, le sue speranze imperiali. L’impero di Roma, appena nato, già invecchiava con lui. Così in lui cresceva quella che gli storici dell’impero chiamano la follia dinastica: per dare una continuazione a se stesso, ai suoi ideali, alla romanità, all’impero, la colossale costruzione per cui era vissuto e aveva lottato e, per il momento, trionfato.
Virgilio, il grande poeta, amico di Augusto, nell’Eneide, aveva dato espressione al sogno di Augusto, con il celebre verso: «Tu regere imperio populos, romane, memento» (Ricordati, o romano, che sei chiamato a reggere i popoli con il tuo impero).
Ma la famiglia di Augusto, a poco a poco, si dissolveva. Sua figlia Giulia scandalizzava Roma e Italia con la sua condotta immorale; come era mai possibile che dal dio Augusto fosse nata una figlia come quella? I suoi nipoti dilettissimi, Caio e Lucio, figli di Giulia, nei quali Augusto intravvedeva i suoi successori, rassomigliavano alla madre ed erano la peste della gioventù.
L’anno in cui Gesù nacque, Caio era nominato console a 15 anni. Nomina chiaramente illegale, che gettava ombre su Augusto, “il moralizzatore”, ma il ragazzo continuava a salire nella sua carriera, senatore, pontefice, “figlio del dio Augusto”. Poi partiva per l’Oriente a capo di un esercito: perse la vita a 17 anni, anche se era stato la più cara speranza di Augusto. L’altro, Lucio, mandato in Spagna dall’Imperatore che voleva salvarlo dalla corruzione della capitale, moriva consunto di malattia a Marsiglia.
In quegli stessi anni, molto lontano da Roma, nella provincia più depressa dell’impero – la Palestina –, in un povero rifugio di pastori, nella semplicità della povera gente, il Figlio di Dio, Gesù, aveva fatto il suo ingresso nel mondo: qualche segno misterioso di angeli che annunciavano la sua nascita, un po’ di agitazione all’inizio, da parte di poveri pastori che vegliano il gregge... poi più nulla.
Solo silenzio e silenzio. Accanto a Lui, nel sereno scorrere dell’infanzia e dell’adolescenza, il cuore dolcissimo e trepidante della Madre, Maria Santissima, la presenza discretissima di Giuseppe, il “va e vieni” dei clienti nella bottega da quattro soldi, tutto semplicità, riserbo, cortesia, povertà.
I potenti della terra, il faraone d’Egitto, Nabucodonosor, re di Babilonia, Antioco Epifane, poi Pompeo, il profanatore, il duce romano che osò squarciare il velo con la spada e penetrare nel Santo dei santi del Tempio di Gerusalemme, ed ora Augusto, avevano sempre fatto tribolare il popolo di Israele, da cui ora era nato Gesù.
Nabucodonosor aveva costruito un grande regno, dal Tigri e dall’Eufrate sino all’Egitto. Dopo di lui, erano venuti altri regni, grandi regni. Ora dominava il Cesare di Roma, il quale benché si facesse chiamare Augusto, anzi il “divo Augusto”, non era dio, perché uno solo è Dio. Da più di 500 anni le legioni di Roma e i loro duci, avevano conquistato il mondo, un pezzo per volta, l’Italia, la Grecia, la Galilea, la Spagna, l’Africa, l’Asia. I suoi costruttori avevano tracciato le strade più comode da un capo all’altro dell’impero. I dotti romani avevano scritto le leggi più adatte a governare e dominare.

Il vero Erede

Ma in fondo, senza saperlo (come apparirà presto e Bossuet lo dirà da pari suo), «le legioni di Roma avevano marciato per il piccolo Gesù». Le sue strade Roma le aveva costruite per Lui. Le sue leggi – tutto lo Jus romanum (il diritto romano) avrebbero obbedito a Lui.
Mentre Augusto imperatore vedeva impotente l’impero seguire la parabola del suo destino, simile allo sgretolarsi lento ma inesorabile delle montagne, il piccolo sconosciuto Gesù dava inizio alla costruzione del suo Regno: Regno divino, Regno spirituale sì, ma anche sociale, Regno senza confini di genti, Regno senza limiti di tempo. Gesù era come il sassolino visto in sogno da Nabucodonosor, sassolino che scendeva dalla montagna a colpire la statua gigantesca dei regni di questo mondo, ai suoi piedi di ferro e di argilla: il sassolino avrebbe occupato tutta la terra e avrebbe fatto nascere un Regno indistruttibile, il Regno di Gesù.
Dai giorni oscuri e meravigliosi del Natale, più di duemila anni fa, mai nulla, proprio nulla è riuscito a arrestare la dolorosa e trionfale ascesa di Gesù. «Neppure i preti – dirà il card. Consalvi, segretario di Stato di papa Pio VII, a Napoleone – sono riusciti a fermarlo, né a distruggerlo».
Si discuta, si torni a discutere, anche all’avvicinarsi di questo Natale se si può o non si può fare il presepio in luoghi pubblici, ma chi è intelligente, chi è dotato di un certo senso della storia, si apre a una cascata di luce nel folgorante accostamento tra l’umile avvenimento di Betlemme che continua a interessare il mondo intero, e quell’immenso potere che aveva sede in Roma, da secoli rientrato silenziosamente nel nulla, come rientrano nel nulla tutte le costruzioni umane, fossero anche i moderni “imperi”, quando sono senza Gesù o, peggio, contro Gesù.
Se qualche resto della grandezza romana sussiste ancora nelle leggi, nella lingua, nella cultura, nell’organizzazione civile, ciò dipende in gran parte dal salvataggio compiuto dal Cattolicesimo. Augusto fu mortalmente deluso da Caio e Lucio: non immaginava che il suo vero erede, Erede davvero divino ed eterno, sarebbe stato quel piccolo Gesù che cresceva oscuro, in un angolo della Palestina lontana. La “profezia” di Virgilio «Tu regere imperio populos, romane, memento», si è compiuta in Gesù solo. Tutto è stato fatto per Lui: “Avanza, trionfa e regna, nostro piccolo Re. La terra, il cielo, il tempo e l’eternità sono tuoi per sempre. Avanza, trionfa e regna, mio piccolo Re”.