I FIORETTI
Viva Padre Pio!
dal Numero 29 del 1 agosto 2021

Volendo capire da dove ha preso origine la devozione di padre Pio per le anime del Purgatorio, dobbiamo affermare che affonda le radici nell’ambiente familiare e in quello del suo paese. Basti pensare che a Pietrelcina vi era una chiesa dedicata alle “Anime del Purgatorio” dove si svolgevano liturgie in suffragio dei defunti e in modo particolare, nel mese di novembre, si teneva l’ottavario dei morti, durante il quale vi era la predica ricca di espressioni incisive e canti tanto melanconici e struggenti da toccare il cuore.

Leggendo il componimento scolastico “Il giorno dei morti”, che padre Pio svolge all’età di 15 anni, solo qualche mese prima di entrare in Noviziato, possiamo notare la delicatezza dei suoi sentimenti e la religiosità del comportamento. 

La consuetudine di visitare il cimitero il 2 novembre non solo indica che la Chiesa ha sempre creduto nella risurrezione e nell’importanza dei suffragi per i defunti, ma induce anche a riflettere sulla morte che, presto o tardi, ci riguarderà da vicino. 

Quando si ama veramente, cioè di un amore libero da interessi umani, si possono raggiungere anche le vette dell’eroismo. [Questo è il caso, ad esempio, dell’atto eroico con cui padre Pio volle offrirsi vittima per le anime del Purgatorio]. Il Padre, però, non intende attuare il fortissimo desiderio di offrirsi vittima senza il «merito della santa obbedienza» e di conseguenza chiede il permesso al Padre spirituale.

La risposta di padre Benedetto è immediata, difatti viene scritta due giorni dopo: «Fa’ pure l’offerta di cui mi parli, che sarà accettissima al Signore. Stendi pure le braccia sulla croce e, offrendo al Padre il sacrificio di te stesso in unione al tenerissimo Salvatore, patisci, gemi e prega per gli iniqui della terra e i miseri dell’altra vita, sì degni della nostra compassione nelle loro pazienti ed ineffabili angosce».

A comprova possiamo riportare l’episodio accaduto una sera dopo la cena, quando i frati, uscendo dal coro dove avevano tenuto la preghiera serale, mentre attraversavano il corridoio, sentirono un grande chiasso proveniente dalle vicinanze del portone d’ingresso, già chiuso da qualche tempo.

Tra quelle voci si distingueva molto bene l’espressione: «Viva padre Pio! Viva padre Pio!». Tra lo sconcerto di tutti i frati, il Padre superiore chiamò il portinaio, fra’ Gerardo da Deliceto, ordinandogli di far uscire dal corridoio del chiostro tutta quella gente. Fra’ Gerardo, ancora più frastornato degli altri perché era sicuro di aver chiuso per tempo e per bene il portone d’ingresso, obbedì senza replicare, perché le voci le aveva sentite anche lui. Quando, però, fu nel chiostro non solo non vide nessuno, ma costatò che il portone era chiuso a chiave, e vi era anche la spranga di legno che lui aveva ben sistemata da uno stipite all’altro della porta. Sorpreso, risalì al primo piano e andò a riferire al superiore quello che aveva visto, o meglio che non aveva visto nessuno e che tutto era in ordine. 

Che fare? In ossequio al proverbio secondo cui la notte porta consiglio, il superiore rimandò la soluzione del caso alla luce del giorno. Il mattino seguente andò diritto dalla persona “sospetta” e interrogò padre Pio circa quel fatto, dai connotati tanto inspiegabili e straordinari.

Il Padre, senza dare molta importanza all’accaduto, come se si trattasse della cosa più ordinaria di questo mondo, spiegò che le voci udite la sera precedente erano anime del Purgatorio di soldati morti in guerra, venute per ringraziarlo.

L’episodio ha un’importanza straordinaria in quanto testimonianza non di una singola persona, della cui veracità si sarebbe potuto anche dubitare, ma di un gruppo di frati che, senza essere influenzati da fatti esterni, odono delle parole e non vedono nessuno che le pronunzi. 

 

Padre Marciano Morra,

Il mistero del dolore in Padre Pio e gli angeli 

del conforto,

pp. 375-378

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