I FIORETTI
Padre Pio non parla a caso...
dal Numero 41 del 7 novembre 2021

«La prima volta che andai a San Giovanni Rotondo, nel 1941, padre Pio mi disse delle cose che ritenevo impossibili» mi raccontò il generale dell’aeronautica Bernardo Rosini. «Per nessuna ragione al mondo avrei potuto immaginare che potessero diventare realtà. Invece, accadde tutto come lui aveva previsto.

Ero giovane, avevo trovato un buon posto di lavoro nell’apparato governativo, mi ero sposato. Ero tranquillo, ma il Padre, appena mi vide, mi disse: “Caro giovanotto, se vuoi continuare ad avere un lavoro, devi lasciare il posto che occupi”. Quell’affermazione mi sbalordì. La contestai immediatamente con un certo calore. Consideravo il posto che avevo conseguito una sistemazione ideale. Inoltre ero orgoglioso di me stesso perché avevo ottenuto quell’impiego con i miei meriti, senza alcuna raccomandazione, e non avevo voglia di rimettermi a fare concorsi. Feci quindi capire, a padre Pio, che non intendevo assolutamente accettare il suo consiglio.

Allora il Padre, con una certezza sconcertante, disse: “Siamo nel ’41. L’Italia perderà la guerra, il fascismo cadrà e i posti di lavoro legati al governo non esisteranno più. Tu devi entrare nell’aeronautica”.

Quelle parole furono una doccia fredda. Mi sembrò che il buio più fitto scendesse non solo sul mio avvenire, ma anche su quello della nostra Patria. Allora noi italiani avevamo la certezza della vittoria. Non tanto per la forza del nostro esercito, ma perché i nostri alleati, i tedeschi, si erano impadroniti di buona parte dell’Europa centrale, avevano occupato la Polonia e la Francia, e le loro annate erano vittoriose anche sugli altri fronti. In quel momento era assurdo pensare che le parole di padre Pio avessero un senso. Ma poi i fatti gli diedero ragione.

Naturalmente, seguii il suo consiglio. Entrai nell’esercito, vinsi un concorso e venni destinato alla Scuola di applicazione dell’aeronautica di Firenze.

Nel 1944, in piena guerra, prestavo servizio militare presso l’aeroporto di Palese, vicino a Bari e un giorno fui salvato da morte sicura grazie a un intervento miracoloso di padre Pio.

A Palese ci fu un attacco a sorpresa da parte di bombardieri americani. Provenivano dal mare ad altissima quota, e quindi non erano stati avvistati. Giunti sull’aeroporto, si buttarono giù in picchiata, sganciando decine di bombe. Sulla zona ci fu un pauroso inferno di fuoco. Tutti gli aerei italiani e tedeschi furono distrutti. Ci furono morti e feriti.

Io invocavo padre Pio chiedendogli di proteggermi. A un certo momento una granata scoppiò vicino a me e numerose schegge mi sfiorarono. Una mi passò sul volto cadendomi vicino. La raccolsi e per anni la conservai.

Qualche giorno dopo andai a San Giovanni Rotondo per ringraziare padre Pio. Avevo deciso di fermarmi tre giorni. Ma trascorso questo tempo, poiché mi trovavo molto bene, andai dal Padre a dirgli che mi sarei fermato ancora un giorno.

No – rispose secco –, devi lasciare San Giovanni Rotondo oggi stesso”.

Cercai di insistere, ma invano.

Padre Pio andò in chiesa a confessare le donne, e io rimasi in sacrestia. Volevo attenderlo per ripetergli il mio desiderio di restare ancora un po’.

In sacrestia incontrai un signore di Bologna, che mi raccontò un fatto inquietante. “Padre Pio – mi disse – ha il dono di conoscere anche ciò che accade molto lontano. Quando arrivai quassù la prima volta, mi aggredì con queste parole: ‘Peccato che tu sia venuto proprio oggi. Devi tornare subito a Bologna perché tuo padre è morto’. Presi il primo treno e arrivai a casa un’ora prima dei funerali”.

Mentre stavo ancora parlando con quel signore, padre Pio tornò in sacrestia. Vedendomi ancora lì, con tono imperioso disse: “Devi andartene subito”.

Capii che non dovevo più insistere.

Feci il viaggio in uno stato ansioso, temendo qualche disgrazia. Arrivato a casa, a Offida, trovai che tutti stavano bene e non riuscivo a spiegarmi perché il Padre mi avesse mandato via con tanta insistenza.

La risposta a quei miei interrogativi l’ebbi nei giorni successivi. La stazione ferroviaria di Foggia venne bombardata e completamente distrutta. Ci furono numerosi morti. Se avessi rimandato di un giorno la mia partenza da San Giovanni Rotondo mi sarei trovato in quell’inferno e non sarei potuto tornare a casa».

 

Renzo Allegri,

I miracoli di Padre Pio,

pp. 262-264

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