FEDE E CULTURA
Serie Tv: lo specchio della decadenza
dal Numero 19 del 12 maggio 2019
di Roberto Ciccolella

Le serie televisive sono il realistico specchio della cultura post-moderna. In esse si assiste alla scomparsa dei protagonisti “buoni” e al prosperare del crimine e della trasgressione morale. Così, mentre i produttori moltiplicano i fatturati, i fruitori accelerano la corsa sociale verso il più basso fondo morale.

La cultura di massa oggi veicola sempre più valori e costumi immorali attraverso le serie Tv. Purtroppo molti cattolici, anche quelli praticanti, anche quelli tradizionali, si adeguano e le guardano. Eppure a un esame attento si capiscono due cose: gli eroi della serialità televisiva hanno vita breve e infelice, la cultura postmoderna di cui queste serie sono massima espressione è in fase di decadenza e destinata presto a crollare. La cultura cristiana invece rimarrà, con la sua verità e la sua gioia, e a noi tocca vivere il Cattolicesimo come una santa ribellione contro la dittatura dell’immoralità.
Kevin Spacey. Fino al 2017 era l’attore del momento, celebrato per la sua varietà di espressioni e capacità di cambiare ruoli e tonalità recitative. Il ruolo di Frank Underwood, politico spregiudicato e malvagio protagonista di House of Cards, una serie Tv che mostra la corruzione della politica americana, ne aveva fatto un idolo delle masse. In una puntata sputava su un crocifisso (miserere nobis, Domine!) e lo faceva crollare a terra in mille pezzi. Eppure nessuno poteva criticare la presunta artisticità di House of Cards, nei fatti un immondezzaio. Pochi mesi dopo, però, denunce da diverse parti del mondo raccontano di abusi omosessuali da parte dell’attore ai danni di alcuni giovanotti, anche minorenni, e colleghi di lavoro. Mano a mano che i dettagli abominevoli e violenti dei suoi comportamenti privati diventavano noti, il podio mediatico si frantumava. La serie è stata sospesa dai produttori e il ruolo di Underwood eliminato al fine di permettere l’allontanamento dal cast di Spacey. Ora la protagonista dello show è un’altra, l’attore non può uscire di casa e deve fronteggiare svariati processi penali in California e Inghilterra. La sua vita è a pezzi e parlare con lui o di lui non è più trendy fra i suoi amici VIP. Solo due anni fa la serie House of Cards era considerata un must, un capolavoro da non perdere, il futuro della narrazione televisiva. Giovani e meno giovani scaricavano intere stagioni da divorare in scorpacciate mediatiche di ore e ore. Oggi non è più di moda, ci sono altre serie più trendy e altri attori da idolatrare. Eppure tra i tanti a subire il fascino di questo prodotto televisivo, c’erano molti cattolici. Che con la scusa dell’arte e della qualità della sceneggiatura sorbivano House of Cards nonostante ogni puntata conteneva sesso esplicito, violenza, odio sociale e anche blasfemia. Ma, è bene ricordarlo, guardare volontariamente uno spettacolo osceno è peccato mortale.
Molti altri sono i VIP spariti dall’olimpo della fama in un soffio. Solo dieci anni fa, l’attore italo-americano James Gandolfini era famoso per il ruolo di Tony Soprano, boss mafioso del New Jersey alle prese con attacchi di panico e psicoterapia. La serie incentrata su di lui, I Sopranos, in onda dal ’99 al 2007, era talmente famosa negli USA che libri e tesi universitarie l’hanno celebrata come uno spartiacque nella storia della Tv. Ogni puntata era infarcita di scurrilità, sparatorie raccontate in modo molto più violento di quanto la Tv avesse fatto in passato, tradimenti, promiscuità e una visione nichilista della vita. James Gandolfini così era arrivato a guadagnare un milione di dollari a puntata. Ma un giorno di giugno del 2013, dopo una grande mangiata in un hotel del centro di Roma, Gandolfini si sente male, ha un attacco cardiaco e poche ore dopo è cadavere su un lettino della camera mortuaria al Verano. La fama, i soldi, i premi, nulla rimane. Rimane solo la corruzione del pubblico che ha guardato tutte le sue gesta e le sue responsabilità davanti al severo giudizio di Dio.
