FEDE E RAGIONE
La meridiana di Ezechia
dal Numero 44 del 18 novembre 2018
di Antonio Farina

La “carestia di miracoli” dei tempi moderni riflette la carenza di fede dell’uomo d’oggi, il quale del resto, proprio perché più consapevole delle leggi naturali, ha più responsabilità morale di fronte al miracolo.

La Chiesa Cattolica ha impiegato ben 23 anni per portare a termine controlli e verifiche mediche prima di dichiarare inspiegabile la guarigione avvenuta a Lourdes di una italiana, Danila Castelli, madre di famiglia, colpita a partire dal 1982 da una serie di forme tumorali maligne che l’avrebbero dovuta condurre a morte certa. Invece la signora Castelli, dando prova di una grande fede, non si è mai rassegnata al male e affidandosi completamente alla Madonna di Lourdes ha ottenuto il miracolo della sua guarigione. Sebbene in fin di vita in quell’anno fatale sale sul treno bianco e compie un ultimo pellegrinaggio che, come racconta ella stessa, aveva il sapore di un viaggio della speranza. Dopo l’immersione nell’acqua della piscina del Santuario, ha un sussulto: si sente bene, si sente guarita, liberata d’improvviso dal male che solo un istante prima pareva divorarla dall’interno. Si ferma in preda all’emozione e ad una comprensibile esitazione. Avvisa i suoi cari che l’avevano accompagnata ed il personale medico. Inizia così l’iter di controllo del Bureau mèdical che impiega un protocollo rigidissimo di analisi e controanalisi, di testimonianze e di referti: un cammino che dura 23 anni fino alla pronuncia finale della Commissione Medica Internazionale di Lourdes: l’Immacolata ha ottenuto da Dio un altro miracolo. Il Vescovo di Pavia, diocesi della miracolata, appone il sigillo di conferma al decreto che dichiara prodigiosa ed inspiegabile per la scienza medica l’avvenuta definitiva guarigione. Questo è il rapido resoconto del 69° miracolo avvenuto a Lourdes.
Devono trascorrere altri 26 anni per vederne un altro. Domenica 11 febbraio 2018 il vescovo di Beauvais, mons. Jacques Benoit-Gonin, annuncia il riconoscimento del 70° evento straordinario che porta l’impronta dell’Immacolata. Suor Bernardette Moriau, 78 anni, francescana, costretta su una sedia a rotelle per una paralisi e per un piede deforme, nel 2008, anche in tal caso durante un pellegrinaggio al Santuario (si celebrava la ricorrenza dei 150 anni dalle apparizioni), dopo un calvario durato 40 anni a causa della dolorosissima sindrome della “cauda equina” e dopo 4 operazioni vane, spossata dall’assunzione quotidiana di morfina, si reca a Lourdes condotta su una sedia a rotelle. È una donna indomita e nonostante le sue precarie condizioni di salute, non cessa di pregare e di «testimoniare le meraviglie di Dio» che considera sempre suo Padre amoroso. Quando stava bene lei stessa aveva accompagnato tanti malati all’ingresso della grotta di Massabielle che dal 1858 è diventata una sorta di anticamera del Cielo, ora lo fa da malata e da inferma, valica quella soglia sospinta da un barelliere, ma non ha perduto la fiducia nel Signore. Durante la benedizione degli infermi nella Basilica sotterranea san Pio X, improvvisamente sperimenta la sensazione della presenza viva di Gesù in lei. Una voce interiore la invita ad abbandonare tutti gli apparecchi che la mantengono seduta, il busto e il tutore: la guarigione è istantanea ed improvvisa. Alla luce delle attuali conoscenze mediche non è possibile guarire dalla sindrome della cauda equina: deforma la schiena, distorce le membra, e, nello stadio terminale, provoca una dolorosa paralisi. Ma questo è uno scenario angoscioso del passato, ora suor Bernardette sta bene ed è dritta come un fuso: l’intercessione della Santissima Madre di Dio le ha ottenuto ciò che sembrava impossibile: riacquistare l’integrità fisica totale.
