I FIORETTI
Giacinta di Fatima e padre Pio: le somiglianze ci sono
dal Numero 12 del 22 marzo 2020

Mentre i due pastorelli a Fatima consumavano il loro olocausto [nel periodo tra la fine delle apparizioni e la loro morte] per indicare agli uomini la via voluta da Dio per salvare il mondo dalla perdizione (perché di questo si tratta), proprio in contemporanea, in un altro paese, un francescano stimmatizzato seguiva le orme di Cristo nella sofferenza e nell’offerta di sé. In molti modi poi lo hanno chiamato, e forse il termine “Cireneo” è quello più azzeccato. Formato e plasmato dal Signore Gesù fin dai primi anni della sua esistenza, padre Pio da Pietrelcina pare essere il controcanto di Fatima, colui che vive la stessa spiritualità, da religioso e sacerdote. Uomo lui e bambini loro, sacerdote uno e laici gli altri, nascosti e umili i due portoghesi, notissimo nella Chiesa l’italiano; caratteri opposti, formazione diversa, ambienti dissimili, ma unica la missione: accettare le sofferenze che Dio invia per la riparazione dei peccati e la salvezza dei peccatori. In modo preciso, diretto, quasi perentorio, proprio nella prima apparizione, il 13 maggio 1917, la Madonna rivolse questa domanda ai tre bambini: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutti i dolori che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». A nome di tutti e tre Lucia rispose immediatamente: «Sì, vogliamo». Questa fu anche la risposta di padre Pio. Nel momento delle apparizioni della Vergine a Cova di Iria, nel 1917 (mentre compiva 30 anni), naturalmente egli non sapeva niente di Fatima, ma già da tempo portava la croce di Cristo e celebrava la Messa sentendo tutti i dolori della Passione – per quanto sia possibile ad un uomo – proprio con l’intendimento di riparare i peccati e di ottenere la conversione dei peccatori. E anche padre Pio fu un’evidenza per il mondo del ventesimo secolo. Non già per essere ammirato, ma per indicare quale via avrebbe dovuto prendere la Chiesa per assolvere la sua missione in quel suo tempo. E difatti egli fu un personaggio brusco e sgradito, perché “segno di contraddizione”, come Geremia, come i profeti dell’Antico Testamento: non parlavano con frasi eleganti e forbite argomentazioni, ma semplicemente riferivano al popolo eletto la volontà di Dio adatta per quel momento. Appena informato dei fatti di Fatima, padre Pio ne divenne immediatamente devoto perché egli parlava esattamente lo stesso linguaggio, lo percepiva perché lo viveva. Nel 1959 la Vergine pellegrina, la statua che veniva proprio da Fatima, sostò durante il pellegrinaggio in Italia proprio nel convento cappuccino nel Gargano, e a Lei padre Pio attribuì il miracolo della guarigione da una malattia che in quell’anno lo faceva soffrire molto.

Ma, a parte questo episodio, ci sembra lampante come alla Chiesa di questo tempo vengano offerte le due icone, padre Pio e Giacinta di Fatima, come esempi della santità necessaria. Dico Giacinta e non Francesco, senza che questo significhi diminuire di un grado la bellezza e la santità della vita del bambino di Fatima. Certo, nel ventesimo secolo ci sono state figure di grandi santi che amiamo e che ci confortano, campioni di fede e di carità, ma nessuno di loro più di padre Pio e Giacinta ci paiono come gli esecutori testamentari della volontà di Dio sulla Chiesa di questo tempo. Essi sono i santi “specifici” per il giorno di oggi, coloro che hanno ricevuto da Dio, si direbbe, il compito di indicare la via, di segnalare la santità necessaria, di scoperchiare i destini di quest’epoca e di preparare il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria passando per una valle del pianto di grandi proporzioni. Padre Pio e Giacinta sono due apripista, due scout che vanno in cerca del sentiero giusto, due indicatori. Non seguirli equivarrebbe, a mio parere, a smarrirsi nel bosco. E non abbiamo più tempo da perdere, perché il tempo si è fatto breve. Seguire padre Pio e Giacinta dunque non è atto di devozione, né tanto meno segno di simpatia personale per quel santo piuttosto che per quell’altro, ma promozione della Chiesa e del mondo intero per la realizzazione della volontà di Dio. Anche in questo la Madonna è perentoria: «Per salvare le anime Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato» (apparizione del 13 luglio 1917). Anche la Vergine s’inchina al volere di Dio: non è Lei che lo vuole, ma Dio; Ella obbedisce soltanto. Dio, dunque, vuole qualcosa per noi e per il mondo intero. E che cosa? Che si vada in chiesa la domenica, che si sia buoni, che si osservino i Comandamenti? Questo lo vuole da sempre. Ora vuole una cosa nuova: per salvare i peccatori (che evidentemente sono messi assai male...) Egli vuole stabilire nel mondo una devozione, portare la Chiesa e il mondo intero nel Cuore Immacolato di Maria. Proprio lì dentro. Ma quanti, nella Chiesa oggi, sanno questo? In quali facoltà pontificie o circoli cattolici o parrocchie questo è insegnato? Dunque, per far sì che avvenga il trapasso dalla valle della morte al trionfo del Cuore Immacolato, ci viene insegnato che il metodo non è il dialogo o le varie marce della pace (che, realmente, non servono a niente), ma la sofferenza, la croce, il sacrificio. Linguaggio duro e inaccettabile? Se il fine è il vero Bene, nulla è troppo poco. Nell’amore, infatti, si soffre. Lo scriveva anche Soren Kierkegaard: «Comunicare la verità è soffrire; se non soffri, infatti, nemmeno comunichi la verità». E anche qui Giacinta e padre Pio insegnano. Non si ama la sofferenza per la sofferenza, ma si ama la vita, la gioia, si ama il Signore, la pace, la luce. Il resto: la croce e l’offerta delle sofferenze, altro non sono che il mezzo per arrivarvi. E Giacinta va avanti, e padre Pio fa strada.

I due hanno delle attinenze? Si possono accomunare? Si usa dire che vicino ad un grande uomo di Chiesa vi sia sempre una altrettanto grande figura femminile, e si fanno i nomi di Francesco e Chiara di Assisi, di san Francesco di Sales e santa Giovanna de Chantal, di sant’Agostino e santa Monica, di san Giovanni Crisostomo e santa Olimpia, ecc. Possiamo allo stesso modo mettere insieme il santo stimmatizzato del Gargano e la pastorella di Fatima? Viene da sorridere solo a pensarci. Ci paiono così diversi! Sembra decisamente una forzatura. Pensando a Giacinta morta a nove anni, quindi rimasta bambina nella sua esperienza umana, ci piace pensarla ancora così: bambina. E l’altro, un gigante. I punti in comune però ci sono: la spiritualità, che è la stessa; la generosità e la totalità, che è la stessa; l’obbedienza e l’amore straordinario per la Madonna, che è lo stesso; il senso del peccato e dell’inferno, che è lo stesso; il senso escatologico della vita cristiana che è lo stesso... e potremmo continuare. Prendetela pure per una forzatura, ma provate a mettere vicine le due immagini, di Giacinta, seria e accigliata, e il volto burbero e non meno accigliato di padre Pio. Teneteli vicino e osservateli bene... Probabilmente la somiglianza salterà all’occhio da sola senza che nemmeno ve ne accorgiate. 

di Padre Serafino Tognetti, Giacinta