I FIORETTI
“Oh se gli uomini penetrassero il Suo martirio!”
dal Numero 36 del 15 settembre 2019

Quello dell’Addolorata per me è l’atteggiamento mariano più vicino alla psicologia di padre Pio e alla sua speciale «vocazione a corredimere»: perciò viene da lui intensamente sentito e coraggiosamente vissuto fino alla morte.
Qui lo stimmatizzato del Gargano raggiunge il sublime nel sublime! Qui entra in perfetta sintonia con la Regina dei martiri e arriva alla piena identificazione con Lei: come egli sperimenta nel corpo la Passione di Cristo, così rivive nell’anima i contraccolpi dei dolori di Maria e della sua partecipazione generosa alla Passione del Figlio.
Spigoliamo subito nell’Epistolario.
Così il nostro cappuccino scrive a padre Agostino il 1° luglio 1915: «La Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con Lei dei patimenti di Gesù» (Ep. I, p. 602).
Quanto più padre Pio viene provato nel corpo e nell’anima, tanto più si addentra nel mistero della Madre Addolorata. Il 7 luglio 1913, dopo aver confessato a padre Benedetto di sentirsi il cuore trafitto «a banda a banda» aggiunge: «Adesso mi sembra di penetrare quale fu il martirio della nostra dilettissima Madre, il che non mi è stato possibile per lo innanzi. Oh se gli uomini penetrassero questo martirio! Chi riuscirebbe di compatire questa nostra sì cara corredentrice? Chi le ricuserebbe il bel titolo di “regina dei martiri”?» (Ep. I, p. 384).
Padre Pio non teme di attribuire alla Vergine Addolorata il termine di «corredentrice», che oggi suscita una certa perplessità e un certo rifiuto tra i teologi. Ma inteso rettamente come totale partecipazione di Maria al mistero della salvezza, operata dall’unico Redentore Gesù Cristo, esso non dovrebbe poi fare tanto scandalo.
Comunque sia, padre Pio è con Maria ai piedi della croce: insieme a Lei e sul suo esempio egli vive la propria «vocazione a corredimere». Chi vuole approfondire l’argomento – e ne vale veramente la pena – può leggere tutta la lettera del 10 luglio 1915 a padre Agostino. Essa è tutta un inno alla croce ed una accorata esortazione a seguire gli esempi della Madonna. E sotto questo aspetto mi pare una lettera modello, che andrebbe di tanto in tanto meditata con molta attenzione: «Quanto è dolce, padre, il nome croce!; qui, appié della croce di Gesù, le anime si rivestono di luce s’infiammano di amore; qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi [...]. La Santissima Vergine ci ottenga l’amore alla croce, ai patimenti, ai dolori ed Ella che fu la prima a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato, ottenga a noi pure e dessa stessa dia a noi la spinta di venire immediatamente a Lei d’appresso. Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso ad Ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra: non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine» (Ep. I, pp. 601-602).
La lettera succitata potrebbe essere ritenuta come la magna charta della devozione di padre Pio alla croce di Gesù e ai dolori di sua Madre! [...].
Comunque sia, dire che la Madonna «fu la prima a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato»; esortare tutti a «tener dietro a questa benedetta Madre», equivale a sottolineare che la Vergine Addolorata è «come il modello archetipico dell’imitazione e anzi dell’identificazione con il Figlio».
Ecco fino a che punto padre Pio si è spinto nella sua vera devozione a Maria!
Noi tutti pensavamo di conoscerlo, per quello che ci era dato di vedere: «Ma quando nel 1970 – dice un suo figlio spirituale – fu pubblicato il primo dei quattro volumi del suo epistolario e fu possibile, per la prima volta, entrare nel sancta sanctorum della sua anima, dovemmo constatare, sbalordendo, di non conoscerlo affatto. Scorrendo quelle pagine solari, raccapriccianti, pregne di misticismo e di candore, si veniva delineando il vero padre Pio. Conoscemmo di che lacrime e sangue grondava la sua santità, immensa, umile e nascosta, della quale avevamo recepito fino allora una minima parte, quella ridondante ed inoccultabile, che alla nostra miopia era di stupefacente meraviglia. Conoscemmo lo spaventoso tributo di sofferenze e di sangue che aveva pagato per anni, e quotidianamente pagava, per la redenzione degli uomini. Sofferenze e sacrifici che non sarebbe stato possibile neppure immaginare, non solo perché al di sopra di ogni cognizione umana, ma anche perché sapeva nasconderli sotto l’apparenza di una vita ordinaria e spesso velata di giovialità se non addirittura di umorismo».
È stato scritto che «Maria è certamente il grande segreto che dà forza a padre Pio». E questo risulta dalle sue stesse parole scritte a padre Agostino il 9 maggio 1915: «Mio carissimo padre [...] viva Iddio, poiché egli ha posto la causa della mia salute, l’esito della buona vittoria nelle mani della nostra celeste Madre. Protetto e guidato da una sì tenera Madre, rimarrò a combattere fino a quando Iddio vorrà, sicuro e pieno di confidenza in questa Madre di non soccombere giammai» (Ep. I, pp. 574-576).
La Madonna non solo aiuta il frate stimmatizzato a superare tutte le prove, ma lo sospinge anche verso una totale purezza di cuore. E sarà lui stesso a confidare semplicemente tale aspirazione a padre Benedetto il 10 gennaio 1911: «Ed ora me lo dica, padre, per l’amore di Gesù Cristo e della nostra bella Vergine Addolorata, se nel cuore ci ho qualche cosa, benché piccola, che non piace a Dio; perché coll’aiuto suo voglio strapparla ad ogni costo» (Ep. I, p. 213).
Queste parole sono la trascrizione fedele di una delle tipiche frasi di san Gabriele dell’Addolorata. Dopo averne letto la biografia pubblicata da padre Germano nel 1908, padre Pio si è ispirato al giovane passionista nella sua vita mistica e nella sua ardente devozione alla Vergine Addolorata.

Angelo Pizzarelli,
Padre Pio: Maestro di devozione mariana,
pp. 137-141