I FIORETTI
San Pio, «uomo dei dolori»
dal Numero 11 del 15 marzo 2020

Nell’atmosfera francescana della devozione alla Passione di Gesù, san Pio ha maturato sin da giovanissimo un amore ardente a Gesù Crocifisso che lo ha portato ad un grande amore al dolore, quale via privilegiata dell’amore. Su questa via regale di amore e di dolore il Santo ha camminato per tutti gli anni della sua vita, abbracciando sofferenze fisiche e morali di ogni genere. 

Le sue lettere al Padre spirituale ridondano sia di questo amore alla Croce, sia della descrizione delle sofferenze fisiche e spirituali che affrontava ogni giorno, delle quali egli dava un puntuale resoconto, attingendo dai suoi direttori spirituali la forza e la luce per andare avanti. Per tale motivo, soprattutto nel periodo dal 1910 al 1916, la corrispondenza epistolare con i suoi direttori, padre Agostino e padre Benedetto, è molto fitta e ci permette di ricostruire l’itinerario interiore di padre Pio, svelandoci un’anima che cammina sulle vette dell’amore e del dolore, follemente innamorata di Dio e pronta a tutto per la salvezza dei fratelli. 

Nel 1909 il giovane fra’ Pio, studente di Filosofia, è costretto a tornare a casa a motivo di una malattia grave e misteriosa che gli impedisce di continuare a vivere in convento, trovando solo nell’aria del proprio paese natale quel po’ di giovamento necessario a tenerlo in vita.

Padre Pio stesso spiega al suo Padre spirituale gli effetti dolorosi di questa malattia: «Per volere di Dio, continuo tuttora a sentirmi sempre male in salute. Ma ciò che più mi martirizza sono quei forti ed acuti dolori al torace. In certi momenti mi danno una noia tanto grossa, che sembrami che vogliano proprio spezzarsi la schiena e il petto»(1); «da vari giorni in qua mi sento assai male con la salute. Ma ciò che in special modo mi tormenta sono la tosse e i dolori del torace. La tosse poi è talmente forte ed insistente, massime nelle ore notturne, che poco manca da non spezzarsi il petto; e spesse volte per timore mi vado ripetendo l’atto di dolore»(2); «da parecchi giorni in qua vado sempre peggiorando colla salute. Le medicine che ho prese come se l’avessi gittate in un pozzo. Dico sinceramente che soffro assai e se si procederà ancora in questo modo non saprei nemmeno io come andrà a finire»(3).

La prima cosa a cui si pensa nel cercare di diagnosticare il male di padre Pio è la tubercolosi. Infatti egli in molte circostanze verrà trattato da tisico e allontanato per il timore del contagio; per un certo periodo saranno riservati per lui i paramenti e il calice che egli solo dovrà usare e nessun altro.

Il medico curante di padre Pio, però, il dottor Andrea Cardone di Pietrelcina che aveva tenuto sotto cura padre Pio sin dall’inizio, dopo quotidiane osservazioni per accertare la natura del male, si convince che il paziente non è affetto da tisi ma da un generale deperimento. Il Padre spirituale farà una diagnosi ancora più giusta. Nella lettera n. 39, a padre Pio che gli chiedeva se era il caso di consultare qualche specialista, scrive: «Credo inutile consultare medici: son persuaso che le tue sofferenze sono direttamente ed espressamente volute da Dio e non c’è rimedio»(4), e in maniera ancora più categorica nella lettera n. 47: «Come superiore e direttore vi ho dichiarato che il vostro male non ha bisogno di medici, essendo una speciale permissione di Dio»(5). 

La sofferenza fisica, però, non è l’unica compagnia del giovane Frate, e se nel corpo egli è provato senza tregua, ancor più lo è nell’anima da terribili tentazioni le quali ben presto si tramutano in vere e proprie vessazioni diaboliche con le quali il demonio infierisce su padre Pio anche fisicamente. Tentazioni contro la purezza e tentazioni di disperazione lo fanno agonizzare e desiderare la morte, per il timore di offendere il Signore.

Nella lettera n. 21 scrive al Padre spirituale: «Le tentazioni massimamente sono più che mai accanite contro di me. Mi affliggono grandemente, non per la continua violenza che mi debbo fare, ma per la loro bruttezza e continua ostilità e per il grande timore di offendere Iddio da un momento all’altro, poiché ci sono dei momenti che mi trovo proprio sull’orlo del precipizio lì lì per cadere. Anche durante le ore del riposo il demonio non lascia di affliggermi l’anima in vari modi»(6).

