I FIORETTI
La naturalezza del Padre
dal Numero 16 del 19 aprile 2020

Riccardo Bacchelli, recatosi nel 1929 a San Giovanni Rotondo per visitare padre Pio, tenendosi in una disposizione equanime, non prevenuto dalla incredulità e neanche da quella voglia di meraviglie, ma disposto a rispettare un fatto ed a scrutare un uomo senza vana curiosità, ma fermamente, dopo averlo visto e parlato con lui, «non so se ho discorso con un santo – scrive – e di ciò semmai dovrà deliberare a tempo suo la Chiesa, ma so di aver trovato un uomo il quale, per quanto ha mostrato a me in un’ora di colloquio agevole e sereno, porta l’insegna di ciò che deve percuotere più d’ogni altro mistero la sua coscienza di fedele, o per lo meno costituire la più possente ed insidiosa tentazione d’ogni peccato dello spirito, con semplicità indubbia, senza equivoca umiltà, con una chiara fierezza negli occhi, e con dignità modesta di frate e di sacerdote».

Si stava facendo rifare la tonsura da un frate con una macchina da radere visibilmente disaffilata, che gli dava notevoli strappi ai capelli. «Per qualche minuto egli, che ci voltava le spalle, non si avvide della nostra presenza, e sottostava alla fastidiosa operazione, a spalle tonde, rispondendo con affettuosa condiscendenza alle facezie del frate barbiere, che lo rimproverava di curar poco il taglio dei capelli. Quando s’accorse di noi, non mutò atteggiamento né umore».

Padre Pio portava i mezzi guanti per celare le stimmate, sviando la conversazione se qualcuno gliene faceva parola. «Discorremmo del più e del meno, scherzando anche, e non capii se nel parlare d’argomenti seri egli si esprimesse con giustezza e criterio, come faceva, per naturale buon discernimento o per esercizio di studio. Diceva cose fini con parole illetterate, di solida semplicità insolita. Così, discorrendo di un suo detrattore invelenito, si espresse con risoluzione e fermezza, con una severa carità, che mi dissero molto sulla saldezza convinta dell’animo suo. Questa nasceva da un non so che di più spontaneo e nativo della umiltà ascetica e degli esercizi spirituali, che avevano contribuito a fortificarla.

Parlando d’una ritrattazione del detrattore (pare, assai violento e velenoso), e dicendosi che costui pareva dire e fare sul serio nel pentirsi, il frate disse: “Questo lo spero per lui; per me non ne ho bisogno”.

Delle stimmate e dei miracoli non si discorre, quasi ci fossero usciti di mente. E questo, per quel che ne posso dir io con criterio naturale, mi fece al ripensarci più disposto alla meraviglia ed al rispetto insieme. Tale è stato il mio incontro con uno che un giorno sarà forse sugli altari, e che vive nella valle che fu di Giano, ed è oggi francescana, in Gargano».

Alessandro da Ripabottoni, Graziano e Carmela Micheli,
L’umanità di Padre Pio, pp. 87-88

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