FEDE E CULTURA
Letture estive 2020
dal Numero 31 del 2 agosto 2020
di Fabrizio Cannone

L’estate è stata data agli italiani e agli europei per il riposo e la disintossicazione dalla frenesia abituale. Oltre a belle passeggiate al mare, al lago, nei boschi, e alle visite delle città d’arte di cui l’Europa e l’Italia abbondano, giova dedicarsi alla lettura di testi formativi che magari durante l’anno (scolastico e lavorativo) non riusciamo a prendere in mano...

L’estate è stata data agli italiani e agli europei per il riposo e la quiete, la calma e la disintossicazione dalla frenesia abituale. Ma tutte le stagioni, a qualunque latitudine, hanno qualcosa di valido ed utile per le nostre anime. Se il freddo autunnale-invernale è propizio alla fatica e al lavoro, il tepore estivo invita l’uomo a cercare la serenità e lo svago, per ricaricarsi e ripartire poi.

Pensare al relax psico-fisico non solo non è peccaminoso, ma specie nella società stressante e caotica di oggi, è strettamente necessario per far areare lo spirito. I Sommi Pontefici infatti hanno sempre elogiato lo sport e il contatto con la natura. Da san Pio X che ha tenuto il primo discorso-manifesto in favore degli sportivi (1905), sino ai papi più recenti che praticarono essi stessi alcuni sport da giovani: come Pio XI l’alpinismo e Giovanni Paolo II lo sci e la bicicletta.

Il senso di questo insegnamento immutato era ed è questo: mens sana in corpore sano. Oltre a belle passeggiate al mare, al lago, presso i corsi d’acqua, in campagna e nei boschi, e alle visite delle città d’arte di cui l’Europa e l’Italia abbondano, giova dedicarsi alla lettura. E alla meditazione di testi formativi che magari durante l’anno (scolastico e lavorativo) non riusciamo a prendere in mano.

Ancora una volta, e grazie a Dio, c’è l’imbarazzo della scelta. Storia, filosofia, arte e spiritualità, ma anche romanzi, racconti, teatro e memorie possono aiutarci molto nell’opera del discernimento, oggi essenziale per mantenersi in piedi nelle convinzioni cristiane. Acquisendo uno sguardo attento, appassionato e critico alla realtà che ci circonda.

Propongo qui alcuni consigli librari rivolgendomi direttamente a te che stai leggendo. Non limitarti, caro amico, a sfogliare celermente Il Settimanale e cerca di trovare il modo di ordinare (in libreria o su Amazon), almeno uno dei libri qui segnalati. Meglio se 2 o 3, anche per farne dono. Se infatti i libri nocivi guastano l’animo del lettore, quelli buoni ed ameni sono come il vino: invecchiando migliorano!


Guy De Larigaudie / Parigi-Saigon in automobile / Robin Edizioni, Torino 2019

Due capi scout francesi nel 1937-’38 hanno compiuto l’impresa eroica di viaggiare su una Ford dell’epoca da Parigi sino a Saigon, per partecipare ad una Jamboree (raduno internazionale scout) in Vietnam. Attraversando le frontiere di Svizzera, Austria, Ungheria, Juvoslavia, Bulgaria, Turchia, Siria, Palestina, Iraq, Iran, Afghanistan, India, Birmania, Siam e Laos... E c’è chi dice che allora esistevano muri insormontabili che dividevano le nazioni!

Uno dei due è l’Autore del magnifico libro. E oltre che scrittore, fu un giovane esemplare, caduto in battaglia nel 1940. Ma perché fare un’impresa ai tempi pericolosa quasi quanto una guerra? «Per il puro e semplice piacere di correre l’avventura». Avventura che è il dna dello spirito scout e che fa del movimento di Baden Powell qualcosa di simile, nell’epoca contemporanea, al pathos dei crociati e dei cavalieri medievali.

Non è un caso infatti che le organizzazioni degli scout cattolici, fondate nel primo Novecento, dilagarono subito, proponendo un modello educativo moderno e tradizionale, attivo e cavalleresco, giocoso e votato al sacrificio.

