I FIORETTI
Rachelina Villani nei ricordi della sorella Lucia /1
dal Numero 43 del 21 novembre 2021

La singolare storia di Rachelina inizia da lontano. Potrebbe sembrare finanche banale, ma comincia nel grembo di Mariannina, sua madre. La famiglia Villani viveva a San Marco in Lamis, un paese che confina con San Giovanni Rotondo. Mariannina partecipava alla celebrazione quotidiana della Messa. Anche durante la gravidanza si recava tutti i giorni a Messa e ogni 15 del mese si confessava, ci racconta Lucia. 

Chissà se fu questa la ragione per cui don Michele Tancredi, il parroco, chiese all’ostetrica del paese di comunicargli quando Mariannina avrebbe partorito. La singolare richiesta lasciò la sanitaria sorpresa. Da tanti anni, infatti, esercitava il suo mestiere e il parroco non le aveva mai rivolto un’istanza così particolare. 

Venne il giorno del parto. Appena qualche minuto e l’ostetrica chiese a Mariannina un metro. Cosa voleva misurare? Per la prima volta nella sua carriera professionale vide sulla fronte di una bimba appena nata qualcosa che sembrava come un segno di croce. Forse per curiosità, forse per un senso di professionalità, pensò di misurarlo. Anche Mariannina si accorse che c’era qualcosa d’insolito che sorpassava la sua ordinaria conoscenza di storie di gravidanze tra le donne del paese. Chiese a cosa servisse il metro poggiato sulla sola fronte della neonata. L’ostetrica, donna di poche parole, liquidò la situazione come un normale calcolo di routine. 

Subito dopo andò a chiamare il parroco e le riferì l’insolita scoperta. Il parroco prese l’arredo liturgico e lo consegnò alla levatrice chiedendole di avviarsi a casa di Mariannina, dove l’avrebbe raggiunta per benedire la piccola. Quando la vide restò meravigliato. Di fronte all’evidenza entrambi suggerirono alla mamma di preparare una cuffietta con una visiera un po’ più bassa. Mariannina sapeva cucire e quella soluzione sembrava calzare senza troppe difficoltà. Sarebbe bastata a nascondere tutto! 

Rachelina nacque il 27 gennaio del 1935. Il papà non voleva battezzarla subito perché si era in un mese freddo, ma la mamma insistette e il babbo si convinse. Durante il Battesimo, il parroco disse: «Io adesso battezzo questa bambina, speriamo che la possa vedere quando si farà grande». Forse don Michele pensava a lei come una bambina particolare?

Non possiamo dirlo, ma sta di fatto che dello stesso parere era don Matteo Nardella, il suo viceparroco, ora Servo di Dio, del quale è in corso il processo di canonizzazione. 

Dalla meticolosità della descrizione di Lucia dobbiamo concludere che la storia della croce sulla fronte è rimasta salda nei ricordi di famiglia e che non potrebbe ascriversi all’inventiva. La famiglia Villani era avvezza alla solidità della vita. Sacrifici, lavoro, preghiera. Questo il normale ménage in cui ci si forma un carattere privo di fronzoli, in cui Rachelina stessa è cresciuta. 

 

Una bambina particolare

Fin da piccola Rachelina ha mostrato una naturale inclinazione per la partecipazione alla Santa Messa. Vi si recava ogni giorno tutte le mattine. A quattro anni il parroco le consegnò la tessera dell’Azione Cattolica. Forse il naturale premio per aver fatto tutto il mese di maggio, dopo che don Michele le aveva chiesto di adunare tre o quattro bambine da portare con lei.

Quell’impegno mensile terminò con una piccola processione le cui protagoniste furono proprio le piccole. Sfilarono per la strada dove abitavano. Una cerimonia semplice e breve, come la loro giovane età, in pochi metri di viuzza, neanche troppo larga. Il parroco diede loro una Madonnina a misura “d’uomo” e con Lei in testa il singolare corteo assunse un’aria solenne. 

