I FIORETTI
Innamorato di Madonna Povertà
dal Numero 46 del 24 novembre 2019

Circa l’osservanza del voto di povertà padre Pio ha sempre avuto sotto gli occhi l’esempio e gli insegnamenti del Serafico Padre, [...] ha guardato al voto di povertà sempre con estrema attenzione e con la preoccupazione costante di poter mancare in qualche modo ad esso nelle sue azioni.
Per spirito di povertà, si era privato, come tutti i religiosi, del diritto alla proprietà, ma egli voleva sentire nella realtà questa privazione, riducendo al minimo l’uso dei beni indispensabili per la vita.
Ecco cosa attestano alcuni superiori, che il Padre ebbe nella sua santa vita. [...].
Padre Raffaele D’Addario da Sant’Elia a Pianisi, che a San Giovanni Rotondo ha ricoperto la carica di Padre guardiano per molti anni, osserva: «Padre Pio, riguardo alla povertà, fu sempre fedele al voto professato negli affetti ed in tutto. Amava la semplicità delle cose, e quante volte riprovava il lusso e le spese superflue! Non ha mai mostrato alcun attaccamento o aspirazione alle cose del mondo».
Padre Rosario da Aliminusa, Padre superiore, attesta: «Padre Pio era veramente povero e distaccato da tutto. È vero che la carità di tanti e dei propri confratelli gli offrivano quanto potesse essergli necessario ed anche di più, ma lui si contentava sempre del minimo e non chiedeva mai nulla. Le cose materiali per lui non avevano alcun valore, non rappresentavano alcun interesse o attrattiva».
Padre Torquato Cavaterri, Padre provinciale (1961-1963). Egli, che doveva vigilare sulla regolare osservanza, rimase ammirato di come viveva e come era sempre vissuto padre Pio. Scrive: «La cella era poverissima (n. 5) e disadorna. Fino al 1935 aveva un saccone di paglia che di quando in quando sollevava con un bastone. Più tardi ebbe un materasso di crine, perché così decisero i superiori. Solo negli ultimi anni fu attrezzato con un materasso ed un lavandino ed ebbe una seconda cella date le sue condizioni di salute».
Vediamo ora dei particolari tratti da testimonianze di confratelli o figli spirituali.
Nell’uso dell’abito [...] il nostro Santo si dimostrò povero in un modo che ha dell’incredibile.
Un giorno, nel novembre 1995, Enzo Bertani, nella sua casa di San Giovanni Rotondo, mi presentò un abito, usato dal Padre, che era pieno di pezze. Padre Pio lo aveva dato ad una figlia spirituale, perché lo rammendasse, e non fu restituito: ormai era in uno stato che era impossibile da indossare.
Fino agli anni ’54-55, quindi poco più di una decina d’anni prima della sua morte, così il Padre vestiva.
A conferma di quanto abbiamo letto, padre Onorato Marcucci scrive: «Consumava vestiti e sandali fino all’ultima possibilità. Ogni volta che bisognava cambiare abito il Padre affermava: “Ma questo è ancora buono”».
Dobbiamo osservare che ha cominciato a portare qualche abito un po’ più leggero e più caldo solo nella tarda età, ma perché i superiori glielo imponevano. Il Padre ubbidiva, ma non si sentiva a suo agio.
A questo proposito, ricordiamo un episodio raccontato da padre Pellegrino Funicelli. «Un giorno – dice il confratello – mi diedero un abito di cachemire, offerto a padre Pio da alcuni figli spirituali della Toscana, che avevano ottenuto tutti i permessi necessari dai superiori. La mattina successiva in tono deciso gli dissi: “Oggi bisogna cambiarsi l’abito”. E glielo presentai. Egli lo palpò e, trovandolo troppo morbido e tanto diverso da quelli tradizionali, disse in modo perentorio: “Io questo non lo metto. È contro la povertà”. Io, fingendo distacco, risposi: “Fate come volete; questo che avete usato, però, va lavato”. E me lo misi sotto il braccio. In quelle condizioni egli non poté che accettare. “E va bene”, soggiunse. Poi come a scusarsi della resistenza opposta, disse: “Se questi sapessero che panni ho vestito al noviziato! Mi andavo grattando tutto il giorno tanto erano ruvidi”».
Osserva padre Amedeo Fabrocini che il Padre era costretto ad indossare un saio nuovo, «quando in chiesa i fedeli, per eccesso di devozione, gliene tagliavano dei pezzi; egli desiderava il rattoppo, ma il Guardiano glielo faceva cambiare».
Il Santo, anche se malvolentieri, doveva accettare, e diceva: «San Francesco che cosa dirà!?».

Padre Marcellino IasenzaNiro,
Padre Pio, profilo di un santo,
pp. 459-463