I FIORETTI
Paternità a distanza
dal Numero 42 del 14 novembre 2021

Ho avuto la consapevolezza dell’immensità del Padre e del suo affetto per la mia famiglia, all’età di 5 anni, quando mia sorella Francesca, allora 7 anni, si ustionò una parte del volto con l’olio bollente. Mia madre partì subito con me, in treno, per San Giovanni Rotondo e disperata implorò l’aiuto di padre Pio. In dialetto campano, il Frate le rispose: «E sta tranquilla!». Mamma, sollevata, tornò a casa e con grande meraviglia dello stesso medico del pronto soccorso vide sua figlia Francesca completamente migliorata, tanto che su quel bel viso di bimba di lì a poco non comparve più alcuna cicatrice.

Padre Pio si mostrava a mia madre anche in bilocazione. Ricordo di una volta, mentre assistevamo alla Messa domenicale, io ero ancora piccolo, un Frate con il cappuccio e a testa bassa le si avvicinò per dirle “Prosit!”. Sulle prime ella non comprese, tanto che il Monaco per ben due volte ripeté il suo “Prosit!”, ma quando alcune settimane dopo si ritrovò a parlare con padre Pio a San Giovanni Rotondo, l’umile cappuccino le ricordò di averla salutata quella domenica ma... «non ho udito però la tua risposta...!», sentenziò.

Mamma ha sempre invocato il suo aiuto, ad ogni difficoltà, ad ogni minaccia di pericolo che si presentava per noi bambini, nel gioco, quanto nel vivere quotidiano. E così anch’io, come del resto mia madre, avevo un rapporto “da lontano” col Padre. Gli parlavo, gli spiegavo i miei problemi e sentivo sempre il suo aiuto, come se mi fosse perennemente accanto. Mia madre lo invocava a centinaia di chilometri di distanza e ne riceveva sempre aiuto e conforto, come quella volta, quando mio fratello fu colto improvvisamente da terribili dolori addominali: ricoverato d’urgenza all’ospedale, venne successivamente operato per appendicite. Sembrava un’operazione difficile e complessa per una minaccia di peritonite, poi tutto si sistemò: fu sufficiente per mia madre passare la notte in intensa preghiera, col Rosario tra le mani, e mio fratello, pochi giorni dopo, era già a casa.

In un’altra circostanza mia madre ed io ci recammo a San Giovanni Rotondo e, dopo alcuni giorni, rimanemmo accidentalmente senza soldi. Non ricordo bene, ma la mamma perse il portafogli o qualcuno glielo sottrasse. Sta di fatto che ancora una volta il Padre ci rassicurò dicendoci: «Non vi preoccupate, c’è sempre la divina provvidenza...». Poche ore dopo, come inviato miracolosamente dallo Spirito Santo, giungeva sulla piazzetta dal santuario l’autobus da Foggia e con esso nostro padre con i soldi.

Ci aveva raggiunto per ricondurci a casa. Senza sapere dei nostri disagi e contro ogni suo programma, era salito sul treno per Foggia obbedendo ad un impulso improvviso. Solo dopo ci disse: «Non so ancora perché, ma sentivo forte il bisogno di venirvi a prendere!».

 

Enrico Malatesta,

Padre Pio. La vita, i miracoli,

pp. 876-878

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