Ogni anno sono circa 4 milioni le persone che si recano a Lourdes, ognuna con la sua storia di dolore e di travaglio, ognuna con lo sguardo rivolto alla Vergine mentre sfiora le rocce della grotta. Su quasi 80 milioni di fedeli solo due sono state le guarigioni prodigiose! I miracoli, quelli autentici sono diventati merce rara. Quelli confermati dalla Commissione medica sono poi rarissimi. Perché? Perché mai l’umanità sembra entrata in una sorta di tunnel oscuro dell’assenza soprannaturale, una fila silenziosa di milioni di persone che ricevono certamente la consolazione spirituale ma non ottengono quella fisica. La risposta immediata, di getto, “viscerale” è quella che al calo della fede si accompagna inevitabilmente quello dei miracoli.
I credenti sono sempre di meno, quelli che si affidano completamente alla volontà del Signore sono sempre più pochi. Il ricorso all’Immacolata è diventato un’opzione finale, l’ultima ratio, l’appello a qualcosa che travalica l’umano dopo che tutti i tentativi della medicina ufficiale sono andati a vuoto. È come se facessimo del Signore la stampella improbabile e desueta di una scienza traballante che prima millanta successi, salute, benessere e felicità e poi, davanti a certi mali, si dichiara sconfitta, inetta, impossibilitata a mantenere quanto promesso. Allora ci si rivolge a Dio.
La fede, come dimostrano i Vangeli è il presupposto di ogni miracolo, la “conditio sine qua non” per ottenere l’azione dello Spirito Santo. Tuttavia è sufficiente un po’ di riflessione per capire che esiste anche un’altra causa concomitante di questa “carestia” di miracoli. Oggi, nel Terzo millennio, un fatto soprannaturale, un accertato evento prodigioso possiede un impatto di responsabilità morale molto più alto che nel passato. Ricevere un segno del divino e rimanere increduli, dubbiosi, scettici, ingrati come i nove lebbrosi guariti dal Signore sul sentiero di Gerusalemme, sarebbe un fatto imperdonabile. Per questo Dio lo concede a pochi. In duemila anni di Cristianesimo molte cose sono cambiate dai tempi in cui Gesù calcava le vie della Palestina, predicando e annunciando la buona novella del Vangelo. La Chiesa, fondata da Cristo e guidata dalla sua augustissima Madre, ha compiuto un lungo tragitto costellato di persecuzioni, sconfitte, eresie, scismi, guerre, crisi epocali ma anche coronato di gloria, di sviluppo, di magistero, di santità, di diffusione fino ai confini del mondo, illuminata dalla vita dei santi e condotta dai papi, sempre vittoriosa sulle “porte degli inferi”, secondo la profezia del Redentore. Soprattutto dopo la nascita della Scienza e con la Rivoluzione industriale e tecnologica il volto dell’umanità è profondamente cambiato rispetto a quello che possedeva anche solo 800 anni fa, nel Medioevo. Cosa direbbe san Paolo dell’immenso sapere diffuso sul web, dei computers, delle autovetture che ingorgano le città, degli aerei che rigano il cielo e delle grandi navi che solcano gli oceani, delle navicelle spaziali e delle sonde robotiche spedite a spasso nel sistema solare? Lui che a piedi o a dorso di mulo ha percorso migliaia di chilometri tra le sponde del Mediterraneo e ne ha solcato i flutti sopra improbabili imbarcazioni. E principalmente cosa ne penserebbe dell’attuale “modus vivendi” tutto incentrato sul culto dell’uomo, intriso di materialismo, di scientismo e di relativismo morale? Forse direbbe ciò che ha già affermato nella seconda Lettera ai Tessalonicesi: «Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi...» (2Ts 2,7). In effetti non è esagerato parlare di portenti scientifici, di vorticoso sviluppo delle conoscenze in ogni ambito e di veri e propri prodigi offerti dalla tecnologia e dall’uso dell’energia. Il pianeta Terra, osservato di notte, brulica di luci e di vita come non è mai accaduto nei milioni di anni che ci siamo lasciati alle spalle. È appunto questa la condizione cruciale che ci diversifica dai testimoni della vita di Gesù in Israele e ancor più ci separa dalla società dei tempi dei patriarchi, di Abramo, di Mosè, di Elia, ecc. Un miracolo, un segno dal Cielo, una visione, una risurrezione, una moltiplicazione di pani e di pesci, un qualunque altro “prodigio” come quelli operati dal Signore o dai santi dell’Antico Testamento hanno un valore molto diverso oggi rispetto a ieri.
