FEDE E CULTURA
Filippine... bastione cattolico sotto attacco
dal Numero 47 del 9 dicembre 2018
di Roberto Ciccolella

Nonostante la nomea di nazione cattolica, le Filippine sono oggi un paese dai molti volti e in rapido cambiamento, in cui la Fede cattolica non si può più dare per scontata. Molti i pericoli da cui guardarsi: la pluralità dell’offerta religiosa; l’evoluzione della cultura in senso edonista; la crescente confusione interna al cattolicesimo locale.

Per capire dove sta andando la Chiesa, è importante guardare ai Paesi del Sud globale, polmone spirituale del mondo in cui la fede non si è ancora raffreddata o spenta come in Europa. Fra questi un posto preminente spetta alle Filippine. L’unico grande Paese asiatico a maggioranza cristiana, 104 milioni di abitanti di cui l’80% cattolici, un’economia in rapido sviluppo, vaste sacche di povertà e molte contraddizioni. Se l’identità cattolica è ancora forte e radicata, il futuro che si prospetta nel medio termine è quello di una progressiva secolarizzazione, per questo è importante che la Chiesa locale rafforzi uno spirito militante e apostolico e sappia tornare a incendiare i cuori con il Vangelo.
  L’evangelizzazione che gli Ordini religiosi spagnoli, Agostiniani in primis, hanno portato avanti nei secoli nell’arcipelago asiatico è stata capillare e profonda. La società filippina sino alle fine dell’Ottocento era organicamente cattolica. Poi il sentito problema degli abusi di potere dei coloni spagnoli (purtroppo utilizzato dalla propaganda liberale in chiave rivoluzionaria), le influenze della Massoneria sulla nascita del nazionalismo filippino e infine il dominio degli USA a partire dal 1898, hanno portato alla separazione tra Stato e Chiesa e alla nascita di un governo liberale moderno, condito poi dall’arrivo di “missionari” protestanti anglofoni. Per la Chiesa Cattolica sembravano tempi duri ma la capacità reattiva delle gerarchie e la fede del popolo hanno portato a un pieno recupero di influenza culturale già pochi decenni dopo la fine dell’era ispanica. Una influenza rinnovata anche con l’indipendenza nazionale a metà del ’900 e così forte che nel 1986 il governo autoritario di Ferdinando Marcos viene deposto senza spargimenti di sangue da tre milioni di filippini armati di rosario. Il popolo incontra pacificamente presso la tangenziale di Manila – la famosa EDSA – l’esercito nazionale, che invece di sparare depone le armi. Qui oggi una chiesa circondata da grattacieli e sovrastata da una dorata statua della Madonna ricorda l’evento. Colonna vertebrale del movimento furono migliaia di religiosi e sacerdoti locali, ma la voce profetica che attraverso la radio cattolica Veritas chiamò il popolo a raccolta fu quella di un Cardinale, Jaime Sin, tanto attivo sul piano sociale quanto conservatore in tema di dottrina morale. Con numeri minori un evento simile si ripeté nel 2001. Tutto questo per spiegare che nelle Filippine, tra alti e bassi, l’incisività della Chiesa e la sua capacità di mobilitazione non sono fenomeni di secondo piano, nemmeno in questo decadente XXI secolo. Colpisce vedere come persino nei centri commerciali tra fast food e negozi di moda, ci siano spaziose Cappelle cattoliche in cui si celebra la Messa quotidianamente, e i banchi sono strapieni di fedeli. Similmente anche nelle aree rurali più remote in cui i preti passano una volta al mese ci sono chiesette in cui è custodita l’Eucaristia e ci si riunisce per pregare. Le voci cattoliche sono abbondantemente presenti in Tv, via radio e sul web. Il Rosario è ancora in molte famiglie un appuntamento quotidiano e davanti alle chiese i cartelli stradali impongono di non suonare il clacson. I laici sono protagonisti di un forte slancio alla nuova evangelizzazione, con numerose sigle internazionali e autoctone che vanno dalla Legione di Maria a Couples for Christ, passando per il nutrito movimento carismatico El Shaddai, le associazioni professionali cattoliche e la branca locale dei Cavalieri di Colombo. Devo poi notare la presenza entusiasta e attiva – anche se non sempre ben formata dottrinalmente – di molti giovani nelle parrocchie, nei gruppi e nei movimenti cattolici. Colpisce vedere tanti ragazzi e ragazze appassionati al messaggio cristiano e alla devozione mariana specie se si fanno paragoni con la situazione italiana. Infine, ricordiamo che l’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata nasce proprio in questa cara terra e molte suore con l’abito grigio-celeste e la medaglia miracolosa sul cuore hanno portato il loro sorriso e la loro fede al mondo intero proprio a partire da qui.