Questi valori emergono chiaramente nel racconto di Guy de Larigaudie. Ed è bello vedere che in pieno Novecento esistevano dei giovani tutti “preghiera azione sacrificio”, secondo il motto storico dell’Azione Cattolica.

Consiglio vivamente a ragazzi e ragazze di acquistare il bel libro, corredato dalle foto fatte al tempo dai due rover, e di regalarlo ad amici e conoscenti. Anche per omaggiare la casa editrice Robin, che ha avuto l’idea di far tradurre e pubblicare per la prima volta in italiano un testo che trasmette valori forti e gusto dell’eroismo.


Paolo Rizza / I fondamenti ideali del regime di Salazar / Solfanelli, Chieti 2020

Oggi i cattolici stravedono per il sistema democratico, ma il problema di fondo resta sempre lo stesso: cos’è la democrazia? Se essa fosse ciò che intende il Magistero della Chiesa, per esempio l’Evangelium vitae di Giovanni Paolo II, allora non ci sarebbe spazio per discussioni infinite. Ma molti, anche se battezzati, a forza di sentire mattina pomeriggio e sera l’uso e l’abuso di questa parola-talismano, si sono convinti che democrazia sia quasi sinonimo di giustizia, e non-democrazia di ingiustizia. Ma lo stesso papa Wojty?a, poco prima di morire, ribadì che la Chiesa era ben lungi dal “canonizzare” questo sistema. E per una ragione semplice: se esso varia, e da 70 anni non cessa di variare nei suoi stessi fondamenti, allora un giudizio definitivo non può darsi. E così, possono esistere delle democrazie buone e delle democrazie pessime, che anzi nascondono il peggiore totalitarismo.

Possono esistere, dunque, dei regimi poco democratici, ma assai più cristiani e consoni al Vangelo di certe democrazie che contengono il veleno della “dittatura del relativismo” (Benedetto XVI).

Il capo di Stato Antonio Salazar (1889-1970) fu un cristiano impegnato e coerente, intimo amico del Vescovo di Lisbona e di Suor Lucia di Fatima. Lo Stato portoghese da lui guidato ebbe certamente difetti e limiti, ma quale Stato non ne ha? Di certo, come mostra lo storico Paolo Rizza nel suo saggio (e come mostrò Mircea Eliade a suo tempo), Salazar ebbe una politica improntata alla dottrina sociale della Chiesa, che, a 50 anni dalla morte del presidente, appare come migliore di ciò che è divenuta la politica dell’Unione Europea (si pensi al divorzio, all’aborto, alla pornografia e alle nozze gay che offuscano l’odierno Portogallo e che non esistevano nell’Estado Novo).


Maria Montessori / Il Peccato Originale / Morcelliana, Brescia 2019

La Pedagogista cattolica italiana fu accusata di negare il peccato originale e di asserire, seguendo Rousseau, la bontà innata dell’educando. Anzi il suo celebre Metodo educativo avrebbe soppresso la necessaria correzione del bambino. Ma in verità, furono proprio delle Congregazioni religiose femminili, le Missionarie del Sacro Cuore e le Francescane di Maria, le prime istituzioni a diffondere la pedagogia montessoriana nei loro asili e nei loro collegi. In Italia certo, ma anche all’estero, per esempio in Spagna e in Gran Bretagna. E qui, «il centro forse più importante e significativo fu il Convento delle Suore dell’Assunzione a Londra [...] dove Maria Montessori si recò di tanto in tanto dal 1919» (p. 17).

E grazie alle religiose dell’Assunzione, la Pedagogista tenne nel 1921 una importante conferenza sul tema del peccato originale, che per la prima volta è stata pubblicata in lingua italiana, curata da Fulvio De Giorgi. «La conferenza raggiunse lo scopo di rassicurare gli ambienti cattolici sulla ortodossia di Maria Montessori, la quale, il 21 dello stesso mese, ebbe una visita del cardinale arcivescovo di Westminster» (p. 24).

Come san Francesco è stato deturpato dai francescanisti posteriori alla Sabatier, ribaltando per diametrum il suo insegnamento ascetico e morale, così – fatte le debite proporzioni – Maria Montessori ha subito, dopo la sua morte (1952), una appropriazione indebita da parte dei pedagogisti laici e marxisti. Ma Pio XII, ricevendola assieme a madre Luigia Tincani nel 1947, e benedicendola nel 1950, ci dà garanzie sull’interesse di una linea pedagogica complessiva. A noi di saper discernere il grano dal loglio.