Consideriamo attentamente questo esempio: ci troviamo in una città estera, per ferie o per lavoro, squilla la suoneria del telefono cellulare, senza pensarci tanto trasciniamo l’icona verde della cornetta e ci mettiamo a parlare con chi ci ha chiamato. Tutto ci appare normale, scontato, quasi ovvio. Ma se ci pensiamo bene ci chiediamo: come hanno fatto a trovarmi? Come facevano a saper che ero, per esempio, a Lisbona in questo quartiere piuttosto che a New York in un angolo di Manhattan, o in qualunque altra parte remota del mondo? Come fanno a sentirmi? Certamente il mio telefonino non adopera un segnale radio che copre tutto il pianeta! Ci vorrebbe una potenza enorme, impensabile da portare addosso, mentre lo smartphone emette un segnale di soli pochi Watt. E allora? Ebbene questo piccolo oggetto elettronico di diffusione così capillare nel mondo che ormai non c’è essere umano che non ne disponga almeno di un paio di esemplari è un concentrato di scienza e di tecnologia enorme. È un vero prodigio della tecnica. Si aggancia alle “celle” più vicine e comunica il nostro numero di telefono ad un computer: è così che la telefonata arriva in qualsiasi luogo in cui ci troviamo. Il telefono cellulare funziona perché le leggi che regolano il moto degli elettroni e delle onde radio ci sono ben note. Sono state espresse in forma matematica (equazioni di Maxwell) e non sono una “filosofia” o una opinione astratta di un pensatore dall’intelletto perspicace ma sono un “fatto” oggettivo, universale, verificabile con esperimenti, che non ammette eccezioni di sorta (in condizioni normali). La legge naturale è esattissima e confermata in ogni secondo proprio dal fatto che il telefonino “telefona”. In un certo senso questo mette l’umanità con le spalle al muro in termini di fede. Infatti una violazione palese della legge naturale deve essere per forza interpretata come l’intervento di un Essere superiore, come l’azione di qualcosa di soprannaturale.
Per esempio da un punto di vista scientifico la risurrezione di Lazzaro operata dal Signore dopo quattro giorni dalla sua morte è un fenomeno assolutamente inspiegabile contro ogni legge della Fisica e della Biologia. Ma ci sono episodi riportati nella Bibbia meno noti e forse meno conosciuti che parlano di prodigi e miracoli ancor più strabilianti della Risurrezione di Lazzaro. Consideriamo per esempio il seguente racconto del secondo Libro dei Re: «In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Il profeta Isaia figlio di Amoz si recò da lui e gli parlò: “Dice il Signore: Da’ disposizioni per la tua casa, perché morirai e non guarirai”. Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore: “Su, Signore, ricordati che ho camminato davanti a Te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che a Te sembra bene”. Ed Ezechia fece un gran pianto. Prima che Isaia uscisse dal cortile centrale, il Signore gli disse: “Torna indietro e riferisci a Ezechia, principe del mio popolo: Dice il Signore, Dio di Davide tuo padre: Ho udito la tua preghiera e visto le tue lacrime; ecco io ti guarirò; il terzo giorno salirai al Tempio. Aggiungerò alla durata della tua vita quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d’Assiria; proteggerò questa città per amore di me e di Davide mio servo”. Isaia disse: “Prendete un impiastro di fichi”. Lo presero e lo posero sull’ulcera e il re guarì. Ezechia disse a Isaia: “Qual è il segno che il Signore mi guarirà e che, il terzo giorno, salirò al Tempio?”. Isaia rispose: “Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà la promessa, fatta a te: Vuoi che l’ombra avanzi di dieci gradi oppure che retroceda di dieci gradi?”. Ezechia disse: “È facile che l’ombra si allunghi di dieci gradi, non però che torni indietro di dieci gradi”. Il profeta Isaia invocò il Signore e l’ombra tornò indietro per i dieci gradi che essa aveva già scorsi sulla meridiana di Acaz» (2Re 20,1ss).