Passano di moda presto le serie Tv e i loro protagonisti, e le serie Tv sono un vero manifesto della cultura post-moderna, di cui esprimono e insieme affrettano la rapida decadenza. Fra gli elementi costitutivi di questi prodotti c’è l’abbattimento delle frontiere della morale. Il meccanismo di fondo della serialità televisiva americana a partire dai tardi anni ’90 e poi ancor più negli anni recenti è la scomparsa di protagonisti buoni o animati da ideali. I personaggi sono tutti più o meno corrotti, pieni di conflitti interiori, malvagi, violenti, impudichi, caratterizzati da relazioni familiari disastrate. Questo porta lo spettatore da un lato a riconoscersi per somiglianza nell’abiezione dei protagonisti filmici, dall’altro a sentirsi migliore di questi data la gravità morale non replicabile comunemente delle azioni mostrate in Tv, infine ad accettare una nuova morale assolutoria di qualsiasi trasgressione etica. È questo il meccanismo apparentemente catartico che ha reso questi prodotti dei veri e propri oggetti di culto. E ha arricchito chi li produce e trasmette, si pensi alla Tv via cavo americana HBO che con 120 milioni di abbonati raccoglie 5,5 miliardi di dollari in incassi e al portale di streaming Netflix, che se nel 2010 aveva un fatturato di 2 miliardi di dollari, nel 2018 ha totalizzato 15,7 miliardi a livello mondiale.
Elenchiamo di seguito alcune delle trasgressioni morali che solleticano i palati del pubblico per spiegare il vero motore del successo delle serie, l’attrazione per il male.
Gente normale che si dà al crimine e protagonisti dediti al traffico di droga, es. Breaking Bad e Weeds. Sdoganamento del sesso: NYPD Blue che nei primi anni ’90 scandalizzò l’America portando scene erotiche in prima serata; oggi il fantasy Game of Thrones adorato dagli adolescenti. Rappresentazione di famiglie a pezzi e unioni arcobaleno: Modern Family, Thirteen. Offese alla religione: Rise che attaccava i cattolici, la recente serie Il nome della Rosa che dipinge un medioevo mai esistito, la serie Carnivale in cui il cattivo era un pastore protestante. Serializzazione della violenza: a fine anni ’90 fu uno spartiacque Oz, ambientato in un carcere, che rappresentava una spaventosa quantità di omicidi e atrocità, poi si è arrivati con Dexter ad avere un serial killer come protagonista “buono”. Sfiducia nel prossimo e nella società, nichilismo: House of Cards, Black Mirror.
Ho voluto fare una ricerca ed elencare questi titoli per invitare a starne alla larga, nonostante molti di essi sono considerati cultura, arte, apparentemente imprescindibili per essere al passo coi tempi. Nelle università e nelle scuole di sceneggiatura molte di queste serie sono oggetto di studio, per la complessità narrativa, la precisione dei dialoghi, il sistema produttivo, la scelta delle tematiche. Insomma anche l’accademia ha preso sul serio le fiction Tv. Facciamolo anche noi ma al contrario. Evitiamole.
Ma c’è un’altra citazione da fare per chiudere la nostra analisi e capire verso dove stiamo andando. Tra la fine degli anni ’10 e i primi anni ’20 del Novecento in Germania si affermò uno stile cinematografico detto Espressionismo tedesco. Si trattava di film cupi, con temi horror o psicanalitici, con inquadrature sbilenche e inquietanti e recitazione teatrale. Il vertice di questa corrente fu il film Das Cabinet des Dr. Caligari - L’ufficio del dottor Caligari di Robert Wiene – che raccontava uno psichiatra autoritario e manipolatorio e le allucinazioni di un suo paziente. La critica cinematografica negli anni successivi ha concordato che l’Espressionismo fu a suo modo una spia del disagio spirituale e sociale della Germania che avrebbe condotto al nazismo e in particolare Das Cabinet una sorta di anticipazione del delirio hitleriano e della successiva autodistruzione della Germania. Bene, se guardiamo alle cosiddette grandi serie Tv oggi, possiamo affermare con certezza che queste realisticamente dipingono la decadenza e preconizzano la dissoluzione della nostra società. Alla fine di questa disamina a noi rimangono due considerazioni: la prima è di nutrirci di cultura vera e cristiana, come i romanzi di Louis de Whol o i film sul Signore degli Anelli; essere ribelli al mondo anche nella scelta dell’intrattenimento ci renderà più forti e più sani psicologicamente. La seconda è che ormai risulta chiaro come il mondo intorno a noi sta crollando, per questo presto saranno appunto solo i forti di spirito a rimanere in piedi e ricostruire la società del futuro. A noi decidere: vogliamo essere alfieri della decadenza o soldati di Cristo?