FEDE E CULTURA
Lo spirito del Natale secondo G.K. Chesterton
dal Numero 48 del 20 dicembre 2020
di Maurizio Brunetti

Per l’autore la festività del Natale, di cui più volte si sottolinea il carattere intimamente familiare, è un’occasione per esplorare «i significati nascosti nell’immagine della luce del mondo» che, comparendo nel nascondimento di una grotta, «si fa sole sotterraneo».

Lo spirito del Natale è il titolo di un volume pubblicato nel 2013 dalla D’Ettoris Editori di Crotone. Questo libro, peraltro impreziosito da una prefazione di mons. Luigi Negri, raccoglie una selezione di testi in prosa e alcune poesie sul Natale del brillante saggista e romanziere britannico Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), convertitosi in età adulta al Cattolicesimo. Sono pagine in cui il lettore ritrova quella stessa verve ironica delle opere maggiori che ha fatto di Chesterton il «principe del paradosso». Senza mai risultare stucchevole o serioso nelle sue considerazioni sul mistero dell’Incarnazione e sulla nascita di Gesù, non c’è saggio in cui la sua prosa vivace non riservi almeno un colpo di fioretto contro gli avversari culturali di tutta una vita: il progressismo teologico; il materialismo scientista; il darwinismo sociale; il socialismo pseudo-umanitario della Fabian Society; nonché lo spirito ultimamente gnostico della moda «temperante», vegetariana e animalista ante-litteram del primo Novecento. Mentre decanta le tradizioni natalizie, quindi, Chesterton invita l’uomo occidentale e cristiano a non vergognarsi delle proprie radici.

Per l’autore la festività del Natale, di cui più volte si sottolinea il carattere intimamente familiare, è un’occasione per esplorare «i significati nascosti nell’immagine della luce del mondo» che, comparendo nel nascondimento di una grotta, «si fa sole sotterraneo».

Questo è anche il tema della poesia Gloria in profundis, composta nel 1927, che proponiamo, col permesso dell’editore, nella traduzione del prof. Rodolfo Caroselli. Nei suoi versi prorompe lo stupore dinanzi all’apparente paradosso: quel Dio così immenso che «i cieli e i cieli dei cieli non bastano per contenerlo» (2Cronache 2,5) si fa oro nascosto sotto terra, «costringendosi» per amor nostro prima nel grembo di una Donna, poi in una grotta: una sorta di lezione d’umiltà proposta con amore all’intera creazione cui, allude Chesterton, gli Angeli Caduti non vollero conformarsi.

There has fallen on earth for a token
a God too great for the sky.
He has burst out of all things and broken
the bounds of eternity:
Into time and the terminal land
He has strayed like a thief or a lover,
for the wine of the world brims over,
its splendour is spilt on the sand.
Who is proud when the heavens are humble,
who mounts if the mountains fall,
if the fixed stars topple and tumble
and a deluge of love drowns all –
who rears up his head for a crown,
who holds up his will for a warrant,
who strives with the starry torrent,
when all that is good goes down?

For in dread of such falling and failing
the fallen angels fell
inverted in insolence, scaling
the hanging mountain of hell:
but unmeasured of plummet and rod
too deep for their sight to scan,
outrushing the fall of man
is the height of the fall of God.
Glory to God in the Lowest
the spout of the stars in spate –
where thunderbolt thinks to be slowest
and the lightning fears to be late:
as men dive for sunken gem
pursuing, we hunt and hound it,
the fallen star has found
in the cavern of Bethlehem.


*  *  *

Sulla terra è caduto come un pegno
Dio troppo grande pel cielo.
Da ogni cosa esplodendo egli ha infranto
i confini dell’eterno:
e nel tempo e terra ultima
come un ladro o un amante s’è smarrito,
ché il vino del mondo è già traboccato,
versato ormai sulla sabbia.
Chi sarà fiero se i cieli son umili,
salirà se i monti cadono,
le stelle fisse slittano e un diluvio
d’amore tutto sommerge?
Chi mai potrà a corona aspirare,
chiamar diritto sua voglia,
col flusso astrale lottare,
se in basso discende tutto ch’è bene?

Poiché temendo una tale caduta
gli angeli caduti caddero
scalando, invertiti in arroganza,
d’inferno il monte pendente:
però insondabile ad asta e scandaglio
troppo profonda da scorgere,
maggior di caduta umana
è la suprema caduta di Dio.
Che al Signore sia Gloria nel Più Basso,
getto in piena delle stelle,
laddove il tuono pensa d’esser lento
e il lampo si teme tardo:
cercando una gemma persa
noi la seguiamo, cacciamo e staniamo,
e la stella cadente l’ha trovata
nella caverna a Betlemme.

(endecasillabi e ottonari)

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