Rachelina non amava la compagnia dei maschietti. Fin da piccola non voleva giocare con loro. Per lo stesso motivo non continuò la scuola perché in paese avevano istituito la classe mista, sopprimendo le classi differenziate. Il passaggio per la classe frequentata indistintamente da maschietti e femminucce diventava obbligato; era l’unica possibilità per proseguire gli studi. Rachelina ci rinunciò volentieri e il suo futuro fu, da allora, segnato dal mestiere di sarta. 

 

L’incontro con san Pio

Non moltissimi anni dopo, il parroco volle far conoscere le bambine a padre Pio. Si organizzò un pellegrinaggio con il gruppo di giovanissime accompagnato dalle catechiste della parrocchia. Partirono alle due di notte. 

Per recarsi a San Giovanni Rotondo da San Marco in Lamis non c’erano corriere e bisognava fare la strada a piedi. La strada era una mulattiera e quindi occorrevano le scarpe chiuse per evitare di ferirsi durante il cammino. Tutte le mamme si organizzarono per equipaggiare al meglio le loro figlie. Bisognava percorrere circa 11 chilometri. 

Giunsero in convento che la chiesa era ancora chiusa. Padre Pio aveva suggerito di arrivare presto perché in quel tempo c’era la guerra e la chiesa era presa d’assalto dai familiari delle persone che combattevano al fronte. In mancanze di notizie certe dei loro cari, tutti volevano conoscere se fossero ancora vivi oppure no. Alle carenze amministrative dello stato di guerra supplivano i doni che il Signore manifestava attraverso il suo servo fedele san Pio, per alimentare o spegnere la speranza del loro ritorno. 

Allo scoccare del tempo stabilito il Padre portinaio aprì la chiesa e i fedeli occuparono i posti a sedere. San Pio celebrò la Messa e al termine salutò le bambine una ad una. Quando arrivò il turno di Rachelina, un sacerdote di San Marco, padre Valentino Covella, che si trovava con i cappuccini di San Giovanni Rotondo, aveva già parlato al Santo di Rachelina. 

«Ah tu sei Rachelina di padre Valentino – le disse san Pio rivolgendosi a lei –. Quando vuoi venire, vieni da me. Fatti accompagnare dalla mamma di padre Valentino». Lucia, intanto, era rigorosamente accartocciata dietro Rachelina per la vergognaIl Padre, vedendola, disse: «Perché si nasconde? Io devo benedire pure a te!». 

Da quel giorno Rachelina cominciò a frequentare san Pio, insieme alla madre di padre Valentino che si prodigava in opere di carità portando il pane da San Marco a San Giovanni, ad intervalli regolari. 

Così Rachelina ebbe l’opportunità di confessarsi fin da piccola con san Pio. Poteva avere circa 11 anni. Una delle prime volte che si accostò al sacramento della Confessione, san Pio le disse che non poteva darle l’assoluzione perché non c’erano peccati da sciogliere. Quindi il Padre, probabilmente vedendola un po’ contrariata, affermò che gliela avrebbe data la volta successiva. Però, anche la seconda volta non si verificarono le condizioni per impartirla. Questa volta Rachelina si mise a piangere. Il Padre insistette: «Non posso dare l’assoluzione, non hai fatto nessun peccato» e finalmente dopo un po’ si quietò, quindi la condussero a casa di Maria Pyle che aveva sempre qualcosa di buono da mangiare per i bambini del paese e anche per i grandi. E l’episodio fu archiviato bene. 

Rachelina cominciò, quindi, ad andare al Convento ogni 15 giorni e lì si confessava con san Pio. Possiamo dire che quest’anima è stata curata dal Santo del Gargano in modo del tutto precoce e singolare. Come avremo modo di vedere nella prossima puntata. (continua)

 

di Lazzaro M. Celli, su Il Settimanale di Padre Pio, N. 43/2021

 

Nota

1) Maria Pyle era una ex miliardaria americana, diseredata dalla famiglia protestante per essersi convertita al Cattolicesimo. Per la sua conoscenza di numerose lingue straniere viveva facendo da interprete a Maria Montessori che diffondeva il suo metodo d’insegnamento nel mondo.

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