IL PENSIERO
Un segreto per elevarsi...
dal Numero 20 del 18 maggio 2014
di Suor M. Gabriella Iannelli, FI

Possiamo ritenerci qualcosa di più di un «animaluccio qualsiasi»? No, se viviamo senza grazia divina. Ma ecco dall’Alto un dolce “Segreto” per innalzarci dalla nostra miseria: la Madonna Santissima, dalla quale attingere grazie di Salvezza.

Padre Pio vedeva nella Madonna il segreto per riuscire a superare l’abisso della miseria umana, sia quella che si sperimenta in se stessi, sia quella che bisogna sopportare negli altri. Padre Pellegrino riporta alcune belle espressioni al riguardo, che stralciamo dai suoi discorsi con San Pio.
«“Ricordati che la tua anima è come quella di un animaluccio qualsiasi”. Mi offesi: “Ma la mia anima è immortale!”. “Sì, in teoria. Ma in pratica essa è un soffio incatenato ed imprigionato dall’esistenza. Solo se questa miseria di anima la deponi ai piedi della Madonna, essa in pratica diventa divina”» (Padre Pio parla della Madonna, p. 96). Non è affatto fuori luogo l’espressione di San Pio indirizzata a padre Pellegrino che definisce l’anima simile ad un «animaluccio», «un soffio incatenato ed imprigionato», perché, in effetti, l’anima senza la grazia divina subisce tutte le conseguenze del peccato originale e può abbassarsi al punto da seguire i meri istinti irrazionali che si hanno in comune con gli animali, e pur essendo uno spirito si trova imprigionata nella materia, incapace di elevarsi al livello soprannaturale.
Secondo un “interessante” ritratto del Montfort riguardo alla nostra condizione dopo il peccato originale: «Noi non abbiamo per eredità che l’orgoglio e l’accecamento dello spirito, l’indurimento del cuore, la debolezza e l’incostanza dell’anima, la concupiscenza, le passioni in rivolta e le malattie nel corpo. Siamo per natura più superbi dei pavoni, più attaccati alla terra dei rospi, più brutti dei capri, più invidiosi dei serpenti, più ghiotti dei porci, più collerici delle tigri, più pigri delle tartarughe, più deboli delle canne e più incostanti delle banderuole. Abbiamo di nostro soltanto il nulla e il peccato, e non meritiamo altro che la collera di Dio e l’inferno eterno» (Trattato della vera devozione a Maria, n. 80). Secondo tale “ritratto”, dunque, siamo peggio di un «animaluccio qualsiasi», ma non bisogna scoraggiarsi: la Madonna è il segreto per superare questa incommensurabile miseria; è Colei che, quale Mediatrice di grazia, ci dona la grazia e ci porta alla vita soprannaturale inserendoci nella vita divina che è appunto la vita di grazia. La sua azione non si limita a donarci la vita soprannaturale attraverso la grazia, ma si dispiega sviluppando questa vita di grazia lungo tutto il nostro cammino spirituale fino a portare l’anima alla “divinizzazione”, come insegna San Pio e come è avvenuto di tutte le anime giunte alla perfezione: «Maria è un luogo santo – scrive san Luigi M. Grignion de Montfort –, è il Santo dei santi dove i santi vengono formati e modellati» (ivi, n. 218).
Dinanzi all’ennesima manifestazione di dubbio da parte di padre Pellegrino riguardo alla presenza e azione di Maria Santissima, «Padre Pio – scrive lo stesso – quasi sempre dolce divenne amaro e mi disse: “Eppure tu sei un prediletto della Madonna”. Io ne ero poco convinto e domandai: “Perché?”. “Perché sei un deficiente!”» (p. 90). Questa è una battuta che ci fa ridere, ma che ci deve pur far riflettere, perché non fu detta da San Pio per offendere il suo confratello, bensì per fargli capire che la Madonna predilige proprio coloro che sono più miserabili e incapaci nel campo dello spirito, così come una mamma ha un’attenzione particolare per i figli più deboli e malati e più bisognosi delle sue cure. «Chi è inesperto venga a me» (Sap, 9,4) è l’affermazione che la Liturgia pone, non certo a caso, sulle labbra della Madonna.
«Tu credi che la Vergine Santissima – continua San Pio – nelle sue follie d’amore per noi, voglia divorarci e distruggerci, quasi assorbire la nostra personalità, io invece credo che lei si lascia consumare da noi per elevare la nostra natura e salvarci» (p. 85). L’azione della Madonna per eliminare le miserie dell’anima non è aggressiva, quasi che Ella assorba con la forza la personalità e quasi la distrugga. È l’anima che con tutta la forza della sua personalità e della sua libertà deve lasciar libera la Madonna di operare per sradicare l’amor proprio e la superbia, che sono la radice di ogni miseria umana. Anzi – afferma con intelligenza mistica il Santo –, è Lei che si lascia consumare da noi per elevarci e salvarci. In che senso? La Madonna sul Calvario e durante tutta la sua vita è stata consumata dal dolore dando il suo contributo di Corredentrice per la Salvezza dell’umanità; tuttora la Madonna continua a “consumarsi” in una supplica incessante presso il trono di Dio per ottenerci, come Mediatrice, le grazie della conversione e santificazione: «La maternità di Maria – ci ricorda la Lumen Gentium – nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo, non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci le grazie della salute eterna» (cap. 8, n. 62).

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