All’apparenza insomma sembra uno scenario idilliaco, in realtà i problemi da fronteggiare sono molti e crescenti. A partire da una dinamica vocazionale non più esaltante. Secondo dati recenti ci sono 9.400 sacerdoti per circa 83 milioni di cattolici, insomma meno di uno ogni 8mila fedeli, quando la Conferenza Episcopale locale ritiene che il numero ideale è di uno ogni 2mila. Con questi numeri non è semplice tramandare il catechismo e presidiare il territorio per fronteggiare le numerose sette che anche qui infestano quartieri e villaggi. Anche nelle Filippine infatti sono presenti innumerevoli denominazioni pentecostali ed evangeliche che promettono miracoli facili e spargono dottrine confuse – mandando le anime all’inferno. Ma la specificità di questo Paese è la forte presenza di due chiese nazionali molto più organizzate, compatte e diffuse degli evangelici. Una è scismatica ed eretica, con quasi un milione di seguaci: la cosiddetta chiesa cattolica “indipendente” o aglipayana, nata nel 1902 ad opera di un prete cattolico rinnegato e poi massone. Questa setta si colloca oggi nel campo dell’anglicanesimo ma continua a usare indebitamente simboli cattolici, uniti a un chiaro piazzamento politico a sinistra. La seconda invece è la cosiddetta Iglesia ni Cristo (INC), con circa 2,5 milioni di adepti. Attraversando le città filippine si notano i loro grandi e caratteristici edifici di culto dall’architettura pseudo-gotica. A dispetto del nome però l’INC non è una chiesa cristiana e trinitaria: sono cioè unitariani, per capirci, non credono che Gesù e nemmeno lo Spirito Santo siano Dio. Si tratta inoltre di una chiesa restaurazionista, per cui ritengono di essere loro la sola prosecuzione della chiesa fondata da Gesù e al di fuori della loro congregazione non ci sarebbe salvezza. Peccato che l’INC sia stata fondata solo nel 1914 (!) da un fuoriuscito della chiesa aglipayana, anche lui in odore di massoneria, Felix Manalo. Mi è stato raccontato che l’Iglesia ni Cristo va molto forte fra gli imprenditori, i quali utilizzano offerte di lavoro a filippini poveri come esca per il reclutamento. Si tratta di un’organizzazione pericolosa per la forte predicazione anti-cattolica e la diffusione fra i filippini emigranti. Oltre agli eretici poi, nella grande isola meridionale di Mindanao c’è una notevole presenza musulmana e i cattolici rischiano spesso la vita specie in quelle zone dove sono molto attivi diversi gruppi islamisti come Basilan o Marawi. Infine anche in questo Paese c’è un partito comunista nazionale con un braccio armato, il New People’s Army. Tutto questo per spiegare che nonostante la nomea di nazione cattolica, c’è una forte concorrenza nell’offerta religiosa e di ideali e quindi una situazione di pluralismo e confusione.
Ma la vera sfida spirituale alla Chiesa filippina non viene dalle altre religioni bensì dall’evoluzione della cultura in senso edonista. Facciamo un passo indietro: gli americani nei cinquanta anni di dominio sull’arcipelago hanno massicciamente diffuso la loro lingua e con essa la loro cultura. I filippini da sempre sono appassionati di basket e bowling. Oggi lo sono sempre più di hamburger e armi da fuoco e chi può permetterselo viaggia in SUV. Qui le Tv americane creano delle filiali nazionali e le fiction a stelle e strisce imperversano. Inoltre i molti emigranti filippini in Stati come la California o la costa ovest del Canada, tendono a trasferire ai parenti rimasti a casa un insieme di disvalori marcatamente liberal. Come se non bastasse è fortissima la contaminazione con la cultura popolare sud-coreana, un coacervo di sdolcinate canzoni d’amore pop e drammoni sentimentali – la versione asiatica delle tanto dannose telenovelas sudamericane. Gli adolescenti, specie di sesso femminile, tendono a seguire lo stereotipo disimpegnato delle relazioni proposte da questi prodotti culturali coreani, abbandonando l’impostazione conservatrice, virtuosa e fortemente incentrata sulla famiglia tipica della tradizione filippina. Non è strano allora che il vestiario femminile sia diffusamente indecente e che i ragazzi si vestano da rapper. Più in generale il modello che sembra imporsi sui media e nella cultura popolare è quello di uno sfrenato consumismo urbano, tutto teso a imitare gli standard occidentali. Se questo è già dannoso in sé, lo è ancor di più se si considera che la stragrande maggioranza della popolazione non ha i mezzi per vivere all’americana e anzi fatica a sopravvivere – con stipendi medi che non vanno oltre i 200, 300 euro al mese. Tutto questo è particolarmente visibile a Manila e dintorni, dove una sterminata serie di grattacieli, centri commerciali, highways e catene americane si alterna a baraccopoli e quartieri popolari. Non c’è dubbio allora che tra gli stimoli alla diffusa criminalità c’è anche quello del consumismo. Essendo problemi cronici e non recenti, non mi dilungo su droga, alcolismo, prostituzione e violenza familiare che sono situazioni all’ordine del giorno, una sfida per gli operatori pastorali. Similmente mi limito a menzionare la presenza di numerose logge massoniche, sia di origine ispanica sia di origine anglosassone, che hanno messo radici dando vita poi a una massoneria autoctona.