In prima battuta si deve lodare la perspicacia di Ezechìa. Si rende conto che è normale che l’ombra avanzi nel quadrante perché il sole percorre la curva nel cielo sempre da oriente ad occidente ma non sarebbe affatto normale che si fermasse o che tornasse indietro. Quindi, mosso da una prudenza che il Signore non ha considerato oltraggiosa, domanda come segno della volontà di Dio al suo riguardo che l’ombra “retroceda” di dieci gradi sul cammino quotidiano dell’orologio solare. Quando questo avvenne Ezechìa fu contentissimo, non solo per aver ottenuto la prova della benevolenza dell’Altissimo ma anche perché gli era consentito di vivere per altri quindici anni. Ora esaminiamo l’accaduto alla luce delle attuali conoscenze scientifiche: come funzionano gli orologi solari? La meridiana è uno strumento con il quale si può misurare lo scorrere del tempo tramite l’ombra generata dal sole e proiettata da un bastoncino, noto come gnomone, infisso in una tavola (collocata su un piano oppure appesa a una parete). Il bastoncino deve essere orientato verso Nord e inclinato in funzione della latitudine del luogo in cui ci si trova. Sulla tavola sono tracciate varie linee disposte a raggiera che servono a leggere l’ora. Il loro intervallo, in genere non costante, si calcola con formule trigonometriche o con metodi grafici. Pertanto la posizione dell’ombra sul quadrante è una conseguenza della rotazione della Terra intorno al proprio asse. Se l’ombra torna indietro di dieci gradi vuol dire che la rotazione della Terra si è arrestata e si è invertita oppure che è cambiata in “qualche modo” la posizione del sole nel cielo: cosa assolutamente impensabile ed inconcepibile stante le ferree leggi che regolano il moto degli astri nello spazio. Se Ezechìa non avesse creduto a questo segno soprannaturale sarebbe stato (forse) giustificato perché per lui era solo una “consuetudine”, un’abitudine consolidata vedere l’ombra spostarsi in avanti ma non conosceva nulla delle leggi della dinamica di Newton o delle Equazioni di Einstein. Per noi il discorso è completamente diverso. Il cambiamento della velocità di rotazione della Terra, se fosse stato frutto di un evento naturale, avrebbe provocato catastrofi planetarie talmente enormi e sconvolgenti che in un istante la Terra sarebbe ritornata quella palla di fuoco che era nell’epoca primeva della sua formazione nello spazio. Parimenti insostenibili sono le spiegazioni fondate su un repentino quanto ingiustificato cambiamento locale dell’indice di rifrazione dell’atmosfera terrestre che avrebbe deviato i raggi solari esattamente di 10 gradi sullo gnomone: un evento forse meno portentoso ma di fatto inspiegabile anch’esso. Dio è Onnipotente: per Lui fermare la terra senza conseguenze o alterare un velo d’aria spesso un centimetro è lo stesso! Pertanto la Meridiana di Ezechìa ci mette di fronte ad un evidente “miracolo” e la nostra “responsabilità” al cospetto del Signore se continuassimo a rimanere dubbiosi ed increduli sarebbe grandissima. Ha ragione san Paolo: saremmo inescusabili «perché, pur conoscendo Dio, non gli abbiamo dato gloria né gli abbiamo reso grazie come a Dio, ma abbiamo vaneggiato nei nostri ragionamenti e si è ottenebrata la nostra mente ottusa. Mentre ci dichiaravamo sapienti, siamo diventati stolti» (Rm 1,18ss). Da oggi in poi se ci capitasse, passeggiando per le strade dei borghi medioevali o presso qualche casa di campagna, di imbatterci in un’antica meridiana sulla quale si legge in genere il detto: «Tempus fugit». Ricordiamoci del miracolo compiuto da Dio per il re Ezechìa, e consideriamo che nonostante gli orologi atomici anche il nostro tempo per credere fugge via rapido come un’ombra evanescente proiettata su di un muro.