I FIORETTI
Il galateo della casa di Dio
dal Numero 02 del 9 gennaio 2022

Si rimane sempre un po’ impressionati quando si legge la pericope evangelica nella quale si racconta di Gesù che, alquanto indignato, scaccia con violenza i venditori e i cambiavalute dal tempio, servendosi di una frusta costruita appositamente da Lui, arrivando persino a gettare a terra il denaro e a rovesciare i banconi. Un atteggiamento davvero poco consueto per Gesù che agiva di solito in un’aurea di pazienza e di misericordia. Ma è Lui stesso a dirci il motivo di tanto sdegno: “Non fate della casa del Padre mio un mercato!” (cf. Gv 2,13-16). La mancanza di rispetto del tempio, della casa di Dio (“La casa del Padre mio”) indusse Gesù a liberare il tempio da ciò che ad esso disdiceva. Fu lui stesso a mandare fuori i venditori con le pecore, i buoi: «Scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi» (Gv 2,15).

Nelle nostre chiese, che sono molto più dell’antico tempio perché non custodiscono solo l’Arca, ma bensì il Dio dell’Arca, Nostro Signore Gesù Cristo nel santo Tabernacolo... Nelle nostre chiese non ci sono buoi, pecore, colombe e cambiamonete e tuttavia, molto spesso, esse sembrano un mercato! E chi lo direbbe che proprio in chiesa dove ci si reca per pregare e per adorare Gesù Eucaristia, per rimanere un po’ in silenzio, per non avere le tante distrazioni che ci sono in casa, proprio qui, si trova a volte un’atmosfera da mercato con gente che parla ad alta voce, che si saluta, che scambia opinioni, che fa persino lunghi discorsi con la persona del posto accanto... Alla fine persino in chiesa, che è il luogo della preghiera e dell’adorazione, è impossibile pregare. 

È necessario mettersi ancora una volta alla scuola di san Pio da Pietrelcina per imparare ad entrare e a rimanere in chiesa con il dovuto rispetto, in un atteggiamento di silenzio e di raccoglimento, come egli insegna alla sua figlia spirituale Annita Rodote in una lettera del 25 luglio 1915: «Ad evitare irriverenze ed imperfezioni nella casa di Dio, nella chiesa, che il divin Maestro suole chiamar la casa di orazione, ti esorto nel Signore a praticare le seguenti cose.

Entra in chiesa in silenzio e con gran rispetto, tenendoti e riputandoti indegna di comparire davanti alla maestà del Signore. Tra le altre devote considerazioni, pensa che l’anima nostra è tempio di Dio, e come tale dobbiamo conservarla pura e monda davanti a Dio ed agli angioli suoi e copriamoci il volto di rossore per aver dato tante volte adito al demonio con le sue insidie, con le sue lusinghe al mondo, con i suoi fasti, alla carne con il non aver saputo tener puro il nostro cuore e casto il nostro corpo, per aver dato, dico, adito ai nostri nemici di insinuarsi nei nostri cuori, profanando in tal guisa il tempio di Dio, quale noi diveniamo per il santo Battesimo. Prendi poi l’acqua benedetta e fa bene e con lentezza il segno della nostra redenzione.

Appena sei in vista del Dio sacramentato, fa’ devotamente la genuflessione. Trovato il posto, inginocchiati e rendi a Gesù sacramentato il tributo della tua preghiera e della tua adorazione. Confida a lui tutti i tuoi e gli altrui bisogni, parlagli con abbandono filiale, dà sfogo libero al tuo cuore e lascia piena libertà a lui di operare in te come meglio gli piace.

Assistendo alla Santa Messa e alle sacre funzioni, usa molta gravità nell’alzarti, nell’inginocchiarti, nel metterti a sedere; e compi ogni atto religioso con la più grande devozione. Sii modesta negli sguardi, non voltare la testa di qua e di là per vedere chi entra e chi esce; non ridere per riverenza al luogo santo ed anche per riguardo a chi ti sta vicino; studiati di non profferir parola con chi che sia, a meno che la carità ovvero una stretta necessità non lo esiga.