Alfredo Mantovano (a cura di) / Omofobi per legge? Colpevoli per non aver commesso il fatto / Cantagalli, Siena 2020

Anche in Italia si prepara una legge pazzesca che vorrebbe vietare e punire la discriminazione degli omosessuali. Non la discriminazione dei cittadini come tali, ma la sola discriminazione di chi ha, o dice di avere, certe tendenze. Che senso ha una norma del genere? Sarebbe accettabile una legge che rispetto al semplice omicidio (contro la specie homo sapiens), aggravi la pena per il solo postinicidio (ovvero l’ingiusta soppressione del postino)? E una norma contro lo zingaricidio? Per quale motivo poi coloro che presentano certe tendenze sessuali rare dovrebbero fruire di una protezione maggiore degli altri? Non si tratta di una norma ispirata ad eterofobia? Pare proprio di sì. Ed anche a teofobia, secondo gli illustri Autori del presente saggio. I quali (Ferri, Airoma, Ronco, Leotta, Cavallo, Respinti) dimostrano chiaramente che se lasciamo fare al legislatore ciò che vuole, esso chiamerà bene il male e male il bene. Così la famiglia tradizionale, secondo natura, risulterà svantaggiata e demonizzata rispetto alla famiglia allargata con 2 padri o 2 madri. Una fobia però ne nasconde un’altra: perché non ammettere una famiglia con 3 e più persone, come si usa da sempre nell’islam? Allora ci vorrà poi una legge contro la discriminazione dei poligami, finora legalmente discriminati dall’intera UE... Insomma, alla follia non c’è fine.


Jean Raspail / Il Campo dei Santi / Edizioni di Ar, Padova 2016

È da poco defunto un grandissimo letterato francese, quasi secolare come una quercia. Jean Raspail (1925-2020) porta via con sé i valori della Francia cattolica, patriottica, sociale, familiare ed etnicamente omogenea. La Francia che non aveva rotto i ponti con la sua storia. In questo libro, uno dei pochi finora tradotti in italiano, l’Autore denuncia uno dei problemi più drammatici del nostro tempo: l’immigrazione di massa (ma anche l’emigrazione di massa). Ogni uomo è libero, in astratto, di piantare la propria tenda ove meglio creda. E infatti, da sempre questo accadde. Nella seconda metà del XX secolo però la facilità degli spostamenti e la liquidità dei legami familiari e nazionali, fece sì che l’eterna migrazione degli uomini divenne un problema, e un problema tuttora insoluto. Se una famiglia italiana di 4 elementi accoglie un bambino (straniero) in difficoltà, compie certamente un’opera buona. Ma se 10 adulti si presentano sulla nostra porta di casa e decidono di occuparla, come la mettiamo? Il merito di Raspail fu quello di essere profetico, quasi “troppo profetico”. Nel 1973, anno di pubblicazione del romanzo, l’immigrazione in Francia e in Europa era ancora controllata e sopportabile. Ma quasi 50 anni dopo non lo è più. E così per l’intero mondo. Raspail previde e anticipò l’invasione della sua terra e le difficoltà immani che ciò doveva fatalmente produrre. Attenzione cari cattolici, non siamo superficiali e non diciamo che visto che non c’è più né giudeo né greco allora aprire le porte sia un obbligo. Oggi su 60 milioni di italiani, gli stranieri sarebbero 6 milioni: tutt’altro che pochi. Ma se un giorno saranno 30 milioni ovvero il 50%, l’Italia sarebbe ancora italiana? Papa Francesco ha detto ripetutamente che bisogna accogliere quanti possiamo integrare, e non di più. Il cuore va sempre aperto ai dolori altrui, ma le porte servono per essere chiuse: altrimenti sono inutili. La fede cristiana si sta estinguendo in Europa anche per colpa dell’invasione che stiamo subendo da decenni. Un popolo omogeneo, con la stessa lingua, storia, origine, religione e tradizione è ciò che garantisce la pace e il benessere. Il melting pot è caos, violenza e ateismo.

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