Qualche anno dopo padre Pio viene assalito anche fisicamente dal demonio, come lui drammaticamente descrive: «Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio, sotto le proprie forme. Chi sa quante volte mi ha gettato dal letto trascinandomi per la stanza. Ma pazienza. Gesù, la Mammina, l’Angioletto, san Giuseppe e il padre san Francesco sono quasi sempre con me»(7). E ancora, nella lettera n. 89: «L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamente. Molte furono le diaboliche suggestioni, che mi poneva davanti alla mente; pensieri di disperazione, di sfiducia verso Dio;... credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o anche non morendo, perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesù, che niente di ciò si avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a piedi, come una canna esposta ad un impetuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca. Infine venne il pargoletto Gesù, al quale dissi di voler fare solo la sua volontà»(8).

Questa impressionante descrizione degli assalti diabolici non solo all’anima, ma anche al corpo, con continue battiture con “bastoni e ordigni di ferro”, con maltrattamenti tali da ridurlo allo sfinimento, provocando anche sbocchi di sangue, ci danno un’idea della sofferenza immane provocata a san Pio dal demonio, in tutta la sua vita. Il diavolo ben intravede la missione straordinaria del Santo di Pietrelcina e in qualche modo, in virtù della sua intelligenza angelica, intuisce quante anime il santo Sacerdote riuscirà a strappargli; per questo l’odio e la guerra che gli oppone è implacabile, fino alla fine. Come vedremo, alle vessazioni fisiche e interiori aggiungerà poi l’attacco furibondo della persecuzione e delle calunnie, che riusciranno, in qualche modo, anche se in minima parte e nella misura permessa da Dio, a ostacolare il suo ministero. Il Santo, però, con la sua fede e la sua offerta saprà trasformare anche queste sofferenze e questi ostacoli in amore e grazia da riversare sulle anime a lui affidate, unendosi ancora più intimamente alla Passione di Cristo. 

L’Epistolario di san Pio ci permette di conoscere anche una delle sofferenze spirituali più profonde e penose che egli dovette sostenere, a cominciare dai suoi primi anni di Sacerdozio: la notte oscura. Si sa che questa è una delle prove più terribili per l’anima, prova purificatrice che conduce all’unione trasformante, ultima tappa del cammino spirituale che divinizza l’anima trasformandola in Cristo. Vi sono numerose lettere nelle quali il Santo tenta di descrivere il continuo e perseverante evolversi del fenomeno mistico, pur sentendosi affatto impotente e incapace di esprimersi. Nella lettera del 19 luglio 1915 scrive: «“Quare posuisti me contrarium tibi, et factus sum mihimetipsi gravis?”. Questo è il grido che emette l’anima mia dal fondo della sua miseria in cui è posta dal suo Dio. La mia anima è posta dal Signore a marcire nel dolore. Il mio stato è amaro, è terribile, è estremamente spaventoso. Tutto è oscurità intorno a me e dentro di me: oscurità nell’intelletto, afflizioni nella volontà, angustiato sono nella memoria; il pensiero della sola fede mi regge in piedi: nell’intimo sono tocco di dolore, ed in pari tempo afflitto ed ansioso di amore divino [...]. Oh terribile oscurità! Oh tremenda incertezza [...]». In tante altre lettere il Santo continua a descrivere lo stato penoso della sua anima, con espressioni di angoscia impressionanti che denotano la gravità e la lunghezza della prova.

È nella cornice di questa terribile notte oscura che il giovane Frate, appena ventitreenne, qualche mese dopo l’Ordinazione sacerdotale sperimenta anche il fenomeno della stimmatizzazione: appaiono nelle sue mani per la prima volta i segni delle piaghe di Gesù. È tale la mortificazione per questi segni esterni che il Santo ottiene, con una preghiera supplichevole, che rimangano invisibili, ma presenti con tutto il dolore lancinante che provocano. Il 20 settembre 1918 la crocifissione di san Pio diviene visibile, accompagnata da ferite alle mani, ai piedi e al costato e da un effluvio di sangue: «[...] La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assiduamente del sangue, specie dal giovedì a sera sino al sabato. Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione»(9).

Il Signore non ritirerà la sua “operazione” e renderà san Pio per cinquant’anni continui un «alter Christus» nel quale egli prolungherà incessantemente la sua Passione e la sua Crocifissione, un redivivo «Uomo dei dolori», carico dei peccati dell’umanità da salvare: «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire. [...] Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori [...]. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,3-5).  

Suor M. Gabriella Iannelli, FI
Il Settimanale di Padre Pio, N. 10/2020

NOTE
1) Epistolario I, p. 197.
2) Ivi, p. 205.
3) Ivi, p. 225.
4) Ivi, p. 228.
5) Ivi, p. 239.
6) Ivi, p. 203.
7) Ivi, p. 252.
8) Ivi, p. 292.
9) Ivi, pp. 1093-1094.

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