Se preghi in comune, pronunzia distintamente le parole della preghiera, fa’ bene le pause e non affrettarti mai. Insomma, diportati in guisa che tutti gli astanti ne rimangano edificati e siano per mezzo tuo spinti a glorificare e ad amare il Padre celeste.

Nell’uscire di chiesa abbi un contegno raccolto e calmo: saluta per primo Gesù sacramentato, domandagli perdono delle mancanze commesse alla sua divina presenza e non partirne da lui se prima non gli hai chiesto e da lui non ne hai ottenuta la paterna benedizione» (1). 

San Pio da Pietrelcina ci dona in questo scritto un prezioso galateo per il rispetto della casa di Dio: il segno della croce con l’acqua benedetta all’ingresso della chiesa, nel ricordo del Battesimo che ci ha resi templi di Dio; la genuflessione e il saluto a Gesù Sacramentato presente nel tabernacolo; l’inginocchiarsi devotamente nei banchi per adorare e pregare, effondendo tutto il proprio cuore e manifestando al Signore anche i propri bisogni, le proprie sofferenze; il silenzio e la modestia durante la preghiera comune, specie la Santa Messa, sforzandosi di parteciparvi senza fretta, con quel raccoglimento che permette di entrare in contatto con Gesù presente nel tabernacolo, pronto ad ascoltare e a parlare al cuore di ognuno e, infine, prima di lasciare la chiesa, ancora il saluto a Gesù, non senza aver prima chiesto la sua benedizione. 

San Manuel Gonzalez Garcia († 1940), il presule spagnolo denominato il “Vescovo dei tabernacoli abbandonati”, canonizzato da papa Francesco nell’ottobre del 2016, fondatore delle Suore Missionarie eucaristiche di Nazareth e di varie opere eucaristiche, ha dedicato tutta la sua vita di sacerdote e pastore alla diffusione del culto e della riparazione eucaristica. In vari suoi scritti egli parla della solitudine di Gesù nel tabernacolo e della necessità di fargli compagnia, arrivando a dire che «nella chiesa di Dio ciò che non serve a tener compagnia a Gesù sacramentato, non serve a nulla... sentitelo bene, a nulla!» (2). 

Egli scrive: «Lo sento tanto solo! Non già nei tabernacoli cui nessuno accede, dato che lì la solitudine è avvertita con terrificante evidenza, bensì nei tabernacoli frequentati nelle chiese ove maggiore è l’affluenza dei fedeli. [...]. Ma a noi non dice nulla quello star lì senza raccoglimento, senza quel minimo di educazione che si usa in casa d’altri, quel guardare a destra e sinistra, quel chiacchierare e ridere e con quell’aria di curiosità e di noia che si legge nel volto di tanti, dei molti che formano quelle folle di “fedeli”?» (3).

Le amare riflessioni di questo santo Vescovo e i preziosi consigli di san Pio da Pietrelcina aiutino a stare in chiesa con il dovuto rispetto per l’Ospite del tabernacolo che ivi abita e per i sublimi misteri che vi si celebrano, in un raccoglimento e un silenzio adorante che deve permettere a sé e agli altri di mettersi alla presenza e stare in compagnia di Gesù Sacramentato, della Vergine Santa e degli angeli. Solo così il nostro andare in chiesa sarà una consolazione per il Signore, un conforto e una ricarica spirituale per le proprie anime ed edificazione per gli altri. 

 

Note

1) Epistolario III, Lettera a Annita Rodote, pp. 87-88.

2) Tabernacolo: Vangelo vivo, Cantagalli, Siena 1986, p. 120.

3) Ivi, pp. 120-121.

 

di Suor M. Gabriella Iannelli, FI, Il Settimanale di Padre Pio, N.2/2022

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