     Ma c’è un fenomeno locale assolutamente inaspettato per chi ha visitato altri Paesi di missione o nazioni asiatiche: la vasta diffusione e visibilità di omosessuali e “cultura LGBT”. Nei programmi televisivi, sui giornali, al cinema, in politica, una incessante propaganda spinge per le unioni gay. Quello che impressiona di più è la diffusione anche per strada di comportamenti omosessuali e la loro pubblica ostentazione, inimmaginabile per dire nelle vicine Indonesia o Malesia. Da quel che mi raccontava una volontaria straniera, pare che tra gli adolescenti ci sia una vera e propria epidemia di confusione psicologica e disorientamento sui ruoli maschili e femminili. Come se non bastasse il presidente Rodrigo Duterte ha messo a capo della Commissione nazionale per la gioventù una famosa attrice lesbica che crede di essere diventata uomo, tale Aiza Seguerra. E invece di promuovere lo sviluppo integrale dei giovani, si nota sul sito della Commissione che uno dei punti programmatici è la promozione della “diversità”.
E infine, arriviamo proprio alla Chiesa Cattolica locale che deve combattere in primis contro i suoi difetti umani e le infiltrazioni di un pensiero progressista. Ai bellissimi altari barocchi in legno delle chiese antiche, si aggiungono tavoli in plastica. Si edificano anche qui terribili spazi liturgici moderni, lontanissimi dal calore della devozione filippina, mentre spesso la Liturgia nel Rito antico viene avversata. Anche qui pochi sacerdoti usano la talare e non molti il clergyman: ci si chiede che fascino vocazionale possa avere un prete in polo o camicetta che assomiglia più a un turista pensionato che a un soldato di Cristo. Alcuni gruppi cattolici di ambito carismatico sembrano sempre più avvicinarsi al protestantesimo evangelico americano, con tanto di missionari imprenditori che insieme alla fede promuovono business e autorealizzazione. Alcuni casi di abusi sessuali o arricchimento personale del clero hanno indebolito la credibilità della Chiesa, con la solita cassa di risonanza dei media. Recenti statistiche sulla partecipazione settimanale alla Messa riportano la cifra del 41% fra i cattolici, mentre la presenza ai culti della Iglesia ni Cristo sarebbe, in percentuale fra i suoi aderenti, molto maggiore. Infine l’insegnamento in ambito morale è sempre meno ascoltato e in qualche caso si intravedono anche nel clero aperture all’uso della pillola anticoncezionale. Nonostante questo, molti giovani filippini continuano a mantenere la verginità prima del matrimonio e la famiglia rimane un valore centrale a cui aspirare. Dati tutti questi fattori, si capisce che il generale clima di confusione che regna nella Chiesa a livello mondiale rischia di fare molti danni qui, dove il gregge è spesso meno formato che altrove ma ama Dio con tutto il cuore.
In queste poche pagine ho fatto un quadro che presenta luci e ombre di un Paese in veloce cambiamento. È centrale capire che ormai non ci sono più territori o nazioni che possiamo dare per scontati e quindi la nuova evangelizzazione deve saper opporsi a un’ondata di secolarizzazione che va ben oltre l’Occidente. Affidiamo le Filippine alla Madonna di Guadalupe, patrona nazionale, Lei guiderà